CERA UNA VOLTA LA PRIMA AL BARBERA… Il Palermo saggia lumore della genteNetto calo di presenze e questa volta la crisi non centra…

CERA UNA VOLTA LA PRIMA AL BARBERA… Il Palermo saggia lumore della genteNetto calo di presenze e questa volta la crisi non centra…

In un tempo molto recente, che seppur ancora fresco nella memoria sembra lontano anni ed anni, il primo allenamento del Palermo in città era un vero e proprio evento. La vera occasione in cui.

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In un tempo molto recente, che seppur ancora fresco nella memoria sembra lontano anni ed anni, il primo allenamento del Palermo in città era un vero e proprio evento. La vera occasione in cui squadra e pubblico, dopo le fatiche del ritiro, potevano incrociare lo sguardo e sentirsi più forti. di Alessandro Castellese Quelle immagini sono ben vive nella memoria della gente, eppure oggi è davvero difficile pensare che sia passato così poco tempo. I cancelli si aprono e la parte inferiore della Curva Nord inizia a riempirsi. Si fa per dire. Alla fine saranno poco meno di 3mila i tifosi presenti. Un numero di tutto rispetto dirà qualcuno, ma chi conosce bene la realtà palermitana, sa perfettamente che questo dato parla chiaro, anzi chiarissimo. L’ingresso, come sempre, è gratuito, quindi questa volta sarà difficile giustificare il tutto con il periodo di crisi economica. La squadra scende in campo, sono timidi applausi per un gruppo che tutto sommato ha solo da guadagnare. Poi entra lui, Fabrizio Miccoli e la gente si accende. Gli applausi rivolti al capitano rosanero sono da un lato spesi per l’ultima bandiera di un ciclo storico, dall’altro un chiaro segnale rivolto alla società ed alla squadra. L’entusiasmo rivolto al Palermo di Sannino è sincero e sentito da parte dei presenti, ma qualcosa di diverso rispetto al passato salta comunque all’occhio. Il pubblico sceglie i cori storici per testimoniare un amore incondizionato, eppure sentire “meritiamo di più” fa capire come qualcosa che non va ci sia. Miccoli da una parte, dicevamo, Migliaccio dall’altra. Dopo qualche accenno di certo non oxfordiano nei confronti dell’ormai ex Balzaretti, tocca anche al mediano campano. Nel finale dell’allenamento una parte della curva lo invita poco dolcemente a cambiare squadra. Indipendentemente da tutto, è doveroso sottolineare come il comportamento del roccioso mediano rosanero sia stato ben diverso rispetto agli altri “ex” che hanno abbandonato il Barbera. Migliaccio ha serenamente e sinceramente (soprattutto) espresso il desiderio di cambiar squadra dopo tanti anni di successi. Capita in tanti ambiti della vita, a volte c’è chi sente il bisogno di voltare pagina per trovare nuovo spirito e nuove motivazioni. Questo vuol dire insultare chi tanto ti ha amato? Assolutamente no. Si può voltare pagina, farlo di comune accordo e continuare a ricordare con immenso piacere le pagine di storia scritte con questa maglia. Per tale motivo parte del pubblico presente ha voluto dire “no” a cori di quel tipo. Migliaccio, davvero, non lo merita e i fischi del resto della curva arrivati in risposta a quei cori ne sono stata una testimonianza. Il primo pomeriggio palermitano termina per i rosa con un saluto alla gente, dopo una partitella giocata su una porzione ridotta di campo. Il dovere di ogni giornalista è quello di onorare e mantenere, sempre e comunque, la sua fedeltà verso la verità. Sono i fatti a parlare e non le parole. Per tale ragione, prima ancora del dovere di informare oggettivamente il pubblico, chi scrive sente il bisogno di non voltare le spalle alla verità. La verità è che il Palermo vive un ridimensionamento. Da tre-quattro stagioni il pubblico rosanero non ha più potuto sognare dopo l’annuncio di un grande colpo. La politica dei ragazzini può condurre a grandi plusvalenze, ma di certo non può accendere il cuore della gente. La prima seduta a Palermo della squadra, questo quadro che abbiamo cercato di dipingere il più fedelmente possibile, parla chiaro: parte dell’entusiasmo si è spento. Un fuoco, però, che difficilmente potrà mai estinguersi del tutto. La passione del tifoso rosanero non ha confini e non ha tempo, ma non per questo si deve dare per scontato che il suo apporto sarà indipendente e slegato rispetto alle scelte del club. Tremila tifosi rispetto ai quindicimila degli anni passati la dicono lunga. Ed in questo contesto è bene ricordare che la gente, i tifosi, rappresentano il cuore di questa giostra chiamata calcio. E smettere di nutrire i loro sogni è voltare le spalle alla loro fede.

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