FOCUS:UNA STORIA DA LEGGERE FINO IN FONDO

FOCUS:UNA STORIA DA LEGGERE FINO IN FONDO

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

L’incrocio tra Palermo e Cagliari è tradizionalmente definito il derby delle isole. L’atollo di Beppe Iachini è calcisticamente un piccolo angolo di paradiso. Lucente, compatto, rigoglioso. Solido e definito. Armonioso nei suoi sinergici equilibri. Baciato dall’entusiasmo crescente e dal talento dei suoi tesori, ormai impossibili da nascondere.
La compagine sarda è uno scoglio sfaldato e deforme, ancora travolto dagli effetti dell’onda zemaniana, segnato da profonde crepe tattiche e psicologiche. Il Cagliari di Zola è un’isola che, al momento, non c’è.
La manita impietosa con cui il Palermo ha stritolato Conti e compagni esprime fedelmente il divario in termini di autostima, coralità e statura tecnica che intercorre attualmente tra le due squadre.

Celebrare adeguatamente la qualità delle prestazioni del Palermo di Iachini diviene esercizio sempre più complesso. Si rischia di essere ripetitivi, magari di peccare di eccessiva enfasi. Nove risultati utili consecutivi, settimo posto in graduatoria, venticinque punti conquistati, un margine di tredici lunghezze sulla zona pericolo. I numeri, seppur entusiasmanti, non raccontano abbastanza.

I perfetti automatismi collettivi nell’applicazione delle due fasi, la coesione tra i reparti, la densità, il pressing alto. Questi costituiscono ormai tratti caratterizzanti insiti e basilari nel Dna di questa squadra. Meccanismi fondanti, forgiati e rodati nel tempo, divenuti ormai una piacevole consuetudine che non lesiniamo di magnificare.
Ciò che sorprende ed entusiasma è la capacità di questo gruppo di innalzare settimanalmente la cifra tecnica ed estetica della sua manovra, sempre più fluida, pregiata, lineare, con trascinanti picchi di spettacolarità.
Progressi che attengono alla fase di costruzione a cui partecipa in maniera organica tutta la squadra, al netto delle magie, impagabili e fuori concorso, delle stelle Vazquez e Dybala.

La partita contro il Cagliari è finita dopo meno di un tempo. I rosa hanno divorato il dimesso avversario con le specialità della casa. Ritmo indiavolato, pressing alto sulla trequarti sarda, lezioni di regia tenute dal professor Maresca, sovrapposizioni brucianti firmate Morganella e Lazaar, filtro, cucitura ed inserimenti a cura di Rigoni e Barreto. Master di tecnica individuale, con prodigi balistici random, gentilmente offerti dal binomio argentino. Il Cagliari, tremante e stordito nel suo 4-3-3, in chiara crisi tecnica e di identità, non ci ha capito nulla.

Esplicativo il vantaggio firmato Morganella, Lo svizzero chiude col destro una sponda di Rigoni, su cross di Lazaar, al culmine di un’azione in cui sei uomini rosa avevano attaccato la porta di Colombi. Atteggiamento che la dice lunga su convinzione e indole propositiva della squadra di Iachini. L’inzuccata vincente di Munoz, due miracoli di Sorrentino e l’espulsione di Daniele Conti chiudono la contesa. Il tris di Dybala dal dischetto è la stoccata letale.

La ripresa è pura accademia. Solenne il minuto settantadue, per tutti i puristi del calcio. Il “Barbera” diventa il teatro dei sogni. Ancora, meravigliosamente, quei due. Vazquez riceve da Lazaar e, pressato dall’uomo, difende la sfera in un fazzoletto all’interno dei sedici metri. Linee di passaggio, per i comuni mortali, chiuse dai centrali difensivi di Zola. Uno sguardo al gemello Dybala ed un cucchiaio sfizioso, dolcissimo, uncinato col suo magico sinistro, plana oltre la linea sarda atterrando sul piede del principito. Dybala fa gol, il Mudo ti lascia, ancora una volta, senza parole. Barreto sigilla il pokerissimo con un bel destro dai venticinque metri.

Privo di Sau ed Ibarbo, con Cossu poco ispirato, il Cagliari odierno non era un test particolarmente probante. Feddal, preferito ad Andelkovic, ha comunque disputato una prova attenta e disciplinata. Rassicurato dalla presenza al suo fianco di Gonzalez e Munoz, veri pilastri per valore e rendimento, della retroguardia rosa.

Da sottolineare i progressi sensibili di entrambi gli esterni. Lazaar sta lavorando con grande applicazione per colmare le sue lacune in fase difensiva garantendo, al contempo, gamba e qualità in sede di spinta.
Morganella, gol a parte, è straripante. Atleticamente imperioso e dominante, sta, pian piano, affinando il suo piede destro, denotando maggiore precisione e lucidità nella scelta dell’opzione di giocata. Bravi e sorprendenti, per tempi e livello di crescita i due ragazzi, decisivo Iachini nel plasmarli, con perizia e pazienza, esaltadone le doti e limandone i difetti nell’ambito di precisi riferimenti tattici.

Barreto, Rigoni e Maresca compongono un asse nevralgico perfetto mix di sagacia tattica, dinamismo e qualità. Cuore, polmoni e cervello della compagine rosa.
Su Dybala e Vazquez c’è poco altro da aggiungere. Due talenti da top class che, per doti balistiche, estro e genio calcistico, volteggiano davvero su un’altra dimensione. Come già scritto in occasioni precedenti, pensano e dipingono calcio in maniera sincrona e complementare, talmente all’unisono da sembrare la perfetta sintesi di un giocatore solo.
Senza dimenticare la freccia Belotti, vero e proprio asso nella manica per il tecnico marchigiano. Gruppo coeso in campo quanto fuori. Con elementi come Terzi, Ujkani, Vitiello, Pisano, Milanovic, Ngoyi, Daprelà. Ognuno con attitudini, limiti e difetti. Lodevoli per professionalità, spirito, dedizione alla causa, nonostante lo scarso impiego. O ancora Quaison, Chochev ed Emerson, buoni prospetti, ancora acerbi, sui quali si può lavorare.

L’entusiasmante trend di risultati post Empoli, per continuità e standard prestazionali, ha piacevolmente sorpreso noi per primi. Basta dare un’occhiata alla formazione scesa in campo nell’infausto esordio in Tim cup contro il Modena, per rendersi conto che il Palermo di oggi è un’altra squadra. Il rientro in pianta stabile nell’undici titolare di gente del calibro di Sorrentino, Gonzalez, Munoz e Maresca ha elevato notevolmente la cifra tecnica e di personalità. Fattori importanti anche l’integrazione di Rigoni ed il ritorno di Barreto ai rendimenti abituali. Decisiva la deflagrante esplosione di Vazquez e Dybala, il cui talento, forgiato da Iachini, ha dato un senso diverso a questa prima parte di stagione.

Il tecnico marchigiano è il principale artefice di questo piccolo capolavoro. Per aver conferito identità, sincronismi, anima ed impianto di gioco a quella che oggi è una squadra nell’accezione più alta e globale del termine. Senza dimenticare Giorgio Perinetti, che, di concerto con il tecnico, ha pensato e costruito l’intelaiatura del gruppo che ha stravinto la B e sta brillando anche nella massima serie. Un plauso lo merita anche il patron Zamparini. Capace di derogare dalla sua proverbiale fama di mangia allenatori nel momento più buio. Approcciando la crisi di risultati con oculatezza e capacità di analisi. Senza farsi tradire dal proverbiale istinto. Comprendendo che Iachini era il vero valore aggiunto e non certo il problema di questo gruppo.

L’auspicio adesso è che la finestra invernale di calciomercato non porti significativi scossoni strutturali. Compatibilmente alle logiche economiche e patrimoniali, parametri fondamentali per ogni club nel calcio moderno, sarebbe bello godersi le gesta di quest’organico per l’intera stagione, senza perdersi pezzi pregiati per strada. Almeno fino a giugno. L’obiettivo resta la salvezza ma questo Palermo è davvero una bella storia. Diverte, appassiona, emoziona. Vale la pena leggerla fino in fondo.

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