Il Palermo e i ritardi del ciclo Per vincere serve calarsi le braghe

Il Palermo e i ritardi del ciclo Per vincere serve calarsi le braghe

di Francesco Graffagnini Il presidente Zamparini vuole il ciclo. Quattro o cinque anni con Ballardini. Anni di calcio divertente e spettacolare. Un desiderio e una richiesta in netta.

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di Francesco Graffagnini Il presidente Zamparini vuole il ciclo. Quattro o cinque anni con Ballardini. Anni di calcio divertente e spettacolare. Un desiderio e una richiesta in netta contrapposizione con l’idea che ad esempio Mourinho ha del calcio italico e che, a detta del portoghese, è la stessa che permea il grado d’interesse dei paesi esteri rispetto alle cose calcistiche di casa nostra: “Il calcio italiano non piace”. La dichiarazione resa in quel di Coverciano, nel corso dell’incontro dei tecnici del nostro campionato per l’assegnazione della panchina d’oro (che guarda caso è andata al suo predecessore Roberto Mancini, per cui si può ben comprendere lo stato di alterazione emotiva dello Special One), è quantomeno paradossale se si pensa che proprio il tecnico dell’Inter viene da una vittoria, quella di Palermo, conquistata con il non gioco, con la tattica speculare e lo sfruttamento dello strapotere fisico e tecnico dei suoi assi. Ovviamente il resto dei tecnici hanno criticato l’osservazione di Mourinho (non poteva essere altrimenti) affermando che anche in Italia, a volte, ci sono belle partite (l’ultima che ricordi fra due grandi è stata Milan-Lazio di qualche annetto fa: c’era Gullit fra i rossoneri e i biancocelesti erano allenati da Zeman). Per la serie: agli altri non piace, ma a noi va benissimo così. Con tanti saluti alle presunzioni di specialità. IL PIATTO PIANGE In questo contesto nazionale che strizza l’occhio più al calcio pane e focaccia (o forse dovremmo dire culo e camicia viste le pose da strip-tease dei giocatori del Catania), che al calcio champagne, il presidente Zamparini (l’intervista è stata rilasciata all’approfondimento sportivo del lunedì di RaiTre, Replay) chiede bellezza e divertimento. Preso atto dei propositi del massimo dirigente rosanero, spostiamoci adesso alla realtà dei fatti. Sette punti in sette gare (perché se si parla di 4 in sei suona meno spettacolare) è il magro bottino del Palermo dell’ultimo mese e mezzo. Con un ruolino di marcia simile, parlare di ciclo suona quasi come una minaccia. Ma ovviamente non crediamo che il ciclo che si pretende sia di questo tenore. Preferiamo piuttosto pensare che, ora come ora, il ciclo stia subendo un fisiologico ritardo. Per rompere le acque, occorre reagire e invertire la tendenza e occorre farlo subito. L’undicesimo posto in classifica con 16 punti all’attivo non preoccupa di per sé, quanto piuttosto per il fatto che dietro Cagliari e Sampdoria sembrano essere già in scia, pronte ad effettuare il sorpasso (visto l’attuale stato di grazia dei loro organici e uomini simbolo, Cassano e Acquafresca), e squadre come Torino e Roma, nonostante le reciproche difficoltà, appaiono ancora inquilini di passaggio nei bassifondi della graduatoria. RICICLO Bisogna rimettersi a correre, insomma. Sin dalla gara di Bologna. Anche perché davanti al Palermo Catania e Genoa (escluso lo stop in casa della formidabile Juventus delle ultime gare) lo stanno già facendo, mentre l’Atalanta forse ha ripreso a farlo. La ripresa deve indubbiamente passare attraverso le risorse che la compagine rosanero attualmente possiede, anche perché gennaio è ancora lontano e parlare ora di mercato potrebbe voler dire apporre ulteriori ritardi all’avanzamento di questo benedetto ciclo. C’è da capire se l’avvio scoppiettante della gestione Ballardini sia stato il frutto di un’euforia generale, propria della scossa procurata in seno allo spogliatoio dal cambio di allenatore, oppure se i valori espressi nelle gare belle e vincenti contro Roma, Genoa, Juventus siano pienamente nelle corde della compagine rosa. Certo, scoprire adesso che tutto era stato solo un’illusione momentanea non sarebbe cosa piacevole. Ma c’è da mettere in conto tale eventualità e preparare le contromosse. Quali? L’aggressività e la fame spasmodica di risultato: sono componenti psicologiche, le si può inculcare a qualsiasi giocatore e non occorre per questo che si posseggano qualità tecniche sopraffine o fuori dal comune. L’esempio catanese (ahinoi) torna ancora una volta utile. Infondo, cos’è l’espediente del ‘pantaloncino abbassato’ se non la manifestazione di utilizzare tutti i mezzi a propria disposizione (anche quelli al limite del regolamento) per ottenere il risultato desiderato, in barba alla differenza di valori tecnici ed eludendo gli eventuali effetti penalizzanti della sudditanza psicologica degli arbitri? Il pantaloncino, la doppia barriera, la confusione sui calci d’angolo, non sono furberie fini a se stesse. Sono le trovate di una squadra che sa di non essere più forte di tante altre, che sa come nel corso di una gara si possano subire dei torti dal fischietto di turno, ma che ciò nonostante sfrutta tutte le soluzioni possibili per vincere. Siamo certi che, vietato lo strip, Zenga e company inventeranno qualcos’altro. Il Palermo dovrebbe mutuare lo stesso spirito e iniziare ad escogitare modi (leciti e leali magari) per portare sempre in porto il risultato. MERCATO Se poi il ciclo proprio non vuole o non può ripartire, allora si guarderà al mercato (a meno che non si pensi al riciclo: a proposito, che fa di questi tempi mister Colantuono?). Il ds Walter Sabatini ieri sulle pagine della Gazzetta ha offerto un’analisi assai aderente allo stato dell’arte in casa Palermo: “Ci sono segnali incoraggianti e cose da correggere. In ogni caso la società è sveglia, c’è un presidente attivo 24 ore su 24 e il gruppo di lavoro non la regala a nessuno. Non siamo passivi e non ci nascondiamo. Possiamo fare di più e meglio”. Il riferimento sembra non esser rivolto solo ed esclusivamente alle cose del campo, ma anche alle mosse della società: “Zamparini crede nel progetto che va avanti con questi ragazzi. Dobbiamo anche aspettare che alcuni elementi, come Budan, si esprimano completamente. E’ chiaro che in seguito valuteremo l’opportunità di intervenire se i risultati non dovessero risultare soddisfacenti”. Ma se è vero che lo staff rosanero è al lavoro 24 ore su 24, è certo che già sul taccuino di Sabatini siano segnati dei nomi caldi per i correttivi di gennaio: “La nostra è una rosa che va integrata, ci sono ruoli coperti bene ed altri meno. Stiamo monitorando il mercato europeo ed internazionale, abbiamo il quadro ben chiaro. Nilmar continuiamo a seguirlo”. E Adriano? La possibile ed ennesima epurazione dall’Inter del brasiliano incostante apre le porte alle suggestioni. La dirigenza nerazzurra non vorrebbe vederlo in campo in Italia se non in maglia nerazzurra, ma certo i colori rosanero sarebbero meno preoccupanti di quelli rossoneri o bianconeri. Chissà se sabato la convivenza sugli spalti del barbera di esponenti di entrambe le società non sia stata l’occasione (magari nel chiuso del salottino del presidente Zamparini, nonostante le smentite di rito) di buttar lì un ironico ma interessato ‘Perché non fate svernare il ragazzo al caldo sole di Sicilia?’. Come la Juventus, che nella persona del presidente Cobolli Gigli ringrazia Zamparini per aver ceduto Amauri, sarebbe il caso che anche il Palermo fosse messo una volta tanto nelle condizioni di ringraziare una grande per la concessione di un prestito a tasso vantaggioso!

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