FOCUS: A LEZIONE DAL PROFESSOR IACHINI

FOCUS: A LEZIONE DAL PROFESSOR IACHINI

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Un capolavoro. Beppe Iachini si straccia di dosso gli ultimi brandelli di un’etichetta, riduttiva e superficiale, tanto cara ai suoi detrattori. Il luogo comune di mago della serie cadetta l’aveva ormai sgretolato da tempo. Sulla scia della stagione fin qui esaltante, sul piano numerico e prestazionale, di un Palermo fortissimamente suo. Squadra nell’accezione più alta e virtuosa del termine. Per identità, compattezza, spirito. Sapientemente plasmata nel suo 3-5-1-1. Equilibrio, sincronismi, coralità. In entrambe le fasi di gioco. Intensità, pressing alto, animus pugnandi. Formula funzionale e vincente. Inspessita dal carisma dei senatori. Illuminata dal fulgore, balistico e di pensiero, di due sublimi artisti della pedata.

Modulo base di un percorso virtuoso e sorprendente. Tante gioie, poche stecche. Refrain di una classifica oltre la ratio, ai confini del sogno. Vestito tattico fortemente identificativo. Marchio di fabbrica. Il 3-5-1-1 del Palermo di Iachini.

Accade che, nella serata più difficile, il tecnico marchigiano decida di cambiare spartito. Anzi, nella settimana più difficile. Tra infortuni, squalifiche e laceranti saghe contrattuali.

Mischia le carte il buon Beppe. In barba a chi lo ha bollato tecnico conservatore ed integralista. Infliggendo una severa lezione strategica al pluridecorato collega Benitez.

Annichilendo il più quotato Napoli con un’interpretazione del match tatticamente magistrale. Coniando un inedito 4-3-2-1 che comprime ed asfissia i palleggiatori partenopei. Sporca ed annebbia sul nascere le idee di Hamsik e compagni. Ne inaridisce le fonti, ne disinnesca le frecce. Li stana, li comprime e li trafigge. Declamando versi di grande calcio, culminati in acuti pregiati e letali.

Iachini ha denotato nell’occasione grande acume e duttilità tattica. Ha letto e preparato la gara in maniera perfetta. Optando per uno schieramento funzionale alle caratteristiche dell’avversario ed alla tipologia di partita. Un albero di Natale conforme ad arginare le virtù della compagine azzurra denudandone i difetti. Missione brillantemente compiuta. L’allenatore marchigiano ha giocato con Benitez al gatto col topo. Consacrandosi definitivamente tecnico di ottimo livello anche nella massima serie.

Merito condiviso con i suoi uomini che hanno trasposto sul campo in maniera impeccabile i dettami da lui impartiti. Palermo saggio, applicato, cortissimo. Compatto, intenso, aggressivo. Bello da morire quando volteggiava sulle ali dei suoi geni in salsa argentina. Iachini ha shakerato in dosi eguali accortezza e coraggio. Umiltà ed audacia. Vazquez e Dybala, come spesso accade, hanno incantato il pubblico. Sconcertando gli avversari. Prodigi random, sontuosi ricami sullo stretto, perle balistiche, polvere di genio soavemente sparsa sul manto erboso del “Barbera”. Essenza inebriante per il pubblico di fede rosa. Pozione letale per gli uomini di Benitez.

Proviamo a spiegarla la partita perfetta del Palermo di Iachini. Alla vigilia complicata dall’emergenza difesa e dalla notevole cifra tecnica di un Napoli lanciatissimo ed in fiducia.

Il tecnico rosa ha scelto il 4-3-2-1 per scompaginare i piani di Benitez. Lanciando Rispoli esterno basso a destra e Quaison guastatore fisico a fianco di Vazquez. Optando per un argine muscolare in zona nevralgica. Uno schermo robusto a protezione della linea difensiva composto da Rigoni, Barreto e Bolzoni. Cerniera che risulterà decisiva in sede di pressione sulla sfera e densità in fase di non possesso. Esporre una rabberciata linea a tre all’eventuale uno contro uno contro la batteria offensiva partenopea sarebbe stato un suicidio. Peraltro dovendo, gioco forza, schierare presumibilmente due giocatori, Andelkovic e Daprelà, fuori ruolo al cospetto di un mostro sacro come Higuain. Quindi linea difensiva a quattro, esterni bassi a togliere profondità sulle corsie, un trequartista tattico, Quaison, pronto a prendere alto la sorgente del gioco di Benitez. Dybala e Vazquez con licenza di inventare punendo i frequenti squilibri di un Napoli a trazione anteriore.

Il tema tattico è presto svelato. Napoli che gira palla in maniera macchinosa e sterile. Il Palermo accenna il pressing alto, guidato da Barreto, con Quaison ad asfissiare Jorginho, Dybala e Vazquez ad infastidire i centrali azzurri. Lo accenna ma non lo esaspera. Pronto a ricomporre la densità nella propria metà campo quando il Napoli esce col palleggio. Disponendosi in un granitico 4-4-1-1 con Quaison che si abbassa a fianco di Rigoni, dando ulteriore consistenza alla linea mediana. Ciò consente a Barreto di coadiuvare in raddoppio un perfetto Lazaar su Callejon ed al contempo a Bolzoni di scivolare sul versante destro, a sostegno di Rispoli sulle incursioni di De Guzman. Ciò vanifica le peraltro blande sovrapposizioni di Maggio e Strinic, creando perfetta parità numerica sulle catene laterali. Hamsik è sistematicamente letto da un gladiatorio Rigoni con un centrale che accorcia all’occorrenza in raddoppio sullo slovacco. Densità e copertura del campo perfetta per gli uomini di Iachini. Sbocchi minimi in ampiezza e profondità per Higuain e soci. Soluzioni sempre forzate alla ricerca del Pipita, costretto sempre spalle alla porta, arginato con tempismo e brillanti letture da Terzi ed Andelkovic. Quando brekka e riparte il Palermo fa male. Lo fa in maniera rapida, incisiva, fluida. Trovando in modo costante e lineare Vazquez e Dybala. Il Mudo è ispiratissimo. Crea ripetutamente superiorità numerica. Quaison ha gamba e progressione poderosa. Dybala è guizzante, furbo, imprendibile. Svaria su tutto il fronte. Arriva sempre un attimo prima. Con la testa e con i piedi. Gioca con la sfera e la pazienza di Britos e Albiol. Lazaar e Rispoli danno sfogo sull’esterno. Con giudizio e continuità. L’equilibrio lo spezza proprio Lazaar. Anzi Rafael. Papera clamorosa su conclusione velleitaria e centrale. Rimbalzo forse velenoso, che lo beffa sul mancino del numero sette di Iachini.

Il giro palla del Napoli fa il solletico ad un Palermo brillante, cattivo, concentrato. La veemenza rosa divora il calcio bisbigliato dai partenopei. Dybala si invola danzando leggiadro tra le maglie dei centrali azzurri, Vazquez telecomanda un assist coi giri contati che Bolzoni chiude troppo col destro.

Raddoppio solo rimandato. Altra pagina da sogno nel manuale di questo match. Quaison brucia avversari e terreno scalando le marce sulla corsia di destra. Lo svedese pesca Dybala, lama nel burro negli interspazi della compagine di Benitez. Il principito pettina la sfera con l’esterno e l’accomoda per il suo gemello. Il sinistro a giro del Mudo dai diciotto metri è un’esecuzione d’antologia.

L’unico acuto di Higuain, in chiusura di tempo, è vanificato dalla solita prodezza di Stefano Sorrentino. Intervento complesso e decisivo, in un momento topico del match.

La ripresa ricalca la falsa riga della prima frazione. Palermo granitico, equilibrato, tonico. Brillante e spettacolare quando si distende, gettando sale sulle ferite del Napoli. Frangenti di ottimo calcio, con fraseggi lineari ed armoniosi, verticalizzazioni ficcanti. I numeri dei maghi argentini in maglia rosa. La frustrazione palese dei contendenti azzurri. Tradita da qualche rudezza di troppo.

Apoteosi estetica e geometrica al minuto sessantacinque. Dybala irride Strinic ubriacandolo con un delizioso controllo d’esterno a seguire. Quindi pennella per la testa del Mudo che fa da sponda dolce per l’inserimento perfetto di Rigoni. Il piatto destro dell’ex Chievo è la ciliegina su una torta per calciofili dal palato fine. La dormita su palla inattiva che regala il gol a Gabbiadini conta poco. Pennichella indolore in una serata da sogno. Una sequenza di applausi scroscianti fa da colonna sonora ai cambi di Iachini. Chochev per Quaison, Belotti per Vazquez, Jajalo per capitan Barreto.

L’albero di Natale sembra conferire maggiore copertura del campo ed equilibrio tra i reparti. Era certamente l’assetto ideale per affrontare il Napoli di ieri sera. Ora diviene certamente una soluzione importante su cui lavorare. Da vagliare di volta in volta in relazione alle contingenze ed alla pelle dell’avversario. Bene Lazaar, molto attento nella chiusura delle diagonali difensive. Esordio positivo dal primo minuto per Rispoli, frizzante e sagace la prova di Quaison. Promossi Terzi ed Andelkovic, i maggiori beneficiari della metamorfosi tattica. Encomiabile Barreto. Ha stretto i denti, non stava bene. Ma ha voluto esserci. Non era il solito, ma ha lottato da par suo. Determinanti e Rigoni e Bolzoni, gladiatori indomabili, hanno sovrastato Jorginho e David Lopez, ingabbiato Hamsik. La prova di Dybala e Vazquez non può essere banalmente compressa nei ristretti confini di un aggettivo. Planano su un’altra dimensione. Per estro, statura tecnica, pensiero calcistico. Gioia pura per chi il calcio non lo guarda. Lo sente, lo vive, lo sogna.

Show must go on. Non c’è fretta di svegliarsi.

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