Gonzalez: “Vi racconto la mia infanzia. Ho sempre voluto fare il calciatore”

Gonzalez: “Vi racconto la mia infanzia. Ho sempre voluto fare il calciatore”

“Quando mi viene detta la parola casa la prima alla quale penso e quella dei miei genitori. E’ il luogo in cui sono cresciuto, dove ho vissuto moltissimi momenti belli con la mia famiglia. Era.

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“Quando mi viene detta la parola casa la prima alla quale penso e quella dei miei genitori. E’ il luogo in cui sono cresciuto, dove ho vissuto moltissimi momenti belli con la mia famiglia. Era un’abitazione piccola, modesta”. Lo ha detto Giancarlo Gonzalez, intervenuto ai microfoni del sito ufficiale del Palermo Calcio. Il difensore centrale, che oggi compie 27 anni, ha parlato della sua famiglia e della sua infanzia. “Vivevamo in un quartiere di San José, a Calle Fallas. E’ un posto con tanta gente umile. Mio padre ha comprato questa casa con tanti sforzi. Ha abitato lì sin da quando avevo due anni, quindi sento che quella è casa mia, dove ho tanti ricordi. Diventare papà è stata una delle cose meravigliose che mi ha dato la vita. E’ una responsabilità, ma essere genitori è bello. Il rapporto con mio figlio è molto bello, non appena ho un momento libero il primo pensiero è di andare in Costa Rica per vederlo e stare con lui. Di recente lui ha avuto un periodo di vacanze e ha visitato Palermo con mio padre. E’ stato un momento molto bello. Cerco davvero sempre di condividere qualcosa con lui parlando su Skype. Riusciamo anche a giocare insieme. Ci inviamo foto su internet, siamo sempre in contatto. Quello che gli chiedo sempre è di studiare – ha dichiarato il numero 22 rosanero -. Cerco di insegnargli ad essere una buona persona, ricordandogli che è l’umiltà che rende le persone grandi. L’unica cosa che mi interessa è che diventi un brav’uomo. Da quello che mi racconta mia madre da piccolo ero grassottello, paffuto. Un bambino come tutti, curioso, al quale piacea molto scoprire cose nuove. Sento che sono stato un bambino normale, ho ottenuto quasi sempre le cose che volevo. Mio padre ha fatto davvero tutto il possibile per darmelo. Sicuramente mi sono goduto la mia infanzia. Da bambino non sognavo altro che diventare calciatore. Mia madre mi racconta che in casa c’erano sempre tantissimi palloni e palline, perché tutto quello che avevo attorno lo usavo per giocare a calcio, al punto tale che se mi compravano un carro lo usavo come pallone da calcio. Insomma, ho sempre voluto fare il calciatore”.

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