FOCUS:LA PAZIENZA DI UNA SQUADRA COMPIUTA

FOCUS:LA PAZIENZA DI UNA SQUADRA COMPIUTA

di Leandro Ficarra
.

Commenta per primo!

di Leandro Ficarra

Tosti, maturi e vincenti. Il Palermo districa una matassa insidiosa e complicata. Rimonta il Verona, legge e vince la gara da squadra di rango. Erode ed aggira la fortezza eretta da Mandorlini. Violandola al momento giusto. Con flemma, pazienza, raziocinio. Senza barcollare al primo schiaffo. Senza mai smarrire il filo del proprio calcio. Tenendo viva la connessione tra piedi e testa. Consapevole della bontà del proprio spartito. Eseguito con ritmo, intensità, armonia. Stordendo la resistenza avversaria . Fino a piazzare gli acuti letali.

Vittoria preziosa e di gusto. Al culmine di un match tatticamente complesso. Avaro di spettacolo ed emozioni. Una squadra ha provato a fare calcio. L’altra esclusivamente ad impedirglielo. La banda Iachini ha tenuto fede a se stessa. Non si è mai scomposta né disunita. Mostrando una statura mentale ormai pari ai suoi equilibri tattici. Il Palermo vive un momento di grande fulgore. Condizione psicofisica straripante, fotografata da una classifica meravigliosa.

Identità tattica marcata e riconoscibile. Automatismi perfetti nello svolgimento delle due fasi. Tracce di manovra delineate e tangibili. Dedizione entusiasta e corale nell’interpretare il credo tattico di Iachini. Nell’incarnare il suo spirito. Fatto di umiltà, determinazione, cooperazione. Base morale che dà corpo e sostanza alla dose di talento purissimo che impreziosisce questo gruppo. Una squadra che è conscia dei suoi pregi ma non smette di guardare i suoi difetti. Celandoli con perizia all’ombra di collaudati meccanismi collettivi.

Sincronismi talmente rodati da consentire l’inserimento di nuove pedine senza colpo perire. Per informazioni rivolgersi a Roberto Vitiello e Mato Jajalo. Tra i migliori in assoluto nella sfida contro il Verona.
La partita disputata dalla compagine di Iachini è stata estremamente intelligente e laboriosa. Forcing e supremazia territoriale costante. Predominio totale in termini di possesso palla, intensità, temi propositivi.
Il bunker proposto da Mandorlini al “Barbera” rievoca ben altre ere calcistiche. Un 5-3-1-1 con baricentro schiacciato a protezione di Benussi, densità esasperante tra le linee, presidio costante della propria metà campo. Un blocco monolitico. Atto a togliere la profondità al Palermo, cancellando il concetto di spazio. Trincea, animo, raddoppi. Parola d’ordine interdire. Palla sopra su Toni, poco assistito da Nico Lopez, per alleggerire la pressione. Accompagnando poco e male i rari tentativi di ripartenza. Parlare di condotta rinunciataria è un eufemismo.

La manna sotto forma di inzuccata di Tachtsidis pareva legittimare la muraglia scaligera. Il Palermo ha tessuto sapientemente la tela del suo gioco. Imbastendo una manovra lineare, fluida, avvolgente. Dipanata con ritmo ed intensità, sfruttando il campo prevalentemente in ampiezza. Alla disperata ricerca di un varco, un pertugio. Spiragli di luce nell’oblio gialloblu. Vazquez e Dybala hanno svariato più del solito, si sono abbassati sulla trequarti alla ricerca di palloni giocabili. Facendo valere la loro tecnica sullo stretto. Cercando di sfaldare il dispositivo scaligero con rapidi uno-due. Provando a premiare gli inserimenti nello spazio degli intermedi, le sovrapposizioni degli esterni. Spazi e tempi d’esecuzione infinitesimali. Pareva di sbattere contro un muro.
Abbattuto, per la gioia del “Barbera”, dalla leccornia balistica del principito Dybala. Una parabola leggiadra a giro che bacia il palo e morde Benussi. La maggiore qualità degli uomini di Iachini è emersa nitidamente col trascorrere dei minuti. La rimonta poteva completarsi già prima dell’intervallo se Vazquez avesse aggredito con più cattiveria un assist splendidamente confezionato da Barreto.

La ripresa viaggia sulla falsa riga della prima frazione. Sembra un’esercitazione infrasettimanale. Attacco contro difesa. Ammirevole la voglia e l’intraprendenza dei rosa. Ancor più la disinvoltura con la quale disegnano le ormai note geometrie. L’esordiente Jajalo stupisce per carisma, piglio, qualità. Complice il forfait di Rigoni, Iachini getta il croato nella mischia. Lui interpreta magistralmente il ruolo di play nella sua accezione più moderna. Geometrico, tignoso, essenziale. Ha visione di gioco, tempi, piede educato. Si erge inerzialmente a punto di riferimento. Preciso e lineare sul corto, brillante nel verticalizzare, gagliardo in pressione sull’uomo. Eclettico tatticamente. Può fare anche l’esterno alto, il trequartista, la mezzala. Nel ruolo di schermo pensante davanti la difesa a noi è piaciuto molto. Puntello di buona qualità per l’organico di Beppe Iachini.

L’ex Colonia ha lasciato il posto a Belotti quando Iachini ha deciso giustamente di forzare passando al 3-4-1-2. Nonostante Il Palermo non fosse fin lì riuscito a creare occasioni clamorose, il gol del sorpasso era nell’aria. Le percussioni impetuose di Lazaar e Morganella sfiancavano gli omologhi di ruolo. Vazquez e Dybala, a suon di dribbling e giocate, stremavano la pur stoica resistenza di Marquez e compagni.
Così la perseveranza rosa incassava il giusto premio al minuto settantanove. Vazquez scartava un cioccolatino per Belotti. Un cross teso, millimetrico, velenoso. Sfera imbucata sul primo palo, in una micro zona rossa tra centrale e portiere. Zona attaccata con ferocia da vero bomber da Andrea Belotti. Il gallo si tuffa con coraggio e tempismo. Spizza di un nulla la sfera. Se prima o dopo il contendente scaligero conta poco.
Dinamica estremamente esplicativa. Tipologia di azione che esalta le peculiarità di un finalizzatore vero come il bisontino di Calcinate. Diverso da Dybala ma a suo modo decisivo. Anche part-time. Soluzione efficace ed alternativa. Preziosissima risorsa per il presente ed il futuro di questa squadra.

Lieta sorpresa Jajalo, dolce conferma Vitiello. Ormai perfettamente integrato nei sincronismi della linea difensiva. Preciso, tempestivo, puntuale. Non sta facendo rimpiangere Munoz. Anzi. Merito al valore ed alla professionalità di un ragazzo che si sta ritagliando una meritata ribalta. Il carisma e la statura di Gonzalez, vera guida del reparto, stanno rinfrancando anche Andelkovic. Anche ieri prestazione attenta, pragmatica, intensa. Senza sbavature.
Freddo e pronto Stefano Sorrentino. Inoperoso per l’intera gara. Bravo a metterci la manona su diagonale di Lazaros nel finale sventando una situazione delicata. Dominante sul binario destro Morganella. Straordinaria la maturazione tecnico-tattica dell’esterno svizzero. Non più solo quantità ed esuberanza atletica ma anche una serie di buone giocate per concetto ed esecuzione.

Convincente anche la prova di Lazaar. Costante e razionale in fase propulsiva, applicato in quella difensiva. Più saggio e lucido del solito nella scelta della giocata. L’ottimo rendimento degli interpreti sulle corsie costituisce un fondamentale valore aggiunto, in termini di compattezza ed incisività, nell’economia del gioco di questa squadra.

Capitan Barreto è il solito sagace ed indomito tuttocampista. Meglio Bolzoni rispetto alla gara di Genova, utile in fase di filtro e recupero della sfera.  Su Dybala e Vazquez c’è poco da aggiungere. Basta godersi lo spettacolo. Mix regale di classe, estro, genio calcistico. Insieme hanno dato luce e dimensioni insperate alla stagione rosanero. Tasselli di platino incastonati in un mosaico perfetto. Composto, rifinito e lavorato magistralmente da Beppe Iachini, con arte, perizia e pazienza. Artefice e protagonista assoluto di questo piccolo capolavoro calcistico.
Adesso si vola a S.Siro. Da settimi in classifica, con l’obiettivo primario ad una manciata di punti, e la sfera dei sogni appena un poco più in là. Senza nulla da perdere e con la voglia, irrefrenabile, di provarci.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy