FOCUS: L’ANALISI DI PALERMO-REGGINA

FOCUS: L’ANALISI DI PALERMO-REGGINA

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Ad un passo dalla gloria. Sedicesimo risultato utile consecutivo, ottava vittoria nelle ultime nove gare, miglior attacco e difesa meno battuta del torneo, sedici punti di vantaggio sulla terza in classifica, l’Empoli, a sette giornate dalla fine. Numeri straordinari ed eloquenti che certificano un dominio assoluto.
Il Palermo si impone di misura sulla Reggina e si regala il primo vero match point di questo meraviglioso campionato. Un eventuale successo a Latina con due gol di scarto nel prossimo turno, congiuntamente ad una mancata vittoria del Crotone ad Avellino, consegnerebbe agli uomini di Iachini la matematica certezza del ritorno in serie A. Verdetto inappellabile anche in caso di vittoria rosa contro i laziali, sconfitta interna dell’ Empoli e mancato successo dei calabresi di Drago. Con ben sei giornate di anticipo sul termine della regular season. Il countdown tra i tifosi rosanero è già iniziato.

Una zampata di rapina di Paulo Dybala, al minuto 29 del primo tempo, ha deciso una gara scorbutica e per certi versi complicata. Non tanto sul piano squisitamente tecnico, in virtù del palese divario che intercorreva tra le due squadre, quanto sotto il profilo tattico e psicologico. La Reggina, alla disperata ricerca di punti in chiave salvezza, ha tenuto il campo con organizzazione e caparbietà al cospetto di un Palermo qualitativamente di un altro pianeta. Si è difesa strenuamente e con ordine la formazione di Gagliardi, restando corta, stretta e compatta per blindare ogni varco. La compagine di Iachini ha cercato di scalfire il bunker amaranto con raziocinio e pazienza, prendendo subito il mano il pallino del gioco. Circolazione lineare e fluida della sfera che si dipana in ampiezza, mirata allo sfruttamento dell’uno contro uno sulle corsie laterali. Dinamismo e tagli dei due attaccanti per allargare le maglie calabresi ed imbucare qualche inserimento centrale.

In avvio  la Reggina reggeva l’urto grazie a Pigliacelli, prodigioso su Vazquez, e tremava su un sinistro di Lafferty che sfiorava il montante. Addirittura, a metà della prima frazione, un perfetto inserimento di Sbaffo premiato da Barillà, chiamava alla prodezza Sorrentino, splendido in uscita a sventare la minaccia con la collaborazione di Vitiello.

Quindi il gol partita, nato da un cross teso e velenoso di Lazaar con Dybala lesto a ribadire in rete una respinta corta, forse con il braccio, su tiro di Bolzoni.  Nella ripresa il Palermo ha principalmente pensato a gestire il vantaggio, è calato un po’ sul piano fisico e dell’intensità, ha arretrato il baricentro, è ripartito con poca brillantezza e scarsa precisione in sede di rifinitura. Ciò nonostante i rosa hanno interpretato con ordine la fase di non possesso, arginando sul nascere ogni trama amaranto e non rischiando praticamente mai. Neanche quando Gagliardi ha rotto gli indugi, azzardando nel finale un 4-3-3 con l’inserimento di Di Michele, Gerardi e Fischnaller.  Solo una giocata estemporanea del talentuoso Sbaffo, un lob calibrato dai 35 metri, impegnava seriamente Sorrentino.

Nonostante un paio di opportunità firmate Barreto e Pisano, i rosa non riuscivano trovare il raddoppio ma arrivavano senza scossoni al fischio finale del signor Di Paolo che sanciva termine del match e conquista dei tre punti. Non è stata certo una prestazione memorabile sul piano estetico e qualitativo ma poco importa.
Tipologia di partita e disposizione tattica dell’avversario non erano tali da consentire lo sviluppo di geometrie particolarmente armoniose e spettacolari. Era una gara che nascondeva subdole insidie di natura motivazionale, fisica e nervosa. Bisognava interpretarla con maturità, pazienza ed il massimo della concentrazione. Il Palermo l’ha fatto ed ha portato a casa i tre punti confermando una statura mentale pari almeno alla sua cifra tecnica. Il tour de force di impegni, più o meno ravvicinati, ha prodotto un fisiologico velo di stanchezza intravisto nella parte finale del match e gestito con grande saggezza.

Iachini ha ancora una volta fatto centro. Modellando il suo 3-5-2 relativamente alle caratteristiche dell’avversario ed alle contingenze del match. Autorevole anche se poco sollecitato l’intero reparto difensivo. Prestazione ordinata ed attenta di Terzi ed Andelkovic, prova brillante di Vitiello. Tempismo, reattività, senso della posizione. L’ex Siena sorprende piacevolmente per la personalità e la naturalezza con cui legge le situazioni difensive. La densità della Reggina in fase di non possesso ha consigliato una struttura diversa nella composizione della zona nevralgica. Barreto schermo centrale davanti la difesa, Bolzoni, impagabile sradicatore di palloni, intermedio di destra, Vazquez mezzala sinistra. Rinuncia al regista classico, in assenza di Maresca, per sfruttare la qualità dell’argentino bravo ad inserirsi e creare superiorità numerica nell’uno contro uno. El Mudo ha flirtato con la sfera per quasi novanta minuti, sciorinando un collage di perle balistiche di alta scuola. Dribbling, pennellate, finte di corpo e magie sullo stretto. Stralci di classe e talento purissimo che meritano la ribalta della massima serie.

Lazaar ha spinto molto. Intenso ed intraprendente, ha piede e qualità. Non sempre lucido, a tratti tradito dalla voglia di strafare. Stevanovic ha pagato lo scarso utilizzo del binario di destra in fase propositiva, ma ha confermato i segni di maturazione tattica con grande applicazione in fase di non possesso. Pisano, subentrato al serbo, ha dato il consueto contributo di corsa e disciplina, sfiorando anche il raddoppio con un perentorio stacco di testa. Iachini ha optato per le due punte di ruolo per avere presenza e risolutezza nei sedici metri. Urgeva maggiore profondità contro una Reggina che si raccoglieva in una sorta di 5-4-1 in fase di non possesso e difendeva molto bassa. Lafferty ha lottato, creato spazi, e difeso palloni. Svariando molto e cercando di stanare i centrali calabresi. Lo stesso ha fatto Dybala, incrociando spesso, abbinando alla sua tecnica crescente personalità ed un inedito vigore atletico. Rapido e furbo, il principito, nel segnare sotto misura un gol da rapace dell’area di rigore. Belotti e Milanovic, entrati in luogo di Dybala e Vazquez nel finale, hanno fatto in tempo a partecipare alle prove di festa. Un pizzico di pazienza. Quella vera, deve ancora cominciare.

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