Bentornata Bella Signora… Di Vecchia? La retroguardia del Milan…

Bentornata Bella Signora… Di Vecchia? La retroguardia del Milan…

di Simone Alibani I rapporti tra filosofia e calcio sono molto più stretti di quanto noi, comuni mortali, possiamo immaginare. Per attenerci alla realtà basta pensare al concetto.

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di Simone Alibani I rapporti tra filosofia e calcio sono molto più stretti di quanto noi, comuni mortali, possiamo immaginare. Per attenerci alla realtà basta pensare al concetto hegeliano di Spirito Assoluto che, rispolverato dopo secoli, è tornato prepotentemente di attualità ieri sera all’Olimpico di Torino, quando tale entità metafisica si è, di fatto, impossessata delle membra di Ranieri apparso, tutte le volte in cui è stato inquadrato e nelle dichiarazioni del dopo partita, più calmo del solito come se sapesse a priori l’esito finale del match coi rossoneri. Ma uno degli attori protagonisti del trionfo bianconero e che di fatto ha annichilito i diavoli, è stato Amauri, a dir poco monumentale sotto porta, in grado di far reparto da solo e che, proseguendo con i parallelismi esistenti tra pallone e filosofia, ieri sera sembrava la reincarnazione del Super Uomo di Nietzsche: stop ai limiti del possibile, sponde di testa, serpentine ubriacanti e, giusto per impreziosire la sua gara, un sontuoso colpo di testa ammirato dal popolo bianconero in occasione della rete del momentaneo 3-1 sui rossoneri. Prestazione, quella del bomber bianconero, che da ottima diventa superlativa nell’azione del gol che ha sancito il definitivo 4-2: controllo volante di testa, stop a seguire e “boom boom” di sinistro che ha trafitto Abbiati (licenza poetica di Fabio Caressa). Di certo il sogno dell’ex attaccante rosanero non si è materializzato – ossia di segnare contro il Milan il gol decisivo in rovesciata – ma il popolo bianconero gli ha riservato lo stesso la standing ovation in occasione della passerella finale concessagli da Ranieri sul finire del match. Giusto per scomodare il mitico Lubrano, ieri sera una domanda è sorta spontanea: ma quello messo in campo da Ancelotti è il Milan pluricampione d’Europa nonché la squadra più titolata al mondo? Beh francamente più che una squadra di campioni sembrava un’equipe di bolliti con il povero Maldini che, se pur stoicamente non può colmare le lacune difensive di Kaladze e Jankulovsky da solo… Purtroppo le primavere – 42 nel caso del capitano rossonero – passano per tutti … Largo ai giovani dunque o meglio largo a Marchisio, Giovinco (anche se ieri non ha disputato l’incontro) e De Ceglie che per la delizia dei palati bianconeri ha definitivamente sancito, nella corsia di sinistra, il passaggio di consegne con uno spentissimo nonché fischiatissimo Zambrotta, espulso per doppia ammonizione in occasione di una gran sgroppata lungo l’out di sinistra proprio di De Ceglie, il futuro della “Vecchia Signora”. Ergo, stando a quanto si legge sui più autorevoli quotidiani sportivi, la Juve è adesso diventata la vera anti-Inter (bianconeri secondi a -6 dai nerazzurri), anche se questa definizione sta stretta al tecnico bianconero Claudio Ranieri, come traspare dalle sue parole: “ La Juve è una squadra tosta, orgogliosa e caparbia che può giocare a testa alta contro qualsiasi squadra senza alcun timore reverenziale. Non ci sono più tutti i grandi campioni che c’erano prima di Calciopoli, ma l’ossatura da grande squadra c’è sempre e sono arrivati altrettanti forti giocatori, oltre a tanti giovani promesse arrivate dal vivaio. Quando gli chiedono se la Juve è da scudetto Ranieri risponde :” Lo scudetto lo deve vincere l’Inter… ma noi siamo qui e le daremo del filo da torcere, sino all’ultimo respiro. D’altronde noi siamo la Juve”. Dando uno rapido sguardo alla 16.ma giornata la capolista Inter si conferma la corazzata da battere e, trascinata da uno straripante Ibrahimovic (autore di una splendida doppietta), archivia se pur con qualche affanno la pratica Chievo (4-2), sempre più fanalino di coda della classifica. Nelle zone alte arrivano conferme anche da Napoli (secco 3-0 rifilato al San Polo sabato sera al Lecce) e Fiorentina che ha steso all’Artemio Franchi uno spento Catania con Gilardino che, in virtù della rete realizzata coi siciliani, affianca in testa alla classifica marcatori, a quota 12 gol, il bomber genoano Milito (rimasto a secco ieri coi grifoni che hanno pareggiato 1-1 in casa contro l’Atalanta) e Di Vaio autore di una tripletta nel 5-2 contro il Torino nel primo anticipo del sabato (ritorno amaro in panchina per Novellino subentrato in settimana a De Biasi). Al Friuli spettacolare 3-3 tra Udinese e Lazio: la squadra di mister Marino chiude la prima frazione di gioco sul 3-0 ma deve fare i conti contro i biancocelesti rigenerati, nella ripresa, a seguito dell’ingresso in campo di Meghni e Pandev che conducono la squadra di Delio Rossi ad un insperato pareggio. Scontati i fischi e le contestazioni finali del pubblico di Udine nei confronti della leggerezza dei loro beniamini. Sampdoria corsara al Granillo contro una Reggina poco incisiva in fase offensiva, con i blucerchiati che portano a casa i 3 punti con un meritato 2-0. Ottima prova, infine, della Roma che tra le mura amiche dell’Olimpico chiude il match contro un agguerrito Cagliari sul risultato di 3-2 e continua la sua serie positiva in campionato. Sembrai ormai lontana anni luce la parola crisi che aleggiava sulla compagine giallorossa.

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