Serie A: addio 2016. Panchine stabili e traballanti, è un anno da precariato. Palermo sregolato. Sobrietà Sassuolo

Serie A: addio 2016. Panchine stabili e traballanti, è un anno da precariato. Palermo sregolato. Sobrietà Sassuolo

Un viaggio tra le panchine dell’anno calcistico 2016. Le società italiane si dimostrano impazienti e ben disposte al cambiamento. Palermo regina degli esoneri.

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di Nunzio Alessandro Bellomonte.

Il 2016 si sta per congedare ed è tempo di tirare delle somme. Fra statistiche e curiosità che hanno caratterizzato l’intero anno calcistico del campionato italiano che ormai volge al termine, un dato su tutti balza agli occhi, ovvero gli stravolgimenti avvenuti sulle panchine della serie A.

Più del 50% sono i casi di esoneri stagionali, ed è dunque possibile affermare che, in 365 giorni mantenere lo stesso uomo alla guida di una squadra è sicuramente un’impresa ardua. Su 20 club che compongono il primo torneo d’Italia, ben 12 hanno mescolato le carte in tavola e c’è anche chi si è divertito a stravolgere il mazzo come il Palermo di Maurizio Zamparini. La società rosanero, al cospetto dell’attuale classifica, può vantare un primato difficilmente raggiungibile dalle ‘avversarie’, in quanto i siciliani, tra sostituzioni temporanee e ritorni, contano 10 allenatori che hanno provato almeno una volta l’esperienza di sedersi sulla panchina di viale del Fante.

Sono 8 le panchine ‘salde’ del 2016, e strano ma vero, solo due appartengono alle big italiane. Juventus e Napoli, infatti, si aggiudicano l’Oscar della continuità e della fiducia riposta nei confronti dei loro tecnici. Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri si sono insediati e non sono più andati via. Il primo è in carica dal luglio 2014, ha accumulato 133 partite in bianconero, ottenendo la mostruosa media di 2,20 punti a partita. Il secondo, invece, ha varcato per la prima volta il cancello di ‘Castel Volturno’ nel giugno 2015, collezionando fin qui 72 partite ed un’eccellente media di 2,05 punti. Proseguendo è possibile menzionare il Chievo di Maran, in carica dal 2014 dopo l’esperienza catanese. Uno dei più ‘anziani’ in questa lista che verrà stilata dei ‘magnifici otto’. Tra i più continui anche i due mister delle neopromosse Cagliari e Pescara, ovvero Massimo Rastelli e l’omonimo Oddo, rispettivamente dal giugno e maggio 2015. Sempre nella calda estate del 2015 è entrato a far parte della famiglia Della Valle, il tecnico portoghese Paulo Sousa, che con la Fiorentina, tra alti e bassi, ha aggiunto nel suo palmares 71 partite. 47 match alla guida del Bologna, invece, per Roberto Donadoni, che nell’ottobre 2015 ha firmato un contratto triennale con la società felsinea. Dulcis in fundo, l’allenatore che di questa lista conquista il podio è Eusebio Di Francesco, al comando dei neroverdi dal 19 giugno 2012. Il più fedele, il più anziano tra quelli elencati, e anche uno dei mister emergenti del panorama italiano. A parte il divorzio temporaneo del gennaio 2014, (Malesani subentrò per 5 partite a Di Francesco ottenendo 0 punti) l’allenatore abruzzese si avvicina alle 200 presenze sulla panchina del club emiliano, finora è giunto a 188. Per un pelo non rientra invece tra le società che hanno iniziato e concluso l’anno con lo stesso tecnico, Luciano Spalletti, subentrato a Garcia il 14 gennaio 2015.

ESONERI A VALANGA. IL RE E’ ZAMPARINI – Raffica di esoneri e primato indiscutibile per il Palermo del presidente friulano, che in 365 giorni ha cambiato ben 10 volte. Compresi i sostituti dell’argentino Barros Schelotto, il cui famoso patentino non è mai arrivato, l’anno è partito con Davide Ballardini, a lui si sono susseguiti, Viviani, Bosi, Giovanni Tedesco, Novellino, ritorno di Ballardini, De Zerbi e per concludere Eugenio Corini. Ma oltre ai rosanero anche altre società hanno fatto del loro meglio. Tra queste, le milanesi Inter e Milan, che in coppia vantano sei tecnici in una sola annata. A Mancini, De Boer e Pioli rispondono Mihajlovic, Brocchi e Montella. Un premio va anche all’Udinese che ha raggiunto quota quattro cambi (Colantuono, De Canio, Iachini e per finire del Delneri). Insomma un 2016 da precari.

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