FOCUS: ROSA INFINITO, UN CUORE NO LIMITS

FOCUS: ROSA INFINITO, UN CUORE NO LIMITS

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Il Dio del calcio, per una volta, ha sovvertito la sua cinica legge. Quella regola non scritta, crudele e puntuale, che si scaglia come un boomerang su chi si mostra incapace di infliggere il colpo mortifero alla sua preda, ferita e agonizzante, ma tutt’altro che arrendevole. Il fato pallonaro si accanisce con sadismo beffardo nei confronti delle squadre belle, operose e incompiute. Capaci di azzannare una gara, gestirla ed al contempo sprecare un’infinità di chances utili per chiuderla.

Dopo l’incredibile sagra delle occasioni sciupate dalla banda Iachini, avanti di un gol e di un uomo, eccola lì, la beffa. La classica palla sporca, il maldestro ginocchio di Andelkovic, la stoccata inesorabile del destino celato nel chirurgico sinistro di Pavoletti. Sembrava la solita, maledetta, storia. Stavolta no.

Spiccioli da giocare, la gioia che prende forma nel cuore del recupero. Il brusio del “Barbera” è un mix amaro di rabbia e frustrazione, tra le cui pieghe trova ancora spazio un briciolo di speranza. Questione di fede. Il Mudo ha ancora qualcosa da dire. Riceve una palla qualsiasi da Lazaar sul vertice mancino dell’area. La trasforma nella palla del match. Finta il cross, abbozzando la canonica postura, manda fuori tempo la linea difensiva neroverde. Quindi imbuca dolcemente la sfera, coccolata col sinistro, a filo d’erba, alle spalle di Gazzola, sui piedi di Belotti. Il sinistro del gallo è un po’ strozzato, l’urlo no, si uniforma a quello imponente, roboante del “Barbera”. L’incontenibile estasi del popolo rosa fa il paio con un ritrovato senso di giustizia calcistica.

Chi spreca e tanto, specie nella massima serie, finisce per pagare un conto salato. Indipendentemente da qualità di gioco espresso e numero di occasioni create. Verità scolpita nella storia di questo sport. La sfida di ieri ha espresso un finale inedito, straordinariamente avvincente, per certi versi romantico. Con il piede destro di Sorrentino a murare miracolosamente l’ultimo acuto di Zaza, con il pubblico felicemente stremato dall’inebriante altalena di emozioni.
Ha vinto il Palermo. Che ha sofferto, lottato, creato e sciupato. Ma ha certamente meritato il risultato pieno. In primis per la granitica forza mentale con cui ha reagito al cazzotto del pari emiliano. Commutando la frustrazione in voglia, la rabbia in energia utile a prevalere su avversari, fato e cronometro. La legge del cuore in deroga alla dura legge del gol. Per una volta. Tutto molto bello. Epilogo e partita.

Complimenti vivissimi al Sassuolo. Se abbiamo assistito ad un match intenso, emozionante, a tratti spettacolare, parte del merito va certamente ascritto alla compagine di Di Francesco. Dinamica, armoniosa, frizzante e propositiva. Una riedizione morigerata del verbo calcistico zemaniano. Efficace, fluido, bello a vedersi. Lineare ed incisivo, interprete di un calcio esteticamente gradevole e di buona qualità. La squadra emiliana ha gestito il pallino del gioco per tutto il primo tempo. Togliendo spazi ed iniziativa al Palermo di Iachini che si è raccolto nella sua densità difendendosi con ordine e rischiando poco.

La zuccata di Rigoni dopo tre giri d’orologio aveva messo subito le cose nel migliore dei modi. Il Sassuolo tuttavia non si è scomposto. Iachini disponeva Rigoni sulle orme di Missiroli, Vazquez a sporcare le tracce di Magnanelli. Grazie a proprietà di palleggio e buona circolazione di palla, gli emiliani riuscivano a saltare il primo pressing innescando le catene sull’esterno e provando ad alimentare la profondità di Zaza.
Il Palermo ha coperto il campo in modo molto ordinato nel suo 3-5-1-1. Restando compatto anche se un po’ più basso del solito. Patendo qualcosa sulla corsia mancina dove Lazaar e Chochev, non perfetti in fase di non possesso, soffrivano i tagli di Sansone, le sovrapposizioni di Gazzola, gli inserimenti di Taider. Tutti i traversoni che transitavano dalla parte di Sorrentino erano comunque preda di Gonzalez e Munoz, davvero perfetti sia in marcatura che nel gioco aereo. Francobollati Zaza e Floro Flores al Sassuolo non è rimasta che qualche conclusione dalla distanza.

Bene la fase difensiva del Palermo che ha però faticato a riproporsi nella prima frazione. Nonostante Maresca abbia gestito tempi e tracce della manovra con ordine e qualità. Brava la linea difensiva di Di Francesco, alta il giusto, a mettere spesso in off side Dybala e Vazquez, raddoppiati e randellati da Cannavaro e compagni. Impreciso e poco lucido nell’opzione di giocata Lazaar, spesso innescato coi tempi giusti da Vazquez.

La ripresa ha scritto un’altra storia. Palermo più alto, vivo, aggressivo. Sassuolo più lungo e proteso alla ricerca del pari. Voragini ed interspazi venivano attaccati con ripartenze fluide e geometricamente pregevoli dalla squadra di Iachini. Che non rischia nulla ed inizia a collezionare incredibili occasioni in serie.
I neroverdi si propongono con esterni bassi, vanno dentro e si buttano negli spazi entrambi gli intermedi. Saltano filtro e copertura. Dybala e Vazquez fanno a fette la linea difensiva emiliana, nuda e adesso molto, troppo, alta. Chances clamorose: Dybala, Maresca per ben due volte. Prima di testa, poi con una percussione in contropiede, modello Siviglia, che fa espellere Consigli costretto ad abbatterlo in uscita. In superiorità numerica il Palermo straripa ma non la chiude. Lo slalom speciale di Vazquez ,il sinistro alto di Chochev, l’incornata di Gonzalez, l’amnesia di Rigoni che si dimentica di puntare la porta e calciare solo davanti a Pomini.

Da non credere. Preludio sinistro, come l’interno piede di Pavoletti, lesto a punire cotanta grazia. Quindi la rabbia, la carta Belotti, il ricamo del Mudo che dà voce al canto del Gallo. Il miracolo di Sorrentino, il calcione, l’ennesimo, di Cannavaro a Dybala con sacrosanto cartellino rosso. Poi l’apoteosi rosa. In campo e sugli spalti.

Davvero un bel match. Ben giocato da due squadre dotate di identità, organizzazione, mentalità fortemente propositive. Più brillante, spumeggiante, temerario, il Sassuolo di Di Francesco. Più solido, compatto, equilibrato, il Palermo di Iachini. Entrambe le formazioni spiccano per freschezza ed intensità, mostrano buona qualità nello sviluppo delle trame di gioco, esaltando le proprie individualità nell’ambito di automatismi tangibili e ormai collaudati.

In casa rosa menzione di merito per Enzo Maresca. Sempre più faro, sempre più mente, sempre più leader.
Non stupiscono certo la qualità ed il senso geometrico, patrimonio acclarato del suo calcio. La crescita dal punto di vista atletico è evidente. Ieri l’abbiamo visto addirittura gettarsi negli spazi, riproponendosi con gamba e forza come nei giorni migliori. Lucidità, fosforo, senso della posizione. Il gol avrebbe reso perfetta una prestazione comunque di grande livello. Con Gonzalez , Sorrentino e Munoz, vero e proprio uomo svolta.
Di Gonzalez e Munoz abbiamo già detto. Solidità, tempismo, forza e capacità di lettura. Hanno cementato il reparto. Accorciano, scappano, alzano la linea e tolgono la profondità con lodevole sincronia. Spietati in marcatura. Sopperiscono anche a qualche sbavatura firmata Andelkovic. Lo sloveno fa il suo, ha fisico, forza buona disciplina tattica. Tecnicamente non è perfetto, è anche poco fortunato. La speranza è che possa crescere, smussando le sue lacune con quei due al suo fianco.
Così come cresce Morganella. Instancabile stantuffo sulla destra. Atleticamente devastante, mostra sensibili progressi anche sul piano balistico. Lodevoli per dosaggio e precisione i cross dalla destra ed alcune verticalizzazioni ad innescare Dybala.

Decisivo Sorrentino, illuminante anche se lezioso Vazquez, immarcabile, anche se non ispiratissimo, Dybala. Prezioso e prolifico Rigoni, in crescita, lieve ma progressiva, il bulgaro Chochev. Belotti ha fatto il bomber. Ciò per cui è nato. Bravo e cattivo a sfruttare quei pochi secondi, scacciando le streghe di un periodo per lui grigio. Gol di straordinaria valenza psicologica per il prosieguo della sua stagione.
Settimo risultato utile consecutivo. Classifica gratificante, anticamera del salotto buono. Una ritrovata simbiosi con il pubblico che si identifica nell’indole operaia e gladiatoria della squadra. La gente al “Barbera” riesce a sognare con le giocate mirabolanti delle stelle argentine. Ora si entusiasma, ora si dispera, al cospetto dell’esuberanza, del talento, puro ma ancora acerbo, dei suoi beniamini.
Comunque partecipa, spasima, si emoziona. Sta tornando a divertirsi. In attesa di centrare l’obiettivo, questa è già una grande vittoria.

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