Tommasi: “Mia figlia temeva la Cina, Zeman mi voleva alla Lazio. Moreno e Garcia Aranda…”

Tommasi: “Mia figlia temeva la Cina, Zeman mi voleva alla Lazio. Moreno e Garcia Aranda…”

L’intervista al presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi.

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Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi, è stato il protagonista de ‘La Partita Perfetta‘ in onda sui canali di Sportitalia.

L’ex centrocampista di Roma e Levante si è raccontato, non risparmiando aneddoti e curiosità. Si parte dalla sua attuale esperienza calcistica: gioca ancora in una squadra veneta, La Fiorita. “Le cose con la mia squadra potrebbero andar meglio. Siamo la difesa più battuta del campionato e io gioco in difesa. Ci divertiamo, siamo nella Seconda Categoria Veneta. Faccio fatica ad allenarmi, però se non ho impegni e sto bene gioco sempre. Mi alleno giocando. Coi miei familiari? Beh, un po’ loro hanno mollato, per infortuni o impegni familiari“.

FAMIGLIA – “Ho sei figli e quando ne manca uno sembra ci sia il vuoto in famiglia, come se mancasse un po’ di confusione. Io sono il terzo di cinque figli; mia moglie è appassionata e sa crescerli bene. Sono più le gioie che le preoccupazioni“.

ROMA – “Quando vengo a Roma ricevo i complimenti ancora per quello scudetto? Sì, ‘purtroppo’. Dico purtroppo perché quello lì è stato lo scudetto più recente nella storia recente dei giallorossi. Nelle altre piazze si è abituati a dimenticare perché si hanno nuovi successi e nuovi idoli da ricordare. Invece a Roma rimane il ricordo di una tifoseria appassionata, che coinvolge e che spesso travolge“.

1996 – “L’anno 1996 è stato particolare per me perché abbiamo vinto l’Europeo Under-21, il campionato di B col Verona, c’è stato il mio matrimonio, dunque il trasferimento a Roma e la convocazione veloce in Nazionale. Arrivare a Roma non è stato semplice, anche perché in quel periodo lì la squadra aveva difficoltà a interagire con l’allenatore, che era Carlos Bianchi: in quei mesi sono cresciuto molto. Con Zeman giocai molto, ma venni anche fischiato molto dal pubblico giallorosso“.

ZEMAN – “Vi racconto un aneddoto: Zeman mi voleva alla Lazio quando ero all’Hellas Verona. Il Verona non mi ha ceduto alla Lazio e dunque, dopo, io e Zeman ci siamo ritrovati alla Roma. Con il mister la fiducia era massima. I fischi e gli insulti dispiacevano, ma la vivevo con consapevolezza che non tutti noi giocatori nasciamo per essere da Serie A. Nel gioco di Zeman, la cui prerogativa è il tempo del passaggio, io commettevo qualche errore di misura… erano più i passaggi che sbagliavo di quelli che indovinavo. Quindi quando i risultati non arrivavano, c’erano i fischi. Sono cresciuto molto di lì in avanti“.

CINA – “La mia avventura in Cina? Sì, è arrivata alla fine della mia carriera. Tornavo da Londra a metà stagione, non volevo giocare in nessuna squadra italia ed è uscita questa possibilità di andare in Cina. Ho preso questa esperienza come se volessi andare incontro al futuro, non solo calcisticamente parlando. L’aneddoto in questo caso riguarda mia figlia che aveva 11 anni. Veniva dall’esperienza dell’Olimpiadi di Pechino in cui si raccontava degli allenamenti massacranti svolti dagli atleti cinesi. Lei mi disse: ‘Io in Cina non vengo perché maltrattano i bambini’. Quella è stata la vera sfida: cambiare culturalmente sulla nostra pelle la percezione di un popolo che non conosciamo e di cui si ha paura. Quindi dissi a lei che il mio primo obiettivo era farmi un amico cinese affinché capisse che non tutti i cinesi fossero come pensava lei. Dal 2009 il calcio cinese è cambiato tanto, è cresciuto, ma il gap ancora c’è. E riguarda la cultura calcistica, che non è una cosa che si compra“.

MORENO E GARCIA ARANDA – “L’arbitro Moreno? Il rapporto con gli arbitri è sempre stato cordiali, non mi perdevo in discussioni. Nel calcio esiste una regola: decide l’arbitro. Non sto a giudicare cosa ha fatto dopo. Sicuramente in quel Mondiale meritavamo molto di più, avevamo una squadra fortissima, con Vieri, Del Piero, Montella, Totti, Nesta, Maldini, Buffon… C’è un po’ di rammarico. Quello contro la Corea non è stato proprio un gol annullato, perché io calciai quando già con lo sguardo avevo visto il guardalinee con la bandierina sollevata. Il fischio di Moreno arrivò dopo, comunque. Temevo mi ammonisse. Una sola volta ero andato a parlare con l’arbitro, è un arbitro che i tifosi della Roma ricorderanno bene: Garcia Aranda che a Liverpool combinò di tutto, ammonendomi due volte e trasformando un rigore in calcio d’angolo“.

ITALIA – “Ventura? Credo che ora debba trovare l’equilibrio e l’esperienza europea che manca. Italia–Germania? Non so quanto dureranno queste amichevoli perché ora cambierà il sistema di qualificazione. L’Aic? La categoria del calciatore non è valutata per quello che è. Presidenza FiGC? Prematuro parlarne”.

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