Ballardini concede il bis…Scacco al GrifoneC’era una volta una squadra triste…

Ballardini concede il bis…Scacco al GrifoneC’era una volta una squadra triste…

di Leandro Ficarra Il Palermo targato Davide Ballardini ha sfoderato un’altra prestazione convincente sia sotto il profilo del gioco che dell’equilibrio tattico. Una prestazione che.

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di Leandro Ficarra Il Palermo targato Davide Ballardini ha sfoderato un’altra prestazione convincente sia sotto il profilo del gioco che dell’equilibrio tattico. Una prestazione che è valsa il secondo successo interno consecutivo ed i consensi unanimi di critica e pubblico. Il Genoa di Giampiero Gasperini, avversario temuto alla vigilia e giustiziere del Milan domenica scorsa, ha lasciato le penne al “Barbera” ed il due a uno finale non rende certo giustizia alla marcata superiorità rosanero, apparsa tangibile in ogni zona del campo. Le chiavi di volta del successo di Liverani e soci sono di matrice sia psicologica che strettamente tecnico tattica. L’approccio alla gara delle due compagini è stato ben diverso: volitivo, coeso e concentrato l’undici di Ballardini che ha subito aggredito la partita; molle e supponente il Genoa, sorpreso e travolto dal ritmo e dall’intensità dei rosa. Prima di addentrarci nei meandri delle alchimie tattiche che hanno caratterizzato il match, mi preme sottolineare un aspetto che a mio avviso costituisce la base di questa felice inversione di tendenza: la squadra rosanero dà finalmente la sensazione di un complesso collettivo ed organico in cui sono ben chiari sincronismi, ruoli e competenze. I suoi interpreti hanno ritrovato il gusto ed il piacere di giocare al calcio mostrando solidarietà tra i reparti e predisposizione al sacrificio: un’identità tattica definita che esalta le individualità, una personalità nuova intrisa da un’allegria e da un fiero compiacimento che traspare in ogni giocata. Chiamiamola serenità. Una serenità figlia dell’avvento di Davide Ballardini, non solo abile stratega ma anche fine psicologo poiché, oltre a precisi riferimenti tattici, ha dato ad elementi del calibro di Bresciano, Simplicio e Cavani una vitale dose di autostima e convinzione nei propri mezzi. L’assenza di un pezzo pregiato come Fabrizio Miccoli non ha creato gravosi scompensi nel mosaico del tecnico romagnolo che ha riproposto il suo 4-3-1-2 con il solito rombo, già letale ai giallorossi di Spalletti, e Succi a far coppia con Cavani. Nel reparto arretrato fiducia confermata a Cassani sulla corsia di destra, in mezzo al campo Liverani playmaker basso, Bresciano e Nocerino perfetto mix di quantità e qualità, Simplicio in stato di grazia, tra le linee, a supporto delle due punte. Il Palermo ha iniziato la gara con i grifoni da dove aveva finito quella contro la Roma: squadra corta aggressiva e dinamica, pressing alto sulla trequarti avversaria con Simplicio Bresciano e Nocerino che rubavano tempo, metri e palla a Milanetto e Juric, e Cavani che con il suo moto perpetuo mandava spesso in confusione i centrali difensivi genoani. Il giovane uruguaiano ha pressato tanto, si è incrociato spesso con Succi svariando su tutto il fronte offensivo ed ha sfruttato i movimenti del compagno (all’esordio in maglia rosanero) attaccando gli spazi con rapidità ed incisività. Cassani e Balzaretti hanno spinto molto sull’esterno, sovrapponendosi spesso a Nocerino e Bresciano e creando non pochi imbarazzi a Mesto e Modesto tenuti bassi dall’incisività dei dirimpettai rosa. Una supremazia territoriale netta sin dai primi venti minuti intervallata da un lampo di classe di Milito (traversa pizzicata con un bel destro a giro), con un paio di conclusioni non troppo convinte prima di Succi poi di Cavani che hanno fatto da preludio al vantaggio. La dinamica del primo gol è una griffe del nuovo Palermo di Ballardini: palla recuperata in mezzo al campo, percussione centrale di Simplicio sulla trequarti e splendida imbucata in verticale che premia il movimento di Cavani ad attaccare la profondità, destro fulminante di Edi sotto la traversa e nulla da fare per Rubinho. Genoa stordito e che non riusciva a ripartire: Palladino e Sculli venivano regolarmente anticipati da Bovo e Carrozzieri, Bresciano e Simplicio erano impeccabili nel creare densità in mezzo al campo in fase di non possesso supportando un gladiatorio Nocerino. Cavani confermava la sua predisposizione al sacrificio ripiegando anche in fase difensiva. Quando la palla la gestiva il Genoa il 4-3-1-2 di Ballardini diveniva una sorta di 4-4-1-1 con automatismo e sistematicità tatticamente egregi. Nella ripresa Gasperini provava a svegliare dal torpore i suoi ed a dare manforte alla classe pura di Diego Milito unica vera minaccia per la linea difensiva rosanero: dentro Olivera per un opaco Palladino e l’ex Jankovic in luogo di Ferrari già ammonito. Il tecnico rossoblu non ha fatto in tempo a risistemare la squadra che Cesare Bovo servito corto da Liverani ha siglato il raddoppio con una staffilata dai 25 metri che non ha dato scampo all’estremo difensore genoano. Apoteosi al “Barbera” e partita apparentemente in ghiaccio, ma il calcio si sa non è una scienza universalmente esatta. Ballardini conferisce nerbo e solidità in mezzo al campo inserendo Guana, splendido interno part time, e fa rifiatare un Succi emozionato e generosissimo sostituendolo con Lanzafame. Il Palermo continua ad essere padrone del campo e sfiora il tris con Cavani che riesuma vecchi fantasmi calciando debolmente addosso a Rubinho e fallendo la più facile delle occasioni. Una leggerezza che tutti temono possa costare caro quando Milito sotto misura corregge in rete un tiro sporco di Modesto e riapre allo scadere il match. I minuti di recupero paiono interminabili e c’è tempo per un altro brivido sulla schiena dei tifosi rosa: Olivera calcia alto da cinque metri dopo una mischia in area ad Amelia battuto. Un finale thrilling ed un pareggio che avrebbe avuto dell’incredibile per ciò che si è visto in campo e sarebbe stata una beffa atroce per gli uomini di Ballardini. La gara si conclude con il “Barbera” in festa ed una prestazione maiuscola dei rosanero che suggerisce una serie di considerazioni : la squadra ha imboccato un percorso tattico ben definito che sembra il più congruo per le caratteristiche degli elementi a disposizione; Simplicio e Bresciano sono rigenerati tecnicamente e nello spirito; Cavani ha capito che si può essere nel vivo del gioco e risultare decisivi anche se non si svolge il ruolo di classica prima punta; la difesa cresce in sincronismi e rendimento individuale (eccellenti Bovo e Carrozzieri) grazie anche all’equilibrio tattico generale ed alle giuste distanze tra i reparti. Non è ancora dato sapere gli obiettivi che potrà raggiungere questa squadra ma la guida sapiente di Davide Ballardini è garanzia di gioco, spettacolo e corrette interpretazioni strategiche. Com’è lontana Udine… c’era una volta una squadra triste…

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