FOCUS: NUOVA LINFA PER IL RUSH FINALE

FOCUS: NUOVA LINFA PER IL RUSH FINALE

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

La gemma balistica firmata Alvaro Morata al minuto settanta ha spezzato l’equilibrio, inerziale e sostanziale, di una sfida rimasta implosa. Elogio strategico del 3-5-2 nella sua accezione più accorta e conservativa. Classica partita a scacchi tra Iachini ed Allegri. Specchiarsi sull’avversario e neutralizzarne le mosse. Coprire il campo, formare densità, non smarrire equilibri e distanze. Attenzione e prudenza come dogmi. Provarci se e quando sarà il caso. Vietato esporre il fianco. Ne sortisce la classica gara tattica. Contesa dal ritmo ordinario, accettabile sul piano agonistico, mediocre, se non povera , sul versante tecnico.

Apprezzabile l’applicazione e la sincronia mostrata dalle due squadre nell’eseguire in maniera organica la fase di non possesso. Letture puntuali, diagonali precise, scalate corrette, chiusure tempestive. Alto il livello di attenzione, squadre sempre corte e ben compatte tra le linee. Aspetti basilari e virtuosi per addetti ai lavori. Sfumature marginali per chi auspicava un match ricco di contenuti tecnici, spettacolo ed emozioni. Deludente la fase propositiva da entrambe le parti. Abbozzata, bisbigliata, come da didattica e da copione. Mai intensa, veemente, accesa. Piatta e senza acuti.

Logica la supremazia territoriale bianconera. In virtù della maggiore cifra tecnica degli uomini di Allegri. Supremazia tradotta in un palleggio sterile ed orizzontale, tutt’altro che irresistibile. Sporcato, murato, inghiottito dalla densità granitica della compagine di Iachini.

Solida ma timida la formazione rosanero. Aspettava la Juventus nella propria trequarti e ripartiva col freno a mano tirato. Bloccata a presidio delle rispettive posizioni. Tema unico e pretenzioso: Vazquez e Dybala contro tutti. In chiara inferiorità numerica al cospetto della migliore difesa del campionato. Senza ausilio alcuno da parte di esterni ed intermedi, salvo rare eccezioni. Munizioni a salve, disinnescate con disarmante facilità dalla compagine bianconera.

Una parata di Sorrentino, guanti immacolati per Gigi Buffon. Questo il dato eloquente fino alla prodezza spartiacque di Morata. Dato che resterà immutato al triplice fischio del signor Guida.

La Juventus ha prevalso di misura in una gara in cui avrebbe anche accettato di buon grado il pari. Allegri ha affrontato il Palermo con attenzione ed il giusto rispetto. Riducendo il turn over al minimo nonostante l’imminente impegno in Champions. Senza forzare oltremodo il ritmo, le giocate, l’intensità. Mettendo sul campo il massimo sul piano della concentrazione e dell’applicazione. Tattica e mentale. La compagine bianconera ha pressato forte in mezzo al campo, ha badato a restare corta e coesa in fase di non possesso.Non si è mai allungata, né protesa troppo col baricentro in avanti. Niente interspazi e tanto meno profondità per Dybala e Vazquez. Entrambi sottoposti a marcature arcigne ed asfissianti, spesso anticipati o costretti a girare a largo. Una volta inaridite le bocche di fuoco rosa, Allegri ha rischiato qualcosa in più, gettando Vidal e Morata nella mischia e pescando il jolly proprio con il talento spagnolo.

Definire la prestazione del Palermo non è semplice. Una prova laboriosa, tatticamente attenta, discreta sul piano della presenza mentale ed agonistica. Estremamente remissiva sotto il profilo strategico, arida dal punto di vista propositivo, tecnicamente modesta.

Non certo una performance gagliarda, brillante e garibaldina. A prescindere dalla sconfitta,onorevole e di misura, contro la prima della classe. Nulla a che vedere con il Palermo intenso, elettrico e scintillante di qualche tempo fa. La sensazione è che gli uomini di Iachini, al cospetto della capolista, abbiano comunque profuso sul campo tutto quello che avevano. Il che, in questo frangente, non è moltissimo.

La flessione dei rosa è evidente. Va ben oltre i risultati. Per certi versi era ragionevolmente preventivabile ed umanamente comprensibile.Il Palermo ha viaggiato a lungo a velocità  da fuoriserie, stirando sovragiri il suo motore da berlina. Sfrecciando sulle ali dell’entusiasmo e bruciando l’asfalto senza lesinare pistoni e carburante. Sempre in corsia di sorpasso, riuscendo a non sbandare grazie alla guida, saggia e sicura, di Beppe Iachini. Ingegnere e pilota al contempo. Ha tarato alla perfezione assetto e telaio. Resistendo agli urti, innestando il turbo argentino, piazzando l’allungo decisivo verso il traguardo salvezza. Oggi il motore della sua vettura è inevitabilmente un po’ logoro, il serbatoio in riserva, il telaio spoglio di qualche pezzo importante perso per strada. Per fortuna il traguardo, meritatissimo, è lì, ad un tiro di schioppo.

Un calo atletico, psicologico, forse anche motivazionale. La squadra è tangibilmente a corto di energie. Manca attualmente  quell’esplosività utile a catalizzare le seconde palle, quella brillantezza imprescindibile per pressare alti gli avversari accorciando il campo. Quell’intensità e quella gamba tonica per riproporsi, inserirsi, accompagnare la proposta offensiva, conferendo ritmi sostenuti e varietà di soluzioni allo sviluppo della manovra.

Contro la Juventus il Palermo ha mostrato un deficit di fluidità sia in zona nevralgica che sulle corsie. Maresca, al rientro dopo una lunga assenza, era inevitabilmente in condizione imperfetta. Sotto ritmo, in comprensibile difficoltà di fronte all’aggressività di Pereyra,Sturaro e Marchisio, insolitamente impreciso. L’ex Siviglia ritroverà smalto giocando, ma i rosa, in termini di fosforo e linearità in fase di costruzione, hanno pagato caro il suo stop. Jajalo ha fatto bene e si è integrato in fretta ma ha altre caratteristiche.

Barreto merita un capitolo a parte. Il paraguaiano è imprigionato in una bolla di evidente confusione mentale e psicologica. Attanagliato da un inconscio disagio motivazionale ancor prima che atletico. Nessuno mette in dubbio impegno e professionalità, valori insiti nel suo bagaglio. Ma è innegabile che il mancato rinnovo, la rottura con il club ed il conseguente scollamento con l’ambiente condizionino il suo rendimento.

Generando prestazioni oneste, ma frustrate e poco lucide. Prive di quel sacro furore contagioso e trascinante che hanno contraddistinto la prima parte della sua stagione. Esautorato dal ruolo di capitano e osteggiato da gran parte del pubblico. La voglia di rispondere sul campo fin qui ha prodotto solo qualche eccesso di foga, non è al momento il giocatore gladiatorio, intenso, tatticamente  brillante che eravamo abituati a vedere. E non potrebbe essere diversamente. Professionista esemplare, ha dato un contributo significativo alla causa rosanero, specie nell’ultimo biennio. Ha compiuto una scelta nella convinzione che sia la migliore per il prosieguo della sua carriera. Normali storie di mercato. Ognuno ha fatto la sua parte, tutelando i rispettivi interessi che non sono riusciti a convergere. I calciatori bandiera sono, purtroppo, un’eccezione non certo la regola.  Barreto non va demonizzato ma è  palese che non sia nelle condizioni ideali per rendere al meglio. Iachini dovrà certamente tenerne conto e valutarne l’opportunità ed il dosaggio di impiego nelle prossime settimane.
Rigoni tira la carretta da inizio stagione. Contro i bianconeri è stato tra i più positivi, duellando con piglio e sagacia in mezzo al campo, badando a schermare centralmente ed a raddoppiare sull’esterno, limitando,gioco forza, gli inserimenti. Encomiabile ma non gli si può chiedere di cantare e portare la croce.

Bravi, attenti e puntuali Terzi e Vitiello. Andelkovic è stato beffato dalla giocata di Morata,ma nonostante l’assenza di Gonzalez la tenuta della retroguardia è stata più che dignitosa.
La rinuncia forzata a Lazaar e Morganella ha tolto ampiezza e propulsività alla manovra rosa. Daprelà ha fisico e disciplina in copertura ma con un contendente come Lichtsteiner si è principalmente guardato le spalle. Rispoli dispone certamente di gamba ed intraprendenza ma spesso si è perso al momento del cross. Quasi d’inerzia le trame rosa sono diventate monocorde. Totalmente canalizzate per vie centrali sul binomio argentino. Vazquez e Dybala, francobollati, raddoppiati e guardati a vista dai centrali bianconeri. Barzagli e soci, aggressivi e concentrati, li hanno costretti a girare al largo, ad abbassarsi per reperire palloni giocabili, lì dove erano praticamente inoffensivi, in assenza di sostegno dai compagni e isolati dal baricentro basso della squadra. Dopo prestazioni da assoluti fenomeni, i due genietti sudamericani vivono una parentesi di fisiologico appannamento.L’attenzione mediatica e le voci di mercato che imperversano sul loro conto gli stanno togliendo più di qualcosa a livello di energie nervose. Un po’ spremuti fisicamente e mentalmente. Ci può stare, non si può andare sempre a mille. Alla prima stagione da protagonisti in serie A e contro  avversari di grande livello.

Toccherà a Iachini adesso infondere nuova linfa motivazionale ai suoi uomini. Magari azzardando qualcosa di più sul piano tattico, dando maggiore spazio a chi ha mostrato buone potenzialità ed ha bisogno di minutaggio per forgiare doti e conoscenze in vista della prossima stagione. Pensiamo a Quaison, Chochev, Ortiz. Ovviamente al gallo Belotti. Formare i titolari del Palermo del futuro, vagliare nuovi assetti e soluzioni. E magari, una volta tagliato matematicamente il traguardo, testare la stoffa dei numerosi talenti presenti in primavera, Bentivegna in testa.

Non è tempo di staccare la spina. C’è ancora spazio per impreziosire una stagione che resta comunque estremamente positiva. Al tecnico rosa il compito di tenere alta la tensione.

 

 

 

 

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