“Gazzetta”:Abel Hernandez tra 10 giovani più forti

“Gazzetta”:Abel Hernandez tra 10 giovani più forti

C’è chi ricorda il primo Ronaldinho. Chi ha lo sguardo assassino di Robi Baggio e chi una corsa elegante come Tardelli. C’è anche chi sogna di diventare l’erede di.

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C’è chi ricorda il primo Ronaldinho. Chi ha lo sguardo assassino di Robi Baggio e chi una corsa elegante come Tardelli. C’è anche chi sogna di diventare l’erede di Fabregas e Gerrard. E nessuno si azzardi a rimproverarlo. Un pizzico di presunzione non deve mancare nel bagaglio di un potenziale campione. L’estate è la stagione degli innamoramenti. Da spiaggia e da pallone. Il calcio italiano, orfano dei divi da copertina, ha tanta bella gente da proporre per la serie “Saranno famosi”. Talenti appena arrivati, ma anche alcuni giovani che, nello scorso campionato, abbiamo solo “assaggiato”. Una squadra che rappresenta un perfetto spot per il campionato di Serie A: non si vive di solo Balotelli. EFFETTO COUTINHO — Riccioli, sorrisi e magie. Philippe ha già stregato il pianeta Inter. Sotto gli ombrelloni il giochino d’agosto è rispondere a questa domanda: “Chi vi ricorda Coutinho?”. Chi ha provato a paragonarlo a Recoba è stato punito con un gavettone. I tifosi sognano un campione a tutto tondo. É un classico numero 10 con qualità a livello industriale e un fisico ancora da costruire. É più esplosivo di Zico e molto meno attaccante di Pato. Il confronto può reggere con il primo Ronaldinho anche se Philippe cerca la porta con più continuità. Nell’Inter può fare il vice Sneijder. Oppure può essere semplicemente Coutinho. Un’arma micidiale. TALENTO E CORSA — Allegri lo ha scoperto per caso durante un’amichevole a Milanello. Dopo 20’ il tecnico ha chiesto al responsabile della Primavera: “Chi è quella furia?”. La furia si chiama Alexander Merkel, 18 anni, genitori bielorussi, nato in Kazakistan e emigrato a 6 anni in Germania. Per facilità di corsa e personalità ricorda Tardelli. Un diamante grezzo che Allegri non ha più mollato. Ha appena rifiutato la convocazione nell’Under 20 tedesca. Vuole la nazionale bielorussa. LJAJIC E POLI — Attenti a questi due. Per i tifosi viola Ljajic è bello e bravo come Robi Baggio. “Ha gli stessi piedi e gli stessi occhi”. Rispetto al Codino forse è un po’ meno attaccante. Ma la porta la vede. É l’unico che regge il confronto con Mihajlovic sui calci piazzati. Anche se lui invece di frustare il pallone, lo accarezza. Poli, cresciuto nel mito di Fabregas e Gerrard, è un centrocampista “spagnolo” nato per caso in Italia. Perfetto trampolino di lancio per Cassano e Pazzini. VOGLIA DI SUDAMERICA — Cavani, quello che si sente un po’ Rooney, ha acceso i sogni di Napoli; Hernandez, quello che è rimasto a Palermo, è pronto alla sua prima volta da titolare vero. Lui e Miccoli hanno i numeri per nascondere il pallone agli avversari. I tifosi del Genoa, invece, si sono prima incuriositi e poi elettrizzati per le serpentine di Zuculini. Centrocampista alla Gattuso che ama partire in verticale palla al piede. ROMA TRA VECCHI E NUOVI — Aspettando Adriano il mondo giallorosso ha riscoperto il talento di Menez. Un fuoriclasse in ritardo di maturazione. Il nuovo c.t. transalpino Blanc si è mosso di persona per andare a vedere l’attaccante della Roma. Missione azzeccata. Menez ha segnato e divertito. Se esce finalmente dal suo guscio può aiutare la squadra di Ranieri ad avvicinarsi all’Inter. La Lazio, aspettando Hernanes, si è divertita contando i gol (sette) del giovane centravanti ceco Kozac. Uno che ha un fisico da sportellate degno del miglior Bobo Vieri. ATTESA JUVE — E la Vecchia Signora? La sorpresa, per il momento, è Lanzafame. Leggerino, forse, ma con tanto senso tattico. Delneri si è ritrovato in casa una preziosa alternativa sulle corsie esterne. Ma forse è troppo parlare di innamoramento. Nella Juve l’amore vero ha altri nomi: Dzeko, Krasic. Campioni che accendono la fantasia del presidente Andrea Agnelli e di una piazza in cerca di rivincite. Forse sono degli intrusi in questa panoramica di “Saranno famosi”. Ma, ammettiamolo, ci starebbero comunque bene. Luca Calamai – “Gazzetta.it”

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