Pomini: “Palermo punto di svolta, io papà affettuoso. Il gruppo è unito, condividiamo tutto”

Pomini: “Palermo punto di svolta, io papà affettuoso. Il gruppo è unito, condividiamo tutto”

Le parole del portiere rosanero Alberto Pomini, protagonista di una nuova puntata del “Palermo Football Tour”

di Mediagol23, @Mediagol

di Luca Bucceri

A tutto Pomini.

Nuova puntata del Palermo Football Tourla rubrica del club rosanero che percorre le strade ed i luoghi di Palermo in compagni di un giocatore della rosa della società siciliana. Protagonista della nuova puntata è l’estremo difensore Albero Pomini che, in giro per il Cassaro, ha raccontato vita, tempo libero e aneddoti della sua esperienza nel capoluogo siciliano. Arrivato a Palermo la scorsa estate, dopo 13 anni di militanza con la maglia del Sassuolo, il portiere classe ’81 ha deciso di cambiare vita, di rimettersi in gioco accettando una nuova sfida, quella della promozione in Serie A con la maglia dei rosanero. Dopo un periodo come chioccia al giovane croato Josip Posavec, Pomini ha saputo ritagliarsi il proprio spazio fino a sostituire in pianta stabile lo stesso Posavec.

Palermo per me rappresenta un po’ la rinascita personale, rimettersi in gioco in un ambiente nuovo. La città mi ha aiutato molto nel percorso di crescita, è una città nuova, è completamente diversa dal modo di vivere che ho avuto fino a 36 anni- ha ammesso il trentasettenne-. Mi ha permesso di rimettermi in gioco, è straordinaria da scoprire. È un punto di svolta“.

In campo difende magistralmente i pali della porta rosanero, di ritorno a casa Alberto Pomini si gode al massimo la sua famiglia: “Sono padre di tre bimbe, Matilde, Beatrice e Cloe, abbiamo vissuto questa esperienza insieme. Essere padre è sentirsi in discussione ogni giorno perché ha sempre degli ostacoli da superare. Penso di essere presente, amo stare con loro e sono molto affettuoso. Cerco di trasmettere i valori che mi hanno dato i miei genitori, le accompagno nelle loro esperienze. Cerchiamo di fare il massimo, penso loro siano contente di tutto ciò. Ho un bellissimo rapporto con la città, anche se all’inizio è stata dura. La mia carriera calcistica è stata atipica, sono rimasto per 13 anni a Sassuolo ed il cambiamento si è sentito di più rispetto al giocatore che cambia spesso. Penso che tutti ci troviamo bene, le mie figlie mi hanno detto che vorrebbero restare qui anche al termine della mia carriera. Mi hanno detto “Papà vai a finire la carriera da un’altra parte ma noi restiamo qua”. Il calore della gente è il top per la famiglia. Non avrei potuto trovare sistemazione migliore”.

“La mia passione per il calcio è nata con me, in Italia i bambini hanno per riferimento la propria squadra del cuore e della propria città e che voglia intraprendere quella strada. Parte come divertimento fino ad una certa età e io a 37 anni, nonostante sia il mio lavoro, mi diverto ancora- ha proseguito-. Penso che la passione si trasmetta così, con la voglia di essere sempre parte di un gruppo che permette di realizzarti a livello professionale. Città e mare? Preferisco il mare per sfruttare l’aria aperta per le bambine. Le porto in spiaggia, ma in città veniamo spesso, soprattutto io e mia moglie quando facciamo la coppia di una volta. È bello vedere monumenti, bar, negozi. Personalmente faccio 50 e 50″.

L’estremo difensore rosanero poi non ha potuto tirarsi indietro nel dare un giudizio alla cucina palermitana ed ha ammesso di avere un particolare hobby: “Dolce o salato? Preferisco di più il cibo salato. Sui dolci non sono mai stato un grande amante, devo dire che a Palermo però mi sono ricreduto. Qui c’è poco da non poter mangiare, si cerca di stare logicamente attenti alla linea, però mi concedo qualche peccato di gola in più rispetto al passato. Preferisco affrontare panelle, arancine e rollò rispetto ad una cassata. Il cannolo però è irresistibile. Nel tempo libero sarei un grande appassionato di pesca, con le bimbe il tempo libero è dedicato a loro. Alterniamo i momenti liberi miei e di mia moglie. Ancora non ho trovato la compagnia per pescare quindi se qualcuno volesse portarmi in barca…”.

“Il gruppo? Siamo uniti in campo e fuori, devo dire che siamo molto uniti per raggiungere l’obiettivo. Capita spesso di trovarci a cena, passare le feste insieme. È bello condividere perché siamo tutti sulla stessa barca, credo che un giocatore a livello umano si unisce molto con gli altri quando si confronta nella vita di tutti i giorni. Bene o male abbiamo tutti la stessa difficoltà, cerchiamo di farci una mano e condividiamo le perplessità. Quest’anno, nonostante le diverse nazionalità, si è creato un bel gruppo- ha concluso Pomini-. Speriamo possa essere l’arma in più per gioire tutti insieme”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy