Gira vorticosa la giostra degli umori nel Palermo Ora serve reagire e ritornare al sereno…

Gira vorticosa la giostra degli umori nel Palermo Ora serve reagire e ritornare al sereno…

di Basilio Milatos “Il presidente lo conosciamo tutti, sappiamo che è così, ha le sue idee e il suo modo di esprimerle. Ma sappiamo anche ci considera come figli e vuole.

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di Basilio Milatos “Il presidente lo conosciamo tutti, sappiamo che è così, ha le sue idee e il suo modo di esprimerle. Ma sappiamo anche ci considera come figli e vuole spronarci”: Cominciamo dalla fine, dalle parole più recenti e a nostro avviso più sagge, quelle di Fabio Liverani. Parole da capitano, appunto. Parole che devono servire a rinsaldare una costruzione che –tutto sommato- sta crescendo, evitando che rovini in macerie. Molto intelligenti sono state infatti anche le parole seguenti di Liverani, a proposito di Ballardini: “Non va giudicato ora, ma alla fine. Questa squadra con lui ha ritrovato giocatori importanti e ha un’identità, un’anima. Per me a Torino è mancata qualcosa, ma non abbiamo giocato così male. Il Palermo è dietro le prime 4-5 del campionato per potenziale tecnico, ma può stabilizzarsi tra le prime otto”. Insomma, toni distesi, estremamente rispettosi dei ruoli come è giusto e doveroso che sia, ma che nella sostanza ristabiliscono alcuni punti chiave fondamentali. Il Palermo di Ballardini finora non può considerarsi deludente, a parte la partita di Lecce. A volte è stato brillante, altre volte meno, a prescindere dai risultati. Nelle ultime 3-4 partite, ma non oltre, ha evidenziato un calo di rendimento palese. Tuttavia, se inseriamo la squadra nel contesto in cui generalmente veniva inserita da tutti a inizio stagione, ci rendiamo conto che, come peraltro affermava lo stesso Zamparini a suo tempo, una posizione in classifica che sia entro le prime dieci è plausibile, ivi compresa la decima, senza che -casomai- tale posizione sia da considerare fallimentare. Essere tra le prime 4-5 è pure possibile, sia chiaro. Perché ciò accada, però, devono essere soddisfatte diverse condizioni insieme, dalla forma migliore degli uomini più importanti a una condizione atletica generale al top. Non tralasciando la serenità e l’armonia tra tutte le componenti, squadra, staff, società, tifosi. Solo così il Palermo può essere più avanti rispetto a Fiorentina, Udinese, Napoli, Lazio, Genoa e altre “outsiders” ancora. Lasciamo stare se l’organico di queste squadre sia più o meno forte di quello dei rosa: secondo noi in alcuni casi lo è senza dubbio, ma forse la pensa diversamente il patron rosa. Quel che più conta è che si tratta di realtà molto più consolidate, tutte quante con le stesso allenatore e con lo stesso impianto di gioco almeno da due anni, tutte quante più avanti del Palermo nel concetto che alla fine –gira e rigira- ritorna sempre: il fatidico progetto. Chi è arrivato quest’anno e non conosce il carattere di Maurizio Zamparini può davvero rischiare di rimanere spiazzato. Magari elaborare pensieri del tipo: “Ma come? Ha detto fino a quindici giorni fa che finalmente aveva trovato l’allenatore giusto, che siamo da Champion’s, che la squadra va fatta crescere con pazienza e serenità e ora, dopo un paio di partite negative… Attacca squadra e allenatore così pesantemente”?? Niente di nuovo sotto il sole, signori. Chi gioca a Palermo, chi gioca con Zamparini deve saperlo e –a sentir Liverani- lo sa che funziona così: dall’altare alla polvere nel giro di un nulla. Sempre in buona fede, sia chiaro, e con le migliori intenzioni: il presidente è un uomo schietto, diretto, da’ e pretende molto, senza farne mistero. Paga bene, coccola i suoi uomini, li elogia pubblicamente e altrettanto pubblicamente esterna tutto il suo malumore quando le cose non girano come lui vorrebbe. Del resto, ha pieno diritto di farlo. Che poi questo sia il miglior modo di ottenere gli obiettivi che si prefigge, è tutt’altra questione. Che viaggia probabilmente su un sottilissimo confine, sul quale si gioca l’esito dell’intera stagione e verosimilmente del “neoRInato (passatami il neologismo) progetto Palermo”. Da una parte, infatti, storia recente alla mano, c’è la possibilità di una scossa positiva alla squadra, di una reazione d’orgoglio, di un “effetto compattamento” che può produrre gli effetti, per esempio, che produssero le pesanti critiche di Zamparini a Guidolin il primo anno di A, più o meno nello stesso periodo di adesso, poco oltre metà girone d’andata. Il Palermo, dopo un inizio brillante, aveva raccolto diversi risultati negativi di fila e dopo le accuse di Zamparini tirava un’aria molto pesante per tutti. La squadra, oltretutto da neopromossa, non andava poi così male e quei toni spiazzarono un po’ tutti, a partite dai tifosi, che temevano lo sfaldamento nei rapporti interni; invece, i rosa inanellarono tre vittorie di fila, dando segnali inequivocabili di coesione tra squadra e allenatore: emblematica in questo senso fu la corsa di Capitan Corini e compagni verso la panchina di Guidolin dopo un gol a Brescia. Un flash, un’immagine che significò molto in quel campionato, che tra l’altro alla fine sarebbe andato agli archivi come uno dei più brillanti di tutta la storia del Palermo Calcio. C’era un gruppo forte in quella squadra, uno zoccolo duro costituito da gente che c’era anche in B e che aveva portato il Palermo in A: oltre a Eugenio Corini, Lamberto Zauli, Luca Toni, Fabio Grosso, solo per citarne alcuni. Evidentemente seppero interpretare nel modo giusto le parole e la personalità di Zamparini. Non sempre però gli effetti di certe esternazioni sono stati così felici: se il gruppo non è realmente forte e unito, è facile che la figura dell’allenatore, attaccato dal presidente, ne esca delegittimata, soprattutto agli occhi di chi può avere delle ragioni di dissenso, per esempio perché poco impiegato. Secondo molti addetti ai lavori questo è quello che accadde due anni fa, quando il Palermo, terzo in classifica e alla fine di un girone d’andata favoloso, perse 4-0 a Roma: Zamparini usò le parole di una durezza senza precedenti nei confronti di Guidolin (ancora lui!), reo, ai suoi occhi, di avere sbagliato formazione. Il prezzo di cotanta “spontaneità presidenziale” fu però altissimo, se è vero, secondo l’opinione di molti addetti ai lavori, che da allora, lentamente, iniziò il declino di quella squadra, che nei mesi seguenti, purtroppo, dilapidò un vantaggio di 12 punti sulla quinta in classifica e mancò un’occasione irripetibile di andare in Champion’s. In quel momento, si spaccò lo spogliatoio e alcuni giocatori ritennero l’allenatore sfiduciato. Ovviamente, ci furono diverse altre ragioni per quel tracollo, non ultima l’infortunio di Amauri, ma quello fu lo spartiacque tra la prima metà trionfale di stagione e la seconda metà fallimentare. Anche lo scorso anno, tra Colantuono e Guidolin e poi ancora Colantuono, non è che le esternazioni del presidente siano riuscite a suscitare le reazioni sperate. Alla fine il dato di fatto fu che la squadra rese molto meno delle sue possibilità. Questa volta sembrava diverso. “Ho trovato uno come me, uno con le p…”, furono le prime parole di Maurizio Zamparini riferite a Davide Ballardini. “La squadra va fatta crescere, con la serenità che ha portato il nuovo allenatore. Io per primo devo avere pazienza, io che di solito non ne ho molta”. Queste sono pillole dello Zamparini-pensiero di alcune settimane fa. Invece, è bastato qualche rovescio per tornare agli strali contro allenatore e squadra. Ha tuonato anche contro media e arbitri, il presidente. Non sappiamo se su questi ultimi abbia ragione, perché a noi sembra che in fondo, parlando delle espulsioni recenti, quelle di Carrozzieri e Bresciano ci potessero stare. Il rosso di Nocerino è stato decisamente esagerato e con la squalifica addirittura per due giornate al danno si è aggiunta la beffa, come potete leggere in altro articolo insieme al commento di Zamparini rilasciato a Mediagol. Ora arriva l’Inter. Non esattamente l’avversario più morbido da pescare. E a seguire un mini-ciclo niente male: Bologna fuori e Milan in casa. L’occasione più difficile ma anche più propizia per dimostrare, a se stessi, a Zamparini e al mondo, che il presidente si sbaglia e questa squadra ha qualità e attributi. E per ritrovare la “triade magica” che caratterizzò i successi del primo mese con Davide Ballardini in panchina: qualità, organizzazione, generosità. Se accadrà questo, ben vengano gli “sfoghi” del presidente…

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