serie b

Frosinone-Palermo, allo Stirpe vale tutto: corrida amara con la firma di La Penna…

FROSINONE, ITALY - JUNE 16: Moussa Saib Kone' (L) of Frosinone and Aleksandar Trajkovski of Palermo compete for the ball during the serie B playoff match final between Frosinone Calcio v US Citta di Palermo at Stadio Benito Stirpe on June 16, 2018 in Frosinone, Italy.  (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

L'incredibile notte vissuta dal Palermo allo "Stirpe", tra clamorosi errori arbitrali e palesi irregolarità che hanno condizionato il regolare svolgimento del match nell'ultimo e decisivo scorcio: "Uno scippo così plateale e impudico da...

Mediagol77

di Benvenuto Caminiti

Quando si dice: "A caldo, il dolore non  si sente", è la verità, ma pensavo valesse solo per quello del corpo, mica per quello dell’anima.

Infatti io l’ho sentito dopo, durante tutta la notte passata in bianco a rivoltarmi nel letto; l’ho sentito arrivare piano piano e, come una morsa che si stringe sempre di più col passar del tempo, è diventato un groppo in gola, difficile se non impossibile da mandar giù.

Stamane, appena alzato, Cettina, mia moglie, mi ha dato una scrollatina sui capelli, chiedendomi: "Cos’avevi ‘sta notte?". E, al mio silenzio come risposta, ha aggiunto: "Hai pianto per tutta la notte!".

Sì, ho pianto  e ringrazio Dio di averlo fatto perché il dolore, quello dell’anima soprattutto, non puoi “gestirlo” se non lasciandoti andare e versare tutte le lacrime del mondo.

Piango ancora, amici miei, perché più che la sconfitta mi ferisce lo scippo che abbiamo subito. Uno scippo così plateale e impudico da diventare volgare e tutto ciò che è volgare è insopportabile.

Con la chirurgica “regia” del pavido La Penna, l’arbitro di Roma incautamente (?) designato per questa delicatissima partita che assegnava l’ultimo posto rimasto per la serie A, il Frosinone ha subito impostato la partita come fosse una corrida: lui, il matador e il Palermo, il toro.

I “gialloblù” di casa non pensavano a giocare ma a picchiare e lo facevano così spavaldamente che ai rosanero non bastava sopportare, perché erano sempre a terra e ogni loro azione, appena nasceva, moriva per mano, anzi per piede, dell’avversario.

Un atteggiamento, quello di Dionisi e compagni, non aggressivo, come avevano annunciato alla vigilia, ma intimidatorio. Sfacciatamente, come fossero certi dell’impunità. Come già sapessero che l’arbitro tutt’al più, messo alle strette, avrebbe tirato su un cartellino giallo.

E tuttavia, malgrado l’atmosfera incandescente del “Benito Stirpe”, diventato una muraglia colorata di giallo, il Palermo nel primo tempo ha giocato a calcio, non si è lasciato irretire della continue provocazioni di  Dionisi e dei suoi compari e ha portato più di un’insidia verso la porta avversaria, sempre abilmente sventata dal bravo Vigorito.

La ripresa era iniziata sulla stessa falsariga: il Frosinone che picchiava e, nei ritagli di tempo, cercava di attaccare e il Palermo che si chiudeva e ripartiva. Insomma, tutto sembrava filar liscio, e così sarebbe andata fino al 90’ se non ci avesse il becco il diavolo, che, per l’occasione, si era infilato dentro la scarpa destra del campano Maiello. Costui, arpionava una palla poco oltre la metà campo e vedeva tanta luce davanti a sé; così tanta da avanzare in libertà e, ai venticinque metri, liberare un destro telecomandato che si spegneva all’incrocio dei pali dell’incolpevole Pomini, proteso in un plastico quanto vano volo d’angelo.

Uno a  zero per loro  e… partita finita, anche se mancavano ancora 43 minuti. Anche se, pochi istanti dopo, su un guizzo felino di Coronado, Brighenti lo atterrava quando aveva entrambi i piedi (se non oltre) sulla linea dell’area di rigore. Ed è stato a questo punto che tutti quelli che prima erano solo sospetti, congetture e persino paranoie, diventavano cruda realtà perché l’implume La Penna prima indicava il dischetto del rigore, poi, letteralmente assediato da un nugolo di giocatori giallobù, si rimangiava la decisione presa e faceva marcia indietro. In senso figurato e non, perché arretrava di mezzo metro il “luogo del delitto”.

Ne ho viste di partite da settant’anni a questa parte ma non mi era mai capitato di vedere un arbitro rimangiarsi la sua decisione , prima rigore e poi solo punizione dal limite, sol perché agli avversari, padroni di casa, conveniva così.

E non mi era mai capitato prima di vedere i giocatori di casa gettare i campo un pallone dopo l’altro per costringere l’arbitro a interrompere il gioco.

Non mi era mai capitato prima di vedere finita una partita 43 minuti prima che scadesse il novantesimo. E non solo: non mi era mai capitato prima di vedere e sentire allenatore e presidente dei cosiddetti panchinari-lanciatori-pallavolisti incavolarsi al sacrosanto – oltre che legittimo – rilievo dei commentatori Sky circa l’antisportività del gesto: "Invece di complimentarvi con noi per l’impresa compiuta, vi soffermate su questi inutili dettagli!". Detto da entrambi, Longo e Stirpe, con quest’ultimo, arrogante  e spocchioso, che manda al diavolo platealmente il sempresorridente (tutta una parola, per favore!) Di Marzio. Il quale, subito dopo, come avesse commesso chissà quale ingiustizia, si scusava come fa un bambino scoperto con le mani nella marmellata.

E non mi era mai capitato prima di dover assistere a certi garbugli, tipici del famoso avvocato de “I promessi sposi”, che a parole cerca di confondere le idee del povero Renzo.

Ma stavolta non c’era Renzo ma il presidente rosanero che raccontava della sua perplessità  - per non  dire indignazione - per certe dichiarazioni allusive di Longo relative al bilancio rosanero: “Presidente, perché non vi incontrate, vi stringete la mano e fate la pace!”. Non credevo alle mie orecchie, ero così stupito da pensar di trovarmi in un bar dello sport, a Palermo, dove per risolvere qualsiasi baruffa, si suole dire. “Amunì, un c’è nienti… Pigghiamunni un cafè!”.