FOCUS: IACHINI SUPER, LUCI ROSA A S. SIRO

FOCUS: IACHINI SUPER, LUCI ROSA A S. SIRO

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Una notte da sogno. Il Palermo recita da protagonista assoluto alla scala del calcio e ruba la scena al diavolo. La compagine di Iachini veste l’abito delle grandi occasioni, sfodera una prestazione sontuosa, conquistando un successo nitido e di grande prestigio. Affermazione netta e perentoria, che va ben oltre le proporzioni del risultato, in ragione delle dinamiche tattiche e mentali con cui è maturata. Il Palermo non ha soltanto battuto il Milan. Per un’ora buona l’ha dominato su tutti i fronti. Sul piano strategico, della personalità, del ritmo, finanche della qualità. Impreziosendo il consueto patrimonio di equilibrio ed organizzazione con una massiccia dose di audacia. Mix perfetto che ha sortito una prova di sorprendente autorevolezza, caratterizzata dallo sviluppo di temi propositivi entusiasmanti per coralità e levatura tecnica.

Match letto e preparato in maniera magistrale dal tecnico Iachini che ha impartito una severa lezione al più giovane collega di panchina. Iachini ha divorato Inzaghi. Inaridendo con acume ed aggressività le tracce approssimative del suo 4-3-3. Denudando impietosamente voragini e disequilibri di un Milan che ha pagato care le assenze di Muntari e Bonaventura e l’immediato forfait di Alex. Schierando Saponara, un trequartista, intermedio sinistro, tollerando l’anarchia di Honda e Menez in fase di non possesso, allungandosi per eccesso di presunzione. Inzaghi ha prestato il fianco, Iachini l’ha infilzato giocando al gatto col topo. Tre vittorie nelle ultime quattro gare, gestione oculata sul piano tattico e della rotazione dei singoli. Dimostrazione pratica che non è il numero degli attaccanti schierati a determinare la cifra offensiva di una squadra. Si può essere propositivi anche senza tridente o presunto tale. Questione di baricentro, atteggiamento, interpretazione. Chi aveva individuato nella figura del tecnico il capro espiatorio ideale per celare i limiti strutturali di questo organico farà bene a ravvedersi.

La squadra rosa ha preso presidio e possesso del campo, ha smagliato il Milan, l’ha percosso e stordito imperversando nel cuore delle sue crepe tattiche. Ogni traccia di manovra rossonera è stata soffocata alla sorgente dal pressing alto ed indemoniato di un Palermo tonico, aggressivo, straordinariamente sincrono tra le sue linee di reparto. Feroce nella riconquista della sfera e chirurgico come non mai nell’architettare le ripartenze. Un calcio totale, intenso ed al contempo fluido e lineare, a ritmi non sostenibili dalla compassata formazione di Inzaghi.

Un primo tempo da lustrarsi gli occhi. Con i centrali difensivi milanisti a cui mancava anche il solo attimo utile a pensare la giocata, tanto erano asfissiati dalla veemente pressione di Barreto e Bolzoni, coadiuvati dal sacrificio di Vazquez e Dybala. Con gli esterni Abate e De Sciglio privati di tempo e spazio dall’aggressione di Lazaar e Morganella che accorciavano fulminei prendendoli all’altezza della metà campo. Linea difensiva alta e stretta, telecomandata da un granitico Gonzalez ,che murava ogni verticalizzazione con Munoz ed Andelkovic, bravi in marcatura, pronti a scivolare sulla corsia quando si staccava l’esterno di riferimento. Automatismi ed intercambiabilità impeccabili, con il Palermo che, schierato con il consueto 3-5-1-1, a tratti ha difeso a quattro quando uno tra Lazaar e Morganella andava a pressare alto l’ omologo di ruolo.

Altrettanto brillante la fase propositiva, grazie al contributo in termini di geometria, esperienza e qualità di un ottimo Enzo Maresca. Al debutto da titolare in stagione, il play di Pontecagnano ha gestito con maestria tempi e direttrici di manovra garantendo un evidente salto di qualità in fase di costruzione. Faro e fulcro di un’acuta e ben dosata distribuzione del gioco, Maresca ha dato un input di limpidezza di cui ha beneficiato l’intero sviluppo del gioco rosa. La differenza in termini di incisività l’ha fatta la capacità di contrattaccare in maniera organica, con almeno sei uomini che partecipavano attivamente alla fase offensiva. Oltre a Vazquez e Dybala, parzialmente sgravati da Maresca da compiti di prima costruzione, anche Barreto si è buttato con costanza e profitto tra gli interspazi centrali rossoneri, così come Lazaar e Morganella che, spingendo sull’esterno con intraprendenza e qualità, hanno infierito sulle lacune in copertura dei rossoneri. Mal supportati, tra l’altro, da Honda e Menez, poco ispirati ed ancora meno votati al sacrificio.

Milan macchinoso, sfilacciato, sorpreso dalla statura della performance rosa. Ostaggio di un trasversale predominio del Palermo in entrambe le fasi di gioco, la compagine meneghina si aggrappava ai chiari di luna di Menez, regolarmente raddoppiato, e sistematicamente divorato dalla densità del dispositivo tattico di Iachini. Palermo padrone assoluto del campo, che ha sfiorato il vantaggio dopo un paio di giri d’orologio con Vazquez, impressionando per impatto e proprietà di palleggio. Un inserimento centrale di Poli, un’incornata a fil di palo di Torres, una fiammata dal limite di Menez. Il primo tempo della banda Inzaghi è tutto qui.

Una volta incassato il meritato premio al coraggio sotto forma di autorete di Zapata, la squadra di Iachini ha annichilito in due minuti l’avversario. Prima Dybala ha scaricato su Diego Lopez una fluida trama in verticale Barreto-Vazquez-Barreto. Poi il capitano, imbeccato da Maresca, ha sfornato una precisa imbucata che il principito non ha sprecato, bruciando Zapata ed incrociando magnificamente col sinistro. Milan freddato ed irretito da un Palermo dominante per ritmo e convinzione, preciso ed elegante sul piano del palleggio. Maresca, Vazquez e Dybala si esibivano in un ricercato saggio di circolazione della sfera con la gentile partecipazione di esterni ed intermedi bravi a cucire e dare opzioni di scarico. Prima del riposo Barreto e Munoz avrebbero addirittura potuto triplicare.

Ripresa  meramente dedicata al controllo del vantaggio. Gestione  attenta ma non passiva, senza scemare l’intensità del pressing né abbassare troppo il baricentro. Il dispendio di energie ha inevitabilmente mortificato un paio di ripartenze potenzialmente letali. Il passaggio di Inzaghi al 4-2-3-1, con annesso ingresso di El Shaarawy, non ha generato particolari patemi alla formazione di Iachini. Il tecnico rosa ha richiamato Maresca per Ngoyi, concedendo la meritata passerella a Vazquez e Dybala, rilevati nel finalei da Belotti e Quaison . L’ingresso di Pazzini per Saponara ed il disperato ricorso al 4-2-4 in casa Milan ha i intasato ulteriormente gli spazi esasperando la frustrazione di Inzaghi. Ordinaria amministrazione per Sorrentino e compagni prima dell’esplosione di gioia.

Più volte abbiamo esaltato le gesta, il talento cristallino, la classe di Vazquez e Dybala . Stelle più fulgide del firmamento rosa capaci di soddisfare anche il palato calcisticamente fine della platea di S.Siro. Sullo sfondo di questa magnifica impresa spiccano i volti e le storie di tanti altri protagonisti. Tutti meritano un encomio, alcuni una menzione speciale.

Chapeau per Enzo Maresca. Minuti giocati pochissimi, moti di insofferenza e parole sopra le righe zero. Atteggiamento propositivo, costruttivo, a guida e tutela del gruppo. Leader esemplare, valore aggiunto anche fuori dal campo. Ieri ha dimostrato che può ancora esserlo dentro il rettangolo verde, se utilizzato con oculatezza e contingenze tattiche opportune. C’è un chiaro deficit di fosforo, qualità e geometria in zona nevralgica. L’ex Siviglia ha attitudini, classe e personalità per colmarlo. In determinate circostanze potrebbe anche convivere con Rigoni, con l’ex Chievo impiegato nel ruolo di mezzala. Gestito al meglio atleticamente può ancora essere un protagonista.

Lazaar ha disputato la migliore gara da quando veste il rosanero. Pungente ed esplosivo in fase di spinta, attento e generoso in copertura. L’impatto con la massima serie non è stato semplice per lui, in fase difensiva ha grossi margini di miglioramento. Ieri, così come Morganella,  è stato autore di una prova matura ed intraprendente, speriamo sia solo l’inizio.

Gonzalez ha certamente ribadito di essere un difensore di livello. Carisma, rapidità, tempismo e senso della posizione. Comanda la linea da veterano, infonde sicurezza e serenità a Munoz ed Andelkovic, il cui rendimento è sensibilmente cresciuto in concomitanza con il suo inserimento tra i titolari. Centrale roccioso ma al contempo pulito ed elegante, sta cementando gli equilibri di un reparto difensivo che può e deve ancora crescere.

Edgar Barreto non ha piedi da fine dicitore. Il capitano è un podista instancabile, schermo e bussola tattica che guida linea e tempi del pressing. Ha sagacia, capacità di lettura, tempi di inserimento. Magari difetta talvolta nell’esecuzione del gesto tecnico, nella misura di un appoggio, nel dosare un cambio di gioco. Non è lecito attendersi da lui illuminanti geometrie e perfezione sul piano squisitamente balistico. Non è il suo mestiere. Incarna valori importanti sul piano atletico, tattico e della personalità. Gregario sì, ma di lusso. La prestazione di S.Siro ha confermato quanto sia importante per equilibri e dinamiche di questa squadra. Tanta legna ed un sostegno costante alla fase offensiva condito da un paio di assist al bacio per Dybala ed un destro a giro sventato da Diego Lopez. Non male per un interditore.

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