PRESS ROOM IACHINI: “PRESTIAMO ATTENZIONE AL BRESCIA, DI CUI CONSERVO TANTI RICORDI. SU ZAMPARINI E ABEL..”

PRESS ROOM IACHINI: “PRESTIAMO ATTENZIONE AL BRESCIA, DI CUI CONSERVO TANTI RICORDI. SU ZAMPARINI E ABEL..”

di Claudio Scaglione Non è mai semplice tornare da avversario nel luogo in cui si è contribuito a fare la storia del club: è necessario, infatti, congelare per 90 minuti tutti i.

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di Claudio Scaglione Non è mai semplice tornare da avversario nel luogo in cui si è contribuito a fare la storia del club: è necessario, infatti, congelare per 90 minuti tutti i ricordi legati alla squadra e all’ambiente e bisogna sbattere la porta in faccia a quei gingilli che implorano di essere rivisti … insomma un’impresa ardua e faticosa. Per il tecnico del Palermo Giuseppe Iachini, quella di Brescia non è una trasferta come le altre: tornarci da ex significa dimenticare promozione, gioia e festeggiamenti di quattro anni fa e dare il massimo per ottenere i tre punti con l’attuale squadra, i cui colori non sono bianco e blù, bensì rosa e nero. In conferenza stampa, l’allenatore originario di Ascoli Piceno prende subito in esame la sfida che attende domani i suoi uomini. “Sicuramente è una partita difficile, in un ambiente che sappiamo di che tipo è, contro una squadra dalle ottime individualità e ottime qualità. Dovremo fare certamente una grande gara sotto tutti gli aspetti: sotto laspetto tattico, della mentalità e dello spirito. Però abbiamo ancora tanto da lavorare. Lavevo detto prima della scorsa partita e continuo a dirlo, prima che si possa dire che questa squadra è figlia del suo allenatore ci vorrà tempo e lavoro. Per come la vedo e penso io, per quello che immagino che possa fare sotto il piano del gioco e della mentalità cè ancora da lavorare su questa squadra. Ci sono stati dei segnali ma non pensiamo che tutto sia fatto e risolto. Ci vorrà tempo e lavoro”. Sognare la promozione coi piedi per terra: questa la filosofia di un tecnico vincente, questa la filosofia di Giuseppe Iachini che domani incontrerà il suo passato. “Diciamo che io a Brescia ho vissuto due belle stagioni, forse le più belle degli ultimi 10 anni, perché si è vinto un campionato, subentrando in una situazione di classifica sicuramente non facile, eravamo un po dietro, tipo qui. Con il tempo e il lavoro si è riusciti a riportare una società, una squadra in Serie A. Capisci bene che per una città, una piazza come Brescia, voleva dire che in quegli anni si erano fatti grandi sacrifici, venduti i migliori giocatori per cercare di creare una squadra in grado di lottare per i play off e al limite la Serie A. Ci siamo riusciti, abbiamo riconquistato la gente, labbiamo riportata allo stadio. Sono gli obiettivi che si pone un allenatore quando arriva in un posto. La gente era un po amareggiata, ma abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Abbiamo ricordi belli, poi dopo è chiaro che nel calcio si passa, si va avanti, si deve guardare al domani. Sappiamo che il Brescia è una squadra che come tutte quelle di Corioni è molto interessante, con ottime qualità, con giocatori presi con cognizione e sappiamo che ci aspetta una partita importante e difficile”. Di Corioni ha un ricordo limpido dovuto ad una convivenza affabile: il numero uno delle Rondinelle è simile a Maurizio Zamparini? “Sono due presidenti che vivono molto la quotidianità della squadra, sono molto presenti, vogliono sicuramente il bene della propria squadra, hanno un loro modo di fare il presidente. Ci sono presidenti che magari delegano a direttore generale e direttore sportivo il destino della squadra, mentre loro amano conoscere, amano sapere. Giustamente fanno delle considerazioni che possono essere anche lecite in virtù del fatto che sono presidenti. Allo stesso tempo, come ho fatto a Brescia e come ho sempre fatto e farò anche a Palermo, poi conta quello che vado a vedere sul campo, perché lallenatore allena i giocatori tutta la settimana”. Nel corso della disamina il tecnico di Ascoli Piceno spiega ulteriori analogie tra questo Palermo e quel Brescia che lui stesso ha portato in Serie A, dopo cinque anni di permanenza in cadetteria. “Le somiglianze sono quelle di una partenza magari non facile. In quel periodo cercai di trovare il modulo più adatto alla squadra. Partimmo con la difesa a 4, poi per caratteristiche della squadra siamo passati al 3-5-2. Tutti i moduli possono essere giusti o sbagliati, dipende da come la squadra li interpreta, da come la squadra li attua e dal piglio con cui si attacca la porta avversaria. Per me per vincere la Serie B bisogna essere il migliore attacco e avere una delle migliori difese, quindi diventa fondamentale lequilibrio”. A proposito di difese, ecco spiegato come si dovrà comportare quella palermitana. “In ogni partita ci sono tante partite da andare a leggere e interpretare, bisogna essere imprevedibili per poter creare anche delle problematiche agli avversari: a questo è dovuto il passaggio alla difesa a 3 nellultima gara. Detto questo, a me piace avere unidentità ben precisa, dobbiamo avere una fisionomia di un certo tipo. E vero, passare dalla difesa a 4 a quella a 3 risulta un po’ difficile anche per i più esperti. Dipende da come uno interpreta il proprio lavoro, da quello che vuole dalla propria squadra. Se si vuole che la squadra entri in campo e sia a conoscenza dei meccanismi in situazione di possesso e di non possesso, che vada in campo con una cognizione su quello che cè da fare a prescindere da dove si trova la palla, allora ci vuole del tempo. Altrimenti non sarebbe necessario partire per il ritiro, fare amichevoli e quantaltro. Serve per andare a lavorare su queste situazioni affinché la squadra si presenti al campionato pronta per un certo tipo di discorso. Anche perché si tratta di campionati lunghi, ancora di più di quello di Serie A lo è quello di Serie B, dove affronti tanti moduli, giocatori e squadre diverse con caratteristiche diverse. Devi avere questa capacità di variare qualcosa per non essere sempre prevedibile. In otto giorni allenamenti, 6-7 allenamenti non si può pretendere la luna, non si può essere al livello di squadre come lEmpoli che stanno col loro allenatore da tanto tempo e sanno cosa vuole. Non possiamo pensare di aver risolto tutto, che i giocatori hanno capito tutto, dobbiamo lavorare molto affinché si possa essere una squadra quasi perfetta”. La difesa rosa ha contato alcune assenze ad inizio stagione, una su tutte porta il nome di Ezequiel Munoz. “Se in difesa può cambiare qualcosa con il ritorno di Munoz? Quando sono arrivato lui aveva una problematica muscolare, vediamo. In questi giorni si sta allenando, vediamo un po finito lultimo allenamento cosa dirà lo staff medico. Quando ci sono situazioni muscolari bisogna sempre stare con le antenne dritte. Meglio saltare una partita che non 4 o 5”. Concludendo il discorso legato ai recuperi, nel corso della disamina si è parlato anche dell’ex di turno, Fabio Daprelà, che al Brescia ha giocato per tre anni. “Premesso che io sono arrivato solo una settimana fa, posso dire ben poco di quella che è la reale condizione fisica di un giocatore come lui. Mi risulta che venga da una problematica fisica, quindi quando cè un infortunio dietro è inevitabile che un po la condizione la si perda, perché ci si deve fermare e poi ripartire, si concede qualcosa agli altri. Ci sarà tempo per crescere. Tra due mesi magari vedrete altre cose. E normale che ogni allenatore cerchi di dare una propria identità, una propria metodologia di lavoro. Sicuramente Daprelà migliorerà. Questa settimana lho visto normale, non ha mostrato nessun tipo di timidezza particolare o nostalgie per il suo ritorno da avversario a Brescia. Da professionista oggi gioca per il Palermo e farà il massimo per questa maglia”. Le condizioni di Daprelà sembrano essere sufficientemente buone per giocare i novanta minuti. Sulla condizione, invece, degli avversari – il Brescia – si sa molto poco, dato che hanno cambiato allenatore proprio ad inizio settimana. “Io ho le spalle larghe e gli ambienti difficili mi esaltano, si è visto anche alla Sampdoria. Cè pressione a Brescia perché è una piazza che vuole stare nel grande calcio, però è un posto in cui il lavoro viene riconosciuto. Il presidente vuole che la squadra ottenga sempre il top, quindi cè pressione, ma è un aspetto che fa parte del nostro mondo. Bisogna saperlo affrontare questo discorso. E troppo bello giocare quando le cose vanno bene, con 30mila persone allo stadio, quando sbagli un passaggio e ti applaudono. E bello invece riuscire a girare le situazioni difficili, trasformare le cose e portarle noi 30mila persone allo stadio contente e felici per quello che facciamo. Noi lavoriamo per questo e a Brescia questo è successo, come è successo da altre parti. Però il nostro intento è riuscire a farlo anche a Palermo”. A Palermo si trova da circa dieci giorni ed è già stato adottato da città e tifosi, impressionati quanto basta dopo aver assistito al trionfo contro la Juve Stabia. “Qui ho trovato sicuramente un ambiente che conoscevo, al quale sono rimasto affezionato, mi auguro sportivamente parlando, dopo aver vissuto una bella pagina da giocatore, di poterne vivere una altrettanto bella da allenatore. Questa società e questa piazza meritano la massima categoria, cercheremo col lavoro e con tutta la professionalità possibile di riportare il Palermo nel calcio che conta e in cui merita di stare”. Dal settore offensivo Iachini ha avuto certamente delle risposte convincenti: in casa contro le Vespe sono andati in gol sia Abel Hernandez che il nord-irlandese Kyle Lafferty. “Hernandez ha detto che deve migliorare nella lucidità sotto porta? Alla luce di quello che si è visto sabato direi che ha ragione, perché ci siamo arrivati diverse volte lì, ma non siamo riusciti a chiudere la partita e a sfruttare tutte le occasioni. Al di là della battuta è normale che sia così, perché ci sono momenti in cui lattaccante fa 5-6 conclusioni e non segna, poi fa 2 gol a partita. Fa parte della maturazione di un giocatore. Quanto a Lafferty, dobbiamo valutare le sue condizioni e realizzare se sia meglio farlo partire dal primo minuto o no”. Ultima chiosa su Valerio Verre, un centrocampista che si è messo sin da subito in mostra contro la Juve Stabia, dopo che Iachini stesso gli ha permesso di esordire da titolare. “Su Verre posso dire che non dobbiamo caricare troppo un giovane che ha 19 anni, deve ancora crescere tanto, lavorare, come i suoi compagni. Mi aspetto tanto da tutti. Oggi è Verre, domani è Lores, poi sarà Stevanovic e tutto il resto della squadra. Tutti dovranno ritenersi importanti e partecipi per la vita della squadra, per il raggiungimento di un risultato. Verre dovrà continuare a migliorare, non è che da una partita ha fatto chissà che cosa, dovrà ancora pedalare”.

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