ALLA RICERCA DEL PROGETTO PERDUTO Lesonero di Mangia e quello che i tifosi non vorrebbero più sentirsi dire

ALLA RICERCA DEL PROGETTO PERDUTO Lesonero di Mangia e quello che i tifosi non vorrebbero più sentirsi dire

Di William Anselmo Il destino di Mangia era già segnato dal primo giorno di panchina rosanero. Alzi la mano chi non ha avuto il sentore, quando è stato annunciato, che il presidente.

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Di William Anselmo Il destino di Mangia era già segnato dal primo giorno di panchina rosanero. Alzi la mano chi non ha avuto il sentore, quando è stato annunciato, che il presidente Zamparini ne avrebbe fatto un sol boccone alla prima occasione. Era un “predestinato”… allesonero! Mangia comunque si è giocato le sue carte ed è piaciuto molto per il suo carattere e il suo modo di affrontare questa nuova esperienza in Serie A. E stato apprezzato dai giocatori, ma anche dai media locali e nazionali che l’hanno preso subito in simpatia. Quel suo “namu a ruspigghiari”, pronunciato con un accento un po strano il giorno della sua presentazione, ha messo daccordo anche i tifosi, facendo breccia nei loro cuori. Liquidare Mangia dicendo che era una persona gradevole e simpatica, però, è riduttivo. Va riconosciuto al giovane allenatore milanese coraggio, carattere, carisma, intelligenza e capacità in campo anche se con i limiti legati alla poca esperienza. In casa, il “Barbera” è tornato a essere il fortino di sempre, in trasferta, invece, non è cambiato nulla. Quella tanto ricercata vittoria non è mai arrivata. I tanti infortuni non l’hanno aiutato e, per gli scaramantici, sicuramente quel panettone portato in sala stampa prima di Catania-Palermo è stato fatale… Mangia non mangerà il panettone a Palermo. Lesonero deciso dal presidente Maurizio Zamparini (lennesimo della sua carriera, abbiamo perso il conto…) ha dato una nuova scossa allambiente. Ha interrotto il progetto dellallenatore “giovane” (che ricordiamo, inizialmente doveva essere soltanto una soluzione temporanea), ma soprattutto ha riportato il Palermo al punto di partenza. Questo famoso “progetto-Palermo” cosa vorrà mai dire? La parola “progetto” diventa fondamentale in un club di medie proporzioni come il Palermo che da anni vive senza nuovi investimenti economici provenienti direttamente dalle tasche del suo presidente. I bilanci decidono il mercato, quindi si vende per comprare. E come vi abbiamo mostrato in passato, sottoponendovi i bilanci del club rosanero, questa strategia ha portato i suoi frutti, garantendo comunque ottimi risultati anche se spesso con sacrifici dolorosi come la cessione di Pastore. Ma la parola “progetto” non dovrebbe tralasciare le parole “ambizione”, “crescita”, “continuità”, “programmazione”, “investimento” e soprattutto “pazienza”. Cosa vuole la gente? Leggendo i tanti commenti lasciati su Mediagol.it, vorrebbero cominciare per esempio con lavere semplicemente un allenatore e un direttore sportivo certi, un piano di crescita con degli obiettivi, dei talenti da fare crescere nel segno della continuità e poi non vendere sul più bello; Essere certi che anche il Palermo possa insidiare le zone alte della classifica e che questo club non abbia nulla da invidiare ad altre squadre della stessa fascia come il Napoli. Una strada chiara e definita, seppur tortuosa e in salita. La gente vuole chiarezza e non bugie. Non vuole sentirsi dire “in tre anni lotteremo per lo scudetto” per poi non sfiorare nemmeno lEuropa, non vuole sentirsi dire “non venderemo Pastore neanche per 60 milioni”, non vuole sentirsi dire “Cavani non si muove per meno di 35 milioni” per poi vederlo ceduto per 16 in quattro comodissime rate. Non vuole sentirsi dire “abbiamo preso il nuovo Kakà” e poi ritrovarsi con mezzi giocatori che mestamente tornano in Sudamerica dopo tre mesi. Non vogliono sentirsi dire “abbiamo fatto un grande colpo, abbiamo comprato un grande giocatore” e poi scoprire che si trattava di un sedicenne della Primavera che non arriverà mai in prima squadra. I tifosi non vogliono sentirsi dire che questa crisi “è colpa dei tifosi che non sono vicini”, che non s’investono capitali “perché non riempiono lo stadio come la squadra di De Laurentiis”, che se osano criticare la squadra “non sono veri tifosi del Palermo o sono una minoranza”. Non vogliono sentire ogni due settimane che la colpa è ora dei giocatori, ora degli allenatori, ora degli arbitri o dei giornalisti che “remano contro”. Non vogliono sentir dire “abbiamo aperto un nuovo ciclo” per poi assistere al cambio di cinque allenatori in dieci mesi. Non vogliono sentir dire “puntiamo a vincere lEuropa League” per poi uscire ai preliminari. Non vogliono sentirsi dire “va tutto bene, non ci sono problemi” quando tutto va malissimo. I meriti di Maurizio Zamparini sono tanti, ma questa frizione con la città che ha portato a un calo dentusiasmo netto negli ultimi mesi (riscontrabile dal calo degli abbonamenti allo stadio e dal numero di persone che s’informa su Internet), sta rovinando quanto di buono fatto in questi quasi dieci anni di presidenza. Adesso si deve ripartire, ancora una volta dopo un esonero. La base è quella di una squadra con i suoi pregi e i suoi difetti: tanti giovani di belle speranze che dovranno acquisire esperienza in Serie A. A gennaio arriveranno i rinforzi, ma il progetto non può prescindere da un gruppo solido e un ambiente sereno. Il primo passo dovrà essere quello di puntare su un allenatore e dargli fiducia incondizionata almeno per un biennio. Sostituire Mangia con Bortolo Mutti per poi offrirgli un contratto di sei mesi non avrebbe senso. Anzi, sarebbe addirittura pericoloso per una squadra continuamente scossa e ancora senza identità. Ancora una volta tutto dipende dal presidente Zamparini, figura di cui questa società non può fare a meno, grande fortuna e grande limite di questo Palermo.

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