FOCUS: TROPPO VIOLA PER UN ROSA PALLIDO

FOCUS: TROPPO VIOLA PER UN ROSA PALLIDO

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Nessun dramma, poteva starci. Il Palermo non è bionico. Stecca e cade, interrompendo la serie d’oro, al cospetto di una signora squadra. Lo stop del “Franchi” nulla toglie all’eccellente stagione fin qui disputata dalla compagine di Iachini. Non inganni il punteggio. Il successo dei viola è stato molto più netto di quanto non dica il pirotecnico epilogo finale. Per approccio mentale, qualità di gioco, intensità. La compagine di Montella ha prevalso in ogni dove. Disponendo di un Palermo insolitamente abulico e supponente, sceso dal letto col piede sbagliato. Autore di un primo tempo remissivo ed impalpabile. Senza idee, equilibrio, aggressività.

Sensibilmente condizionato, sul piano tattico e psicologico, dal forfait in extremis del gioiello Dybala. In balia del palleggio, della coralità, della cifra tecnica della Fiorentina, per un’ora buona. Sorretto dalla grazia dei legni, ha rischiato il tracollo nella prima frazione. Rimesso in partita da due sciagurati orrori viola a metà ripresa, incapace di capitalizzare al meglio gli acuti di Quaison, che parevano poter sovvertire inerzia e quadro psicologico del match. Troppo molle e approssimativa, la fase di non possesso dell’undici rosa per sperare di portare punti a casa. Creativamente aridi e sporadici i temi propositivi. Così la Fiorentina ha rapidamente rialzato la testa. Cuadrado e Joaquin, con una perla balistica, hanno legittimato l’odierna superiorità viola. Il penalty impeccabilmente trasformato da Belotti addolcisce la pillola ma non muta la sostanza.

Sconfitta che ha matrici mentali, tattiche e tecniche. Tutte piuttosto nitide e leggibili. L’impatto psicologico ed agonistico, pronti via, non è stato tra i più felici. Il Palermo del primo tempo è irriconoscibile. Privo di nerbo, ferocia, intensità. Deficit palesato nell’applicazione mogia e disarmonica del pressing alto. Belotti, con l’ausilio di Barreto e Rigoni, accenna la prima pressione sui centrali viola, ma esterni e linea difensiva accorciano poco e male. La squadra si allunga subito, subendo tecnica ed inventiva di Pizarro, Borja Valero e Mati Fernandez, dominatori in zona nevralgica.
In assenza di pressione e densità rosa, è stato fin troppo semplice per centrocampisti di quel calibro, innescare le frecce dardeggianti Joaquin e Cuadrado. Palermo statico, pigro, slegato. Fatica a ricomporsi una volta persa la sfera. Subisce un paio di brucianti ripartenze. Barcolla e si abbassa. Munoz e Gonzalez non sono in giornata, Feddal annaspa. La squadra di Iachini non la vede mai, o quasi. Stenta a riproporsi, costretta com’è a cambiare le tracce di sviluppo della manovra, complice il forfait di Dybala.

Fraseggio sterile e scontato, Maresca soffre ritmi viola e staticità dei compagni, esterni costretti sulla difensiva da Pasqual e Joaquin, Vazquez scolastico e intristito, orfano del suo gemello. Sistematica ricerca della profondità, per esaltare le doti del Gallo sul lungo. Temi monocorde e leggibili. Regolarmente dissolti nella morsa della difesa viola.

La Fiorentina imperversa in mezzo e sulle corsie. Circolazione fluida, rapida, avvolgente. Il Palermo non ha brillantezza per aggredire né distanze giuste per creare densità. Impreciso ed approssimativo nella gestione della sfera, l’undici rosa non riesce ad arginare il forcing toscano che alimenta con inediti errori di misura.
Emblematico il torello che fa da preludio al vantaggio. Borja, Mati e Joaquin che ubriacano Lazaar e Feddal, tocco a rimorchio del cileno, velo di Cuadrado, sinistro vincente di Pasqual. Linee troppo schiacciate a ridosso dell’area piccola, poco reattive nell’accorciare sul terzino di Montella.

Borja Valero slalomeggia indisturbato fino a baciare la traversa con un lezioso cucchiaio, Gomez sulla ribattuta manca il bersaglio, Pizarro centra il palo a Sorrentino battuto. Difesa rosa svagata, poco reattiva, poco cattiva. I viola hanno chiuso avanti di misura la prima frazione. Poteva andare decisamente peggio.

Ancora un pasticcio difensivo, ad inizio ripresa, origina il raddoppio di Basanta. Iachini prova ad invertire il trend. Rinunciando alle geometrie di Maresca, gettando Quaison nella mischia, piazzando Rigoni schermo davanti la difesa. Coniando una sorta di 3-4-2-1 col giovane svedese a galleggiare a fianco di Vazquez, alle spalle di Belotti.
Chiaro l’intento di conferire nerbo, centimetri e dinamismo ad un centrocampo fin lì troppo passivo e compassato. Mossa azzeccata. La squadra ritrova compattezza e piglio in mezzo al campo. La Fiorentina protesa in avanti e con la linea difensiva esasperatamente alta, prende rischi gratuiti a dispetto del punteggio. Sarà proprio Quaison a scartare i due regali viola, riequilibrando temporaneamente il match. Prima inserendosi a tempo sull’ assist di Belotti, poi punendo una dormita di Alonso su retropassaggio di Pizarro.

Emerson rileva Lazaar, dentro Bolzoni per Rigoni. Peccato che, poco dopo, l’ennesima allegra lettura difensiva vanifichi tutto. Cuadrado prende alle spalle Feddal con un fulmineo movimento sul primo palo, bruciando l’intera batteria dei centrali rosa sul cross di Pasqual. Alla magia di Joaquin, farà seguito il rigore firmato da Belotti.
Al Palermo è mancata principalmente brillantezza, mentale ancor prima che fisica. In ogni reparto.  Troppi i rosa in cattiva giornata, farraginosi nel pensiero e nell’esecuzione di movimenti e giocate. Da qui la mancanza di coralità, sincronia ed intensità nelle due fasi, con le conseguenti crepe in termini di equilibrio e compattezza.
Lusso che non puoi concederti contro una compagine di notevole cifra tecnica come quella di Montella. Nel dimensionare questa sconfitta non va dimenticata la caratura dell’avversario, dotato di individualità di altissimo livello, specie dalla cintola in su.

In assenza di Dybala, la manovra è parsa piatta ed involuta. La sua interpretazione universale del ruolo è la chiave della fase offensiva rosa. Alterna movimenti variegati ed illeggibili. Taglia, viene incontro, attacca la profondità. La sua tecnica sopraffina gli consente di creare ripetutamente superiorità numerica, il suo talento di inventare trame, in combutta con Vazquez, geniali e spiazzanti per gli avversari. Il principito è, per la sua specificità, riferimento funzionale al gioco anche in sede di costruzione e rifinitura. Il suo moto perpetuo stana i centrali avversari, aprendo varchi e cadenzando i tempi per gli inserimenti degli intermedi. Punta di diamante ed al contempo volano imprescindibile dei meccanismi offensivi.

Belotti è certamente un bomber di razza, un predestinato. Centravanti classico, tutto forza e fiuto del gol. Giocatore molto diverso rispetto all’argentino. Più finalizzatore, meno organico allo sviluppo della manovra. Il Gallo è un terminale vecchio stampo, Prima punta canonica. Partecipa poco alla costruzione, ama attaccare la linea difensiva alle spalle, mordere l’area, essere imbucato in verticale, possibilmente ad un tocco, sul primo movimento. Sprigionare la sua poderosa progressione nello spazio. O sfruttare le sue doti aeree, divorando cross radenti provenienti dalle corsie. Temi di gioco non del tutto propri a questo organico, difficilmente realizzabili nella gara contro i viola. Ha disputato un buon secondo tempo. Ha fornito un assist, segnato un gol, ne ha divorato un altro . Ha corso e lottato senza risparmiarsi. La sensazione è che faccia ancora un po’ fatica a giocare per la squadra. Così come la squadra a giocare per lui. A Iachini, maestro oltre che stratega, il compito di  valorizzare lo straordinario potenziale del bomber di Calcinate, forgiandone le doti ed integrandolo al meglio nei sincronismi collettivi.
Così come sta facendo con Quaison. Pochi spezzoni, sempre promettenti del giovane svedese. Mezzala offensiva o trequartista fisico. Muscoli, corsa, tempi di inserimento, buona conclusione dalla media distanza. Volitivo, freddo e lucido in occasione dei gol. Le lezioni del professor Iachini sortiscono buoni effetti. Può costituire un’ alternativa importante nel prosieguo della stagione.

Archiviare la pratica Firenze e sintonizzarsi sul prossimo impegno. Senza smorzare convinzione ed entusiasmo. Senza rimuginare più di tanto. Al “Barbera” arriva la Roma. Serve il Palermo delle notti migliori.

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