Palermo-Venezia 1-0: cuore, carattere e un super Pomini! Missione compiuta e rosa in finale

Palermo-Venezia 1-0: cuore, carattere e un super Pomini! Missione compiuta e rosa in finale

Il Palermo conquista l’accesso alla finale imponendosi di misura sui lagunari. Successo costruito su un primo tempo convincente, qualche patimento di troppo nella ripresa ma ci pensa Pomini. La Gumina fallisce il rigore del possibile raddoppio

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Missione compiuta. Il Palermo supera meritatamente lo scoglio Venezia e si garantisce la possibilità di giocarsi in due atti la finale di questi play-off promozione.

L’autorete firmata Domizzi non rende sufficientemente merito alla prestazione dei rosanero che, specie nei primi quarantacinque minuti, hanno comandato le operazioni e legittimato ampiamente vantaggio e vittoria finale.

Match impattato nel migliore dei modi dalla compagine di Stellone. Subito compatta, corta, aggressiva. Vogliosa di dare un’impronta immediata e nitida alla gara del “Barbera”.

Approccio mentale veemente sul piano agonistico e motivazionale. Palermo feroce, trascinato da uno stadio traboccante di entusiasmo, carica e passione. Anche il pubblico, al pari della squadra, era perfettamente conscio dell’importanza della posta in palio.

Sull’onda di questa splendida sinergia tra campo e spalti, i rosanero hanno aggredito avversario e partita.

Stellone ha optato per un 4-3-1-2 elastico (talvolta un 4-3-2-1), rilanciando Coronado a supporto del tandem Trajkovski-La Gumina. Diga centrale composta da Jajalo, Gnahoré e Murawski,  linea difensiva identica a quella già schierata al “Penzo”.

Il Venezia, subita repentinamente la mazzata psicologica dello svantaggio, ci ha messo un po’ a riordinare le idee, patendo a lungo nella prima frazione intensità e ritmo del forcing rosanero.

Pomini ha inaugurato la sua giornata super deviando la girata di Pinato, poi è stata la squadra di Stellone a collezionare trame e chance per raddoppiare già nel primo tempo.

La Gumina, Trajkovski, Murawski, Rispoli, ancora La Gumina.

Occasioni in serie per una squadra apparsa finalmente più tonica, brillante e lineare nello sviluppo del suo calcio. Pochi fronzoli e maggiore propensione alla transizione in verticale. Coronado e Trajkovski svariavano con qualità e vivacità su tutto il fronte, La Gumina fagocitava in modo elettrico la profondità,  Rispoli ed Aleesami sovrapponevano a turno e con giudizio. Murawski mordeva le caviglie e recuperava palloni in quantità industriale, Jajalo dirigeva il traffico, Gnahoré vagava al piccolo trotto senza brillare.

Bel primo tempo, per fluidità di manovra, intensità ed autorevolezza.

La ripresa ha proposto un canovaccio diverso. Il Palermo si è abbassato un po’ troppo lasciando il pallino del gioco ai lagunari e provando a chiudere i conti in ripartenza. Inzaghi si è giocato Litteri per Modolo, azzardando il 4-3-3, ed il Venezia ha avuto diverse occasioni per riaprirla.

Il Palermo a tratti ha sofferto, serrando i ranghi e stringendo i denti, con orgoglio, cuore e grande determinazione. A spegnere le velleità di Stulac e soci ci ha pensato uno straordinario Alberto Pomini, autore  di almeno tre parate decisive in cui ha sciorinato reattività, prontezza ed istinto, confermandosi un lusso nel ruolo per la categoria.

Per precipitazione e scarsa lucidità, il Palermo ha sprecato in ripartenza numerose situazioni potenziali per il raddoppio. Dopo l’ingresso di Rolando e Fiordilino ( per Trajkovski e Murawski) i rosa hanno ritrovato un po’ di linfa ed energia in mezzo al campo.

Il brutto fallo di Pinato su Jajalo costava l’inferiorità numerica e la relativa resa al Venezia.

Proprio una bella imbucata di Fiordilino consentiva a La Gumina di procurarsi il rigore della possibile tranquillità ma il bomber rosanero si faceva neutralizzare la conclusione dal dischetto da Audero. Preludio ad un’ulteriore appendice di sofferenza.

I cinque minuti di recupero scorrevano lenti ma inesorabili.

Il boato del “Barbera” sanciva gioiosamente il verdetto: il Palermo è in finale.

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