Con Super-Edi Ballardini inventa il 4-5-2 Dalla Scandinavia al SudAmerica, giovani campioni crescono…

Con Super-Edi Ballardini inventa il 4-5-2 Dalla Scandinavia al SudAmerica, giovani campioni crescono…

di Basilio Milatos Non è il 5-5-5 di Oronzo Canà/Lino Banfi, ma il 4-5-2 di Davide Ballardini ha un pregio fondamentale: si applica nel calcio vero, non è la “boutade”.

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di Basilio Milatos Non è il 5-5-5 di Oronzo Canà/Lino Banfi, ma il 4-5-2 di Davide Ballardini ha un pregio fondamentale: si applica nel calcio vero, non è la “boutade” di un film degli anni ’80. Perché – direte voi – si può forse giocare in 12? Nossignori, si gioca in 11, ma se in squadra hai un moto perpetuo come Edinson Cavani allora… ecco che anche la matematica diventa un’opinione! Si tratta di una provocazione, naturalmente. Che prende spunto da certi mormorii ingenerosi del pubblico del Barbera. E’ comprensibile imprecare se un giocatore si “mangia” un gol come a volte fa il giovane puntero rosa, ma per valutare meglio certe dinamiche di gioco e l’importanza del lavoro che svolge, è consigliabile dotarsi di telecamera fissa su di lui e studiare attentamente la quantità di campo che copre; il pressing e il sostegno a centrocampo e difesa, oltre che in avanti, che Edi assicura per 90minuti. Tralasciando le azioni più rivisitate –e quindi più note- in tutti gli highlights, cioè gol e palle gol, è pressoché impossibile tener traccia di tutte le palle riconquistate, dei falli laterali e delle punizioni cui obbliga spesso l’avversario andandolo a pressare mentre quello imposta l’azione. Quando la squadra è in difficoltà, come ieri, per l’inferiorità numerica o perché gli altri stanno producendo il massimo sforzo per cercare di riaprire la partita, questi sono contributi determinanti, aldilà dei gol o delle giocate ad effetto; non a caso Edinson Cavani ieri, nel post-partita, è stato giustamente lodato sia dal suo allenatore che dal suo presidente. D’altra parte, la mole di lavoro che svolge il ragazzo uruguaiano consente a Ballardini di avere superiorità spesso in mezzo al campo, in fase di pressing e di ripartenza, e al contempo appoggio in avanti a Miccoli. In sostanza, con giocatori come Cavani, o come Bresciano quando è al top, la squadra può attaccare con un certo numero di uomini, senza andare in sofferenza a centrocampo. Il che a livello tattico è una dote preziosissima. Nel finale, dopo che in campo si erano spesi patrimoni di energie, abbiamo visto un uomo dai lunghi capelli e sembianze vagamente da indio stoppare a seguire una palla lunga, involarsi a centrocampo, fare 50 metri resistendo ai difensori che rinvenivano e una volta d’avanti al portiere, sfinito, tirare fuori. Peccato, sarebbe stato un gol bellissimo, ma più che l’errore sotto porta qui rileva la prodezza nel costruirsi l’occasione. Diciamolo (alla Fiorello/La Russa…): un giocatore che si sobbarca un lavoro così può anche mangiarsi tutti i gol del mondo, va comunque e incondizionatamente apprezzato dai suoi tifosi. Facendo ruotare il mappamondo di un bel po’, lasciamo il caldo Uruguay di Edi Cavani e passiamo alla fredda Danimarca di Simon Kjaer, l’altro grande baby protagonista di giornata. Quelli del Chievo ci hanno messo un tempo a capire che sui calci d’angolo dovevano marcare proprio lui, l’angelo biondo che ha fatto male ogni volta che è arrivato dalle parti di Sorrentino. Intanto il Palermo si era portato sul 3-0 e la partita praticamente era chiusa, nonostante due entrate inutili a centrocampo di Mark Bresciano abbiano poi lasciato la squadra in dieci per mezza partita. Buon per il Palermo che sia venuto fuori un match winner nuovo e inatteso, proprio in un momento in cui la condizione atletica non è più brillante come un mese fa e oltretutto mancava il metronomo Liverani. Antonio Nocerino ieri ha giocato una buona partita, poiché probabilmente giocare in posizione più centrale gli è più congeniale, mentre col capitano in campo deve leggermente defilarsi. Suo per esempio l’incipit della bellissima azione da cui è scaturito il terzo gol del Palermo. Ma si tratta pur sempre di una soluzione d’emergenza: come ha detto oggi lo stesso presidente Zamparini, in squadra manca un uomo con caratteristiche assimilabili a quelle di Fabio Liverani, per cui è verosimile che a gennaio si cerchi sul mercato un giocatore del genere, magari giovane e di prospettiva, perché possa crescere senza fretta all’ombra del capitano. Ieri è andato tutto bene, ma il calcio è bello anche perché è strano: contro la Fiorentina, in fondo, il Palermo aveva concesso e costruito più o meno le stesse palle gol di ieri, ma coi viola –a prescindere dai “colpi di mano”- era finita 1-3, col Chievo invece 3-0. Lo zero alla casella gol subiti si deve anche alla buona sorte, che si è materializzata sui tre legni colpiti dai clivensi e che invece era stata latitante in altre circostanze. Ha poco a che vedere, invece, con la dea bendata il nuovo campioncino, appena 19enne, che il Palermo si ritrova in casa; piuttosto, vanno sottolineati i meriti di chi lo “pescato” in Danimarca, quindi l’ex Ds Rino Foschi, e di chi lo gestisce quotidianamente sul campo e lo sta facendo crescere e inserire gradualmente ma molto efficacemente, cioè Davide Ballardini. Che oggi abbiamo scoperto annoverare tra i suoi numerosi pregi anche un’ottima conoscenza dell’inglese, da quanto detto dallo stesso Kjaer in tv su Tgs. “La lingua è un problema, ma per fortuna l’allenatore parla bene l’inglese e io posso capire bene le sue indicazioni e integrarmi meglio coi compagni”. Kjaer ha 19 anni, Mchedlidze 18, Cavani e Lanzafame 21, Nocerino 23: il presente del Palermo, per valori tecnici e obiettivi possibili, è ancora da definire. Il futuro però è certamente rosa…

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