Lo scrittore racconta: Palermo, il brindisi di Natale con i giornalisti

Lo scrittore racconta: Palermo, il brindisi di Natale con i giornalisti

Di Benvenuto Caminiti
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Di Benvenuto Caminiti

…Ma se c’è una tavola vestita a festa, come quella imbandita per i giornalisti dalla Società Rosanero, cambia tutto: dall’approccio al finale. Si arriva in ordine sparso al buffet preparato da maitres elegantissimi, con tanto di guanti bianchi ed eburnei sorrisi a trentadue denti. Abbracci e baci tra colleghi come non si vedessero da una vita e invece sono solo quattro giorni (Palermo-Sassuolo di domenica scorsa), ma c’è il Natale che si avvicina e l’abbraccio vale per due: per la bella cera di ciascuno e per le prossime festività. E’ un rituale e va rispettato pedissequamente e non conta niente se a quello o a quell’altro fino a ieri non rivolgevi neppure la parola: l’occasione è speciale, perché rovinarla per fisime personali e spesso anche dozzinali? Così, vedo o rivedo facce tutt’altro che amate eppure mi scappa via il miglior sorriso di cui sono capace. Intanto nell’aria si spande un profumino che stuzzica la gola, l’orario (le 13,30) è malandrino e l’invito raccontava di “bicchierata”, mica di buffet : sorpresa piacevole e l’ora che volge al desìo (come diceva il Sommo Poeta) fanno il resto e vedo i più arditi tuffarsi (il termine è forte? Tranquilli, mai quanto l’impressione che ne ho ricavato io) verso le tavole imbandite , armarsi di forchette e cominciare a spazzolare il ben di dio che hanno davanti. Insomma, ci vuole colpo d’occhio e riflessi felini, se no resti… Come sono rimasto io, che di colpo d’occhio e di riflessi potevo parlare fino ad una ventina di anni fa, oggi non mi … resta che piangere. Ma, per fortuna, riesco ad impietosire un “gigante” delle tavole imbandite: il mio (ex) amico William, che, a dispetto della stazza pesante e voluminosa, brucia tutti sul tempo e si presenta al desco come primo assoluto. E tra una forchettata e l’altra, nello spazio di un paio di battiti di ciglia, si è “macinato” a mità ra ruobba supr’ o tavulu. Penso: “Se non mi viene in soccorso lui, addio pranzo!”. E così, l’ex amico mi ridiventa di colpo più che amico, amicissimo; lo tallono da presso e, senza neanche bisogno di aprir bocca, mi ritrovo entrambe le mani … piene: William, afferrando al volo la situazione (come viene spontaneo ad un “esperto” di manciate) mi ci ha fulmineamente depositato un paio di quegli involucri neri che, dentro, racchiudono una minipietanza alla besciamella e ai fungi che è la fine del mondo. Almeno così mi pare, al primo boccone e ho subito la conferma del fatto che – come diceva mia Madre, che era una santa donna – “Il miglior companatico è u pitittu!”. Infatti, io detesto i funghi, mi sono sempre rifiutato di mangiarli, ma c’è sempre una prima volta nella vita: “William – gli dico – grazie a te ho scoperto che i funghi sono buoni!”. E lui mi sorride soddisfatto.. Insomma, poche parole e molti fatti, per entrambi, ove per fatti leggi masticare a doppie ganasce.

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