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FOCUS: ORDINE TATTICO, SPIRITO E SENATORI L’UNICA VIA D’USCITA

FOCUS: ORDINE TATTICO, SPIRITO E SENATORI L’UNICA VIA D’USCITA

Riuscire a ripristinare rapidamente equilibri credibili nelle due fasi di gioco sulla base del modulo tattico più consono alla squadra. Puntare sulla personalità e la qualità dei senatori per uscire dalla crisi. Questa la ricetta di Iachini per...

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di Leandro Ficarra

Punticino insipido ma comunque salutare. Primo flebile segnale di vita del Iachini bis. Pasto austero e frugale al fine di scongiurare il collasso. Come metabolizzare il pari a reti bianche contro il Bologna? Sul piano squisitamente numerico il riverbero in graduatoria  è certamente positivo. Il Palermo ha implementato di una lunghezza il margine sul Frosinone mantenendo invariato quello sul Carpi. Non certo uno strappo decisivo ma coi tempi che corrono è già buona cosa. Il Verona si è virtualmente congedato dalla massima serie in quel di Udine, il Genoa, superato dal Chievo, permane in linea precaria di galleggiamento.

Un mezzo sorriso in casa rosanero, presto smorzato alla lettura del calendario. Inter e Napoli in sequenza rappresentano due avversari realisticamente fuori portata per la compagine di Iachini. Il rischio di ritrovarsi, magari incassando consensi ed indicazioni confortanti,  con un pugno di mosche in mano è purtroppo concreto. Tra scontri diretti ed incroci più abbordabili per le dirette concorrenti, il Palermo potrebbe vedere assottigliarsi il vantaggio sulla zona rossa nei prossimi due turni.

La sfida contro i felsinei, per quanto estremamente complicata per valori e contingenze, era quella in cui provare a piazzare una zampata. Prendersi una boccata d’ossigeno piena, sotto forma di tre punti, utile a non soffocare in graduatoria nelle settimane successive. Fieno in cascina proibitivo da racimolare a San Siro contro l’Inter o al “Barbera” al cospetto della corazzata di Sarri.

Il disastroso quadro mentale, tattico, tecnico e fisico, mostrato dal gruppo nelle ultime due uscite non lasciava presagire nulla di buono. Il Palermo visto contro Torino e Roma si era mostrato un ‘entità calcisticamente indefinita. Dilaniata e dilaniante. Totalmente priva di coralità e filo logico, disarticolata, timorosa, apatica e stordita. Psicologicamente in tilt, tatticamente divorata da un’inerziale anarchia, tecnicamente di una modestia imbarazzante, rara per gli standard della massima serie.

Inutile rivisitare il rewind di topiche gestionali e programmatiche che hanno progressivamente alimentato questo status di estremo disagio, ascrivibili esclusivamente alle responsabilità del club, segnatamente alla sua dirigenza con in testa il presidente Maurizio Zamparini. Iachini ha un compito straordinariamente arduo. Rimettere insieme i cocci rimasti, tirare fuori una scialuppa dalla tempesta e condurla in porto.

Contro il Bologna è partito questo processo di normalizzazione. Lo spartito tattico è quello noto. Il 3-5-1-1 dogma vincente del Palermo che fu. Altri tempi, altri interpreti. Si ricomincia dalle nozioni primordiali.

Densità nella propria metà campo, copertura degli spazi, pressing alto, sfruttamento delle corsie laterali, compattezza e coesione tra i reparti. Relatori i senatori per eccellenza del gruppo. Maresca, Vitiello, Andelkovic, Morganella,Gonzalez, Gilardino, Sorrentino in procinto di rientrare. Esperienza, carisma, personalità. La ricetta per restare a galla e non affondare. Sperando che Vazquez illumini con la sua classe l’oblio tecnico che avversa questo organico.

Qualche nota positiva dai novanta minuti contro la compagine di Donadoni è emersa in questo senso. Ordine e mutualità tra i reparti in fase difensiva, intensità e spirito sul piano mentale ed agonistico. Squadra ancora un po’ lunga, non perfettamente sincrona nell’accorciare in sede di pressione sulla sfera ma  vogliosa di provarci.

Sul piano propositivo è la solita storia. La gara di ieri ha ribadito che, vista la cifra tecnica media del reparto, in linea mediana Enzo Maresca deve giocare sempre. Anche bendato, a ritmi cadenzati, e con un’ autonomia limitata. Con il massimo rispetto e in ragione delle singole peculiarità, nessuno tra i centrocampisti in organico possiede un decimo della personalità, del fosforo, della qualità in sede di costruzione della manovra dell’ex Siviglia.

Dotati della giusta dose di coraggio ed intraprendenza i due quasi esordienti: sicurezza nell’ordinaria amministrazione e un paio di buoni interventi per Posavec, tecnica, disciplina e due assist d’oro per lo stantuffo Pezzella. Difficile commentare l’ennesima prestazione grigia di Chochev. Mai un fattore in nessuna delle due fasi di gioco. Tanti errori, ritmo blando. Il ragazzo sembra in evidente difficoltà psicologica oltre che tecnica.

Punti interrogativi anche sulla prestazione di Hjliemark. Le qualità tecniche e di pensiero del gioiellino svedese non si discutono. Da troppo tempo fa però grossa fatica ad esprimerle con determinazione sul campo. Prestazioni troppo scolastiche, quasi accademiche quelle fornite dall’ex Psv.  Pulito il compitino ma mai un acuto. Vittima certa del marasma generale che ha devastato psiche, equilibri e certezze del gruppo. Lui che ha qualcosa in più dei compagni di reparto, deve tirarlo fuori adesso. Mettendoci più convinzione e cattiveria, prendendosi qualche rischio.

La linea difensiva non ha convinto del tutto ma è stata ordinata rischiando poco. Vazquez ha fallito due occasioni ghiottissime su altrettanti inviti di Pezzella. Bravo Mirante nella seconda circostanza, ma un giocatore della sua classe, da quattro metri, deve mettere la sfera nel sacco. Comprensibile ili suo nervosismo post sostituzione, figlio più della frustrazione personale che non dell’avvicendamento in sé.

La gara di Gilardino è stata perfetta esemplificazione di quanto dichiarato in settimana dal patron Zamparini. La squadra non è stata in grado di produrre una sola giocata idonea ad esaltare le attitudini del bomber di Biella. Non un cross calibrato con i giri giusti, non una verticalizzazione con tempi idonei sulla ricerca della profondità, niente assist radenti sul primo palo, zero palle giocabili per il Gila.

Il tris di ingressi nel finale, con Quaison, Trajkovski e Djurdjevic gettati nella mischia, non ha mutato gli equilibri. Buona volontà pari all’evanescenza. Non è semplice incidere in una decina di minuti in un contesto di tale precarietà. Tuttavia, è innegabile che Iachini non disponga in organico di alternative in grado, per caratura complessiva, di incidere marcatamente cambiando le sorti di un match a questi livelli.

Situazione difficile ma piuttosto chiara. Iachini deve lavorare sul piano psicologico, tattico, atletico. Ricominciando quasi da zero. Di fronte a lacune tecniche e strutturali talmente evidenti, acuite dallo stucchevole tourbillon di rivoluzioni tra panchina e scrivania, c’è poco da inventarsi. Urge ritrovare rapidamente quei principi tattici basilari che ti consentano di tenere il campo in maniera credibile, plasmandoli con quell’indole gladiatoria, feroce ed operaia classica di chi vuole perseguire un obiettivo ben oltre i propri limiti.

Scettro e pressioni in mano, anzi tra i piedi, di coloro che hanno pelo sullo stomaco e spalle larghe, unici in grado di gestire il momento, indottrinando i meno avvezzi alla tempesta. Tocca ad Enzo Maresca, Stefano Sorrentino, Alberto Gilardino, Giancarlo Gonzalez, Franco Vazquez. Spalleggiati dai fidi gregari, Vitiello, Rispoli, Andelkovic, Morganella, lo stesso Jajalo. Gente che non ruba l’occhio ma non tira indietro la gamba, usando la testa in perfetta simbiosi con il credo calcistico di Iachini.

Questo nucleo di interpreti, mix di personalità, esperienza, qualità ed abnegazione, può tirare il Palermo fuori dai guai. Indicando la strada ai quei giovani in organico il cui talento acerbo, vedi Lazaar ed Hjliemark, rischia di essere travolto da un carico di pressione che non sono fisiologicamente in grado di gestire. Iachini ne ha piena coscienza, da tecnico navigato ed uomo pragmatico ha eletto i senatori ad ambasciatori sul campo del suo verbo. Consegnando loro senza riserve chiavi e futuro della squadra. Saggia decisione, forse l’unica via d’uscita per scongiurare amare sorprese.