La Repubblica: salvarsi senza fare catenaccio, l’utopia del bel gioco di Pescara e Palermo

La Repubblica: salvarsi senza fare catenaccio, l’utopia del bel gioco di Pescara e Palermo

Riflettori puntati sul credo calcistico di Massimo Oddo e Roberto De Zerbi, tecnici di Pescara e Palermo.

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Salvarsi giocando. È questo l’obiettivo ormai dichiarato di Pescara e Palermo, reduci però da due sonore sconfitte rispettivamente contro Udinese e Roma e ancorate nelle zone basse della classifica.

Una filosofia, quella di Massimo Oddo e Roberto De Zerbi, simile a quella di tanti altri tecnici che hanno fatto più o meno le fortune delle loro squadre: da Arrigo Sacchi, a Maurizio Sarri, passando per Zdeněk Zeman.

“L’utopia della salvezza è anche un piccola scommessa di bellezza. Salvarsi giocando: ci provano Pescara e Palermo, e nel farlo raccontano una storia che arriva da molto lontano e incrocia tecnici visionari, stadi estasiati, predicatori solitari e vertiginosi eroi di borgata. […] Roberto De Zerbi era un calciatore senza schemi, un personaggio libero, poi si è calato nel 4-3-3 classico come una giacca blu. E che spettacolo a Foggia – scrive l’edizione odierna de ‘La Repubblica’ – e quanto coraggio a Palermo anche se Zamparini ha già cominciato a mordere. Dalla Roma ne ha presi quattro, però ha messo sotto la Juve. Quasi sempre chi cerca la salvezza col gioco non si limita a salvarsi. Grandi e insospettabili avventure sono nate così: il Chievo di Delneri, il Foggia di Zeman, il Parma di Sacchi, il Pescara di Galeone, l’Empoli di Sarri, il Bari di Ventura, il Perugia di Castagner, il Sassuolo di Di Francesco, la Reggina di Mazzarri. […] Quello che conta è il coraggio di un’idea chiara: c’è riuscito Claudio Ranieri al Leicester, in quella che rimane la più grande impresa per club del calcio moderno. E pure lui era partito per salvarsi. Anche se il vero eversore, il più estremo, rimane Zeman”.

De Zerbi puntualizza: “La mia non è megalomania. Dalla Roma ho preso 4 gol con difesa a 5”

Ma non solo. ‘Giocar bene’ è da sempre anche il motto di Giampiero Ventura, oggi commissario tecnico della Nazionale Italiana. “Niente è nato adesso: questo significa tradizione. Il ‘MJPOF’ Vinicio sperimentò a Brindisi il gioco frizzante che lo avrebbe portato a guidare il Napoli. Gipo Viani, ed era addirittura il 1946, alla Salernitana inventò il libero (ma il termine è di Brera) e il ‘Vianema’, vale a dire il ‘sistema’ alla Viani (per i fanatici dei numeretti, un 3-4-3 adattato), e da allora difendersi creando ha assunto un senso che vale ancora oggi. Anche se il più dimenticato e forse il più grande tra questi profeti di confine si chiamava Corrado Viciani. Alla Ternana, non al Barcellona, nel 1971 portò il ‘gioco corto’, allora il UJRVJ UBDB si chiamava così. E la Ternana arrivò in serie A in un solo anno per poi retrocedere subito, ultimissimo. Ma c’era grandezza, in questo. E coerenza”, conclude il quotidiano.

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