Amori che finiscono, corteggiamenti che iniziano Grandi manovre per l’ultimo mercato rosanero

Amori che finiscono, corteggiamenti che iniziano Grandi manovre per l’ultimo mercato rosanero

di Fabio Giacalone Strani amori…che finiscono! E questa volta non sembrano destinati a restare nel cuore, almeno in quello dei tifosi rosanero. Si annuncia un singolare inizio di stagione per.

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di Fabio Giacalone Strani amori…che finiscono! E questa volta non sembrano destinati a restare nel cuore, almeno in quello dei tifosi rosanero. Si annuncia un singolare inizio di stagione per il Palermo. Gli innamoramenti che sembravano accompagnare la nuova, ennesima avventura in serie A, sui quali tanto si è scritto e tanto si è detto, nel giro di poche settimane (giusto quelle intercorse dall’inizio alla fine del ritiro precampionato) hanno mostrato il loro precoce logorio e per molti di essi si intravede già il termine, repentino e sorprendente come quello di un matrimonio che naufraga proprio sui flutti della crociera per la ‘luna di miele’. Caro Tulio De Melo…c’eravamo tanto amati! Beh, forse dire ‘tanto’ è un tantino esagerato. Ma infondo un po’ di affetto l’ambiente palermitano lo aveva cominciato a nutrire verso questo ragazzone brasiliano venuto, con viso d’angelo e modi delicati, dalle finezze del campionato francese. Troppa buona educazione, si potrebbe dire. La serie A italiana è tutt’altra cosa. In verità, l’intero calcio italiano è tutt’altra cosa: qui anche le squadre di prima categoria mordono le caviglie dell’avversario fino a quando non ne vedono fuoriuscire il vivido sangue. ‘Il ragazzo si farà’, si diceva. E lo si continua a dire tutt’ora. Solo che adesso la frase prosegue con la postilla ‘Sì, ma altrove’. Certo, ripensando al furioso testa a testa con il Parma lo scorso anno per accaparrarsi il cartellino del giovane carioca, e alla leggerezza dello stesso giocatore che per una duplicazione di firma rischiava di beccare e far beccare una squalifica pesante, oggi si dovrebbe ricorrere all’analista per metabolizzare il fatto che il Palermo, nemmeno a campionato iniziato, abbia deciso di privarsene. Schizofrenie del calcio moderno. Ma tant’è. Il giocatore ad oggi non ha superato i test di fiducia e affidabilità richiesti dall’allenatore. Non si è rivelato attrezzato da subito per il calcio di casa nostra. Non ha fornito indicazioni di poter essere il degno, pur se in prospettiva, sostituto di Amauri. Sicuramente, viste le doti fisiche oggettive e i piedi raffinati da buon brasiliano, De Melo “verrà fuori” – come affermato ieri in conferenza stampa dal compagno di squadra Marco Amelia – ma quel ‘fuori’ risuona beffardamente, nelle orecchie di pubblico e addetti ai lavori, come ‘da un’altra parte’. L’importante è che quest’altra parte non sia nuovamente la Francia (anche se ieri il Lille ha ufficializzato la sua offerta per il giocatore, pari a 4 milioni di euro). Per carità, nulla di atavicamente contrario ai cugini di trans-alpe. Ma così si finirebbe col non svezzare mai l’attaccante al calcio italiano. Se la soluzione è quella di darlo in prestito (ma potrebbe non essere così), tanto vale piazzarlo nel Belpaese (ancor meglio che in germania, altra piazza che sembra richiederne le prestazioni), magari in serie B: forse così, tra un anno, ritroveremmo un bomber veramente ‘massiccio e incazzato’ (citazione colta dalla pellicola di Marco Risi ‘Soldati 365 all’alba’, il ‘Full Metal Jacket’ de’ noantri). Altro nome, altro amore spezzato: Edinson Cavani. Lui che rispetto al compagno verde-oro ha avuto molto più tempo a disposizione per capire durezze e meccanismi del nostro calcio, alla fine non è riuscito a cogliere quanto di meglio, a livello didattico, la penisola gli avrebbe potuto regalare: la duttilità tattica. Non avendo forse fatto alcuna lezione di storia del calcio italiano moderno, il giovane uruguagio ha perso l’opportunità di trarre spunto e giovamento dai fulgidi esempi di giocatori stranieri che, giunti qui con determinate caratteristiche di partenza, hanno poi di gran lunga migliorato le proprie qualità e incrementato il proprio valore imparando dai tecnici tricolore l’arte del ‘sapersi adattare’. Gente come Gullit, Platt, Boban, Savicevic, Mutu (che prima di Prandelli, già Capello aveva reinventato come esterno), Amantino Mancini (che addirittura in brasile faceva il terzino) e così via, che la duttilità imparata e praticata in Italia ha reso più forte e più completa a livello tecnico. Forse Edi si è lasciato negativamente impressionare dall’abbaglio preso a suo tempo da Ancelotti con Thierry Henry. Ma come si dice: è l’eccezione che conferma la regola. Lui, invece, si è intestardito con la storia della punta centrale e così oggi, in virtù di una malizia di gioco non ancora affinata e una ricerca del gol lontana parente delle fameliche voglie di un Pippo Inzaghi, rischia di perdere credibilità e posto in una squadra che si è scoperta non più in grado di poter aspettare (anche se Zamparini fuga ogni possibile voce sul suo trasferimento – Genoa e Lazio le pretendenti in Italia -, dichiarando che non lo venderebbe nemmeno per 100 miliardi). Ma l’elenco delle love story in rosanero finite, o destinate a finire male potrebbe continuare. Ad esempio con la coppia di centrali difensivi nuova di zecca: Bovo e Carrozzieri, ovvero gli eredi di Barzagli e Zaccardo. Ora, se per ereditario si intende il rendimento dei due campioni del mondo nell’ultimo campionato, è bene che si corra subito ai ripari. Questo sembra aver pensato la società, che dopo le incertezze delle prime uscite stagionali, adesso pensa a rimpinguare il reparto con un centrale difensivo di maggior peso. La domanda sorge spontanea: chi? Cioè, chi è attualmente in circolazione sul mercato con caratteristiche adeguate per far fare al Palermo il salto di qualità? Società come il Milan possono fare, volendolo, una capatina a Londra e andar a prendere gente come lo svizzero Senderos. Ma il Palermo? Una risposta potrebbe venire da i problemi di esubero che investono alcuni organici della nuova serie A. Ad esempio l’Inter, dove i rientri dei vari Samuel, Chivu, Cordoba e Materazzi potrebbero mettere alla porta gente come Rivas e Burdisso (anche se l’infortunio dell’argentino nella finale di Supercoppa ha finito per rimescolare le carte in casa nerazzurra). Nel panorama nazionale, spiccano i nomi – ancora caldissimi per il calciomercato – di Domizzi del Napoli e Stendardo della Lazio (lo scorso anno per metà stagione alla Juve). Su entrambi, però, ci sono già due pretendenti certe: Siena per il primo e Bologna per il secondo. Non si tratterebbe tuttavia di rivali che il Palermo non potrebbe superare, puntando magari a qualche valida contropartita tecnica (Dellafiore e Capuano?). Dalla difesa all’attacco il passo è breve (basta saltare il centrocampo, perché almeno quello per ora a Palermo non si tocca). L’amore di inizio estate si chiamava Sergio Floccari. Poi è finta un’altra importante storia d’amore rosanero – quella settennale con Rino Foschi – e per la punta dell’Atalanta non si è più fatto nulla. Il suo nome adesso riecheggia ma da lontano, perché su di lui (nonostante le smentite del ds orobico Osti) è proprio il Genoa di Foschi a puntare gli occhi e le fiche (si legga alla francese): pronta un’offerta di 9 milioni di euro per l’atalantino. Ma non è detto che bastino, perché i bergamaschi ne vogliono 10. E, soprattutto, le piste italiane per sostituirlo (Abbruscato, Makinwa o Pozzi, se per quest’ultimo Bologna ed Empoli non dovessero trovare l’accordo sulla formula del pagamento), non convincono. A tal proposito, anche Nicola Pozzi, al pari di Sergio Pellissier, non sarebbe una pista malvagia per il Palermo. Il primo potrebbe essere il centravanti tanto invocato (radio mercato parla di un passaggio in rosa oggi giunto al 40%). Il secondo un ottimo interprete del ruolo di punta esterna utile al 4-3-3 (ammesso che anche sulla faccenda del modulo non si debba assistere alla fine prematura di un amore!). Ma sui loro acquisti grava la stessa difficoltà espressa pocanzi in tema di difensori appetibili: ci sono altre pretendenti ben più lanciate dei rosa sulla preda (rispettivamente Bologna e il solito Genoa). Da tener d’occhio la situazione del nigeriano Obinna: in questi giorni il giocatore sarà in Italia e discuterà il suo futuro dopo aver rifiutato due proposte dall’Inter. Lui non vuole l’estero (in Inghilterra piace al Bolton), non è gradito al Chievo e in Italia lo prenderebbe il Napoli ma solo a condizioni vantaggiose. E se Zamparini ci facesse un pensierino? Forse più di un pensierino, i dirigenti rosanero lo hanno fatto su Davide Succi, centravanti del Ravenna, mattatore del Palermo in Coppa Italia con una doppietta al Barbera, autore di 16 reti in B lo scorso anno e non intenzionato a restare in C con il Ravenna. Giocatore smaliziato al nostro calcio e con il fiuto innato del gol che, a cifre non esorbitanti, prenderebbe come una vittoria alla lotteria lo sbarco in Sicilia. Se poi si deve parlare di sogni, allora si inizia col fare il nome di David Suazo. L’honduregno non vedrà molta erba verde attaccata alle scarpette, se quest’anno finirà col rimanere all’Inter. Lo scorso anno fallì l’approccio con la grande piazza. Ora Mourinho non lo vede nei suoi piani tattici. Tutto spinge per una sua partenza, ma c’è la Roma in pole position (soprattutto nella volontà del giocatore). Per lui si parla di termini economici veramente onerosi (specie per l’ingaggio che oggi è di 3,3 milioni e potrebbe eventualmente scendere a 2,5 se gli si prolungasse il contratto fino al 2012) che molto probabilmente (per non dire certamente) esulano dalla politica economica della società di Viale del Fante. Peraltro l’Inter sarebbe orientata ad una cessione definitiva, così è certo che per riprenderne parte dei 14 milioni versati al Cagliari lo scorso anno, non si potrebbe andare sotto i 10 milioni. Più abbordabile la comproprietà del cartellino, che sarebbe fissata intorno ai 5-6 milioni (cifra rientrante nel budget ricavato dal Palermo tramite il surplus della campagna acquisti-cessioni). Da valutare attentamente il valore tecnico-tattico (come direbbe sir Fabio Capello) dell’operazione. Se il Palermo cerca un centravanti in grado di reggere il peso dell’attacco facendo da perno avanzato del gioco della squadra e da stoccatore all’interno dell’area di rigore, forse Suazo non è la pedina più adatta. Il giocatore sudamericano è uno che si esalta negli ampi spazi, nelle praterie di campo da 30 metri dove può scatenare tutta la sua proverbiale progressione. Insomma, l’honduregno è un contropiedista (così ha fatto sfaceli in quel di Cagliari) e attualmente il gioco di Colantuono non sembra essere orientato ad una simile strategia. A questo punto, a livello di utilità pura e semplice, sarebbe più proficuo puntare su nomi come Julio Cruz e ancor meglio Hernan Crespo (che l’Inter non sembra intenzionata ad inserire nella lista Champions). Ma Zamparini avrà voglia di spendere per giocatori ormai prossimi al finale di carriera? Meglio, sotto questo punto di vista, la nuova pista proveniente dalla francia e rilanciata in Italia dalla Gazzetta, che vedrebbe il Palermo sulle tracce di Fred, brasiliano del Lione. Lui è un 83: quindi oltre alla qualità ha anche la gioventù dalla sua parte. Ci vuole calma e sangue freddo, per decidere e mettere a segno il colpo più utile in relazione al fatto che di tempo per fare tentativi ormai non ce n’è più. L’importante è non fare mosse azzardate e altamente rischiose. Come potrebbe essere quella di acquistare Vonlanthen…chi?

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