Dal Palermo di Zamparini, a quello dei palermitani Fazzoletti bianchi per dire a tutti: “Ci siamo”

Dal Palermo di Zamparini, a quello dei palermitani Fazzoletti bianchi per dire a tutti: “Ci siamo”

di Francesco Graffagnini Deferimento fa rima con accanimento? La risposta al quesito potrebbe rischiare di viaggiare sui binari dell’istinto, del preconcetto sospetto che in Italia spesso.

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di Francesco Graffagnini Deferimento fa rima con accanimento? La risposta al quesito potrebbe rischiare di viaggiare sui binari dell’istinto, del preconcetto sospetto che in Italia spesso decisioni di tipo sanzionatorio non muovono solo da motivazioni prettamente giurisdizionali, ma celano – in maniera poi non tanto impenetrabile – logiche di potere tese ad imporre una parte sulle altre che si trovano a far parte del gioco. Tuttavia, nell’interpretare il secondo deferimento stagionale comminato ai danni del presidente del Palermo Maurizio Zamparini, è giusto mantenere una certa aderenza al cosiddetto rapporto di causa ed effetto, per evitare di rimanere intrappolati senza via d’uscita e con conseguenze nefaste nel deleterio meccanismo della dietrologia (che diventa mania di persecuzione e voglia di scagliarsi contro tutto e tutti). Il procuratore federale della Figc ha deferito alla Disciplinare nazionale il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, “per avere espresso – nel corso di dichiarazioni rilasciate ad organi di informazione dopo la gara tra Cagliari e Palermo – giudizi lesivi della reputazione di persone e di organismi federali, nonché giudizi tesi a negare la regolarità del campionato a causa delloperato degli arbitri” (per responsabilità diretta è stato deferito anche il Palermo). E’ la normale e volendo scontata conseguenza di esternazioni che, già nel momento in cui venivano espresse, sancivano una rottura consapevole di attirarsi l’annessa punizione. Causa ed effetto. Ricordiamo che il patron rosanero aveva affermato: “È stato un arbitraggio scandaloso, con ben tre episodi che hanno deciso la gara. È una vergogna” e anche “Ce lhanno con me e quindi colpiscono il Palermo”. In un Paese dove tutto funziona alla perfezione quando c’è da rilevare l’improprietà di determinate prese di posizione che ledono l’ufficialità, l’autorità e l’onorabilità di determinati organi e organismi, non stona la prontezza del provvedimento. Casomai disturba che da certe situazioni polemiche non si riesca a cogliere il malessere che vi sta dietro. Un malessere generato da dati di fatto che, ripetendosi più volte nel tempo e per la verità andando a colpire diversi soggetti interessati, dovrebbero accendere una spia d’allarme in chi di dovere e spingere ad adottare le dovute contromisure. A meno che non si voglia finire con un campionato di deferiti a vario titolo. Nessuno può venire a dire che dall’inizio del campionato sia stato solo il Palermo a lamentare danni arbitrali. Anzi, lo stesso Cagliari (che oggi tramite un comunicato ufficiale esprime grande rammarico per le dichiarazioni espresse dal presidente Zamparini – il passaggio incriminato sarebbe: “Sapevamo che dovevamo guardarci da Moggi, da Giraudo, oggi ci dobbiamo guardare anche dal Cagliari” – e lo invita a rettificare quanto affermato, porgendo le proprie scuse alla società e ai tifosi sardi) ricorda che “è stato più volte danneggiato, anche nel corrente campionato, da sfortunate decisioni arbitrali”. Fin qui le reazioni (ineccepibili) delle istituzioni del calcio e della controparte all’indisposto Zamparini. Reazioni ostili. Poi c’è il risvolto della medaglia. Il presidente non si è semplicemente lamentato. Ha rivolto un appello, ha voluto scuotere un’opinione pubblica palermitana forse troppo inerte rispetto alle vicende fuori dal campo della propria squadra. Tifosi e istituzioni chiamati a prendere coscienza di un ‘cattivo trattamento’ che dal campo si sposta negli spazi dell’informazione mediatica. Una sveglia sonora per dire: ‘Guardate che il Palermo è un vostro patrimonio, guardate che il Palermo siete voi’. E’ una precisazione non da poco. Una sottolineatura linguistica che trasforma l’intera prospettiva: non più il Palermo di Zamparini (che di per lui può anche risultare antipatico, scomodo, intrattabile, notiziabile o emarginabile), ma il Palermo dei palermitani… come il Napoli dei napoletani, il Genoa dei genoani, l’Udinese dei friulani, la Fiorentina dei fiorentini e così via. Nell’identificazione con la parte sociale che sta dietro la passione per una squadra di calcio può forse trovarsi il segreto per un maggior rispetto a trecentosessanta gradi. A meno di non voler rompere con un’intera città. A Palermo qualcuno (certo più di uno) comincia a capire l’importanza di appropriarsi delle ragioni della propria squadra senza pensare, in maniera disimpegnata, che tanto c’è un magnate a spendere e a pensare a tutto quanto serve. Ecco allora iniziative come la maglietta con su scritto: «Io sto con Zamparini» (anche se sarebbe preferibile la versione con su scritto: «Io sto con il Palermo»). E ancora una petizione da firmare on-line per chiedere rispetto nei confronti della società, una lettera di garbata ma dura protesta scritta al sito di Collina, e l’organizzazione, domenica contro il Siena, di una “panolada” in stile tifo spagnolo, ovvero lo sventolio di fazzoletti bianchi per dimostrare il proprio malcontento. La città non vuole restare immobile e produce iniziative. Iniziative, non proteste fini a se stesse. Iniziative, non scontri. Ecco il grande messaggio di civiltà e coscienza che può giungere da Palermo. Pensate ad un Barbera che ad un certo punto s’imbianca di fazzoletti sventolanti: questo sì che farebbe il giro di tutte le televisioni nazionali.

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