FOCUS: BUON SENSO E FOSFORO COME ANTIDOTO ALLA CRISI

FOCUS: BUON SENSO E FOSFORO COME ANTIDOTO ALLA CRISI

Saggia e premiante la scelta di Iachini che opta per il collaudato 3-5-2 come antidoto alla crisi puntando tutto sui senatori. Prodigiosa la prova di Sorrentino, decisivi Maresca e Vazquez. Vittoria fondamentale tra timidi progressi e consuete sbavature.

1 Commento

di Leandro Ficarra

L’imperativo era fare risultato. Impellenza improrogabile sotto il profilo numerico e psicologico.
Il blitz del Dall’Ara costituisce una salubre boccata d’ossigeno che restituisce serenità e slancio. Piccola svolta che può assurgere a salvifico crocevia di questa prima parte di stagione.
Palermo autore di una prova non impeccabile al cospetto di un avversario tutt’altro che irresistibile.

La squadra di Iachini ha riannodato parzialmente il filo del gioco, reggendosi su antichi equilibri e statura dei suoi senatori. Congiuntamente al sollievo per il successo ritrovato, la gara contro in felsinei lascia in dote la sensazione di una squadra in  convalescenza a cui il tecnico ha centrato la terapia per intraprendere la via della guarigione. Bandendo ogni forma di sperimentalismo, Iachini ha riproposto il dispositivo tattico maggiormente collaudato nel corso del suo mandato, affidandosi agli interpreti che, per valore e carisma, avrebbero sostenuto al meglio il peso del momento. Saggezza, semplicità e buon senso nell’intento di diradare le nubi della crisi. Messaggio fedelmente trasposto sul rettangolo verde da un Palermo più logico ed ordinato in entrambe le fasi di gioco. Intendiamoci, la compagine rosa ha mostrato, a tratti, le consuete amnesie e le fisiologiche crepe strutturali. L’impalcatura ha barcollato ma è rimasta in piedi grazie alla granitica solidità dei suoi pilastri.

In primis Stefano Sorrentino, autore di almeno tre parate decisive con annessa prodezza salva risultato. Quindi El Pipo Gonzalez, tornato per un’ora ai suoi standard abituali prima di inciampare in due clamorose amnesie fortunatamente non decisive ai fini dell’epilogo.

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Menzione speciale per Enzo Maresca. Il quale, dall’alto della sua eccelsa caratura, umana e tecnica, fa mordere la lingua a chi voleva accantonarlo a cuor leggero e senza troppi complimenti. L’ex Siviglia ha dimostrato, una volta di più, che qualità e velocità di pensiero valgono quanto dinamismo e rapidità d’esecuzione. Visione di gioco periferica, dosaggio e morbidezza nel verticalizzare in fase di transizione, geometria nella distribuzione, tempi e personalità nella gestione della sfera. A questi ritmi, se adeguatamente protetto dai due intermedi, Maresca rappresenta un valore aggiunto imprescindibile per questa squadra. La sua presenza conferisce ordine, armonia e fluidità allo sviluppo della manovra.

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Infine Franco Vazquez. Primo, decisivo sigillo in stagione. La solita collection di prodigi sullo stretto, il gusto di polarizzare ed eludere l’incedere degli avversari. In virtù di un lignaggio balistico e di pensiero superiore, che oscura in dissolvenza i grovigli narcisi insiti nel suo talento. Partita di qualità e sacrificio quella del “Mudo”, trascorsa a raccordo tra le linee, farcendo di qualità costruzione e rifinitura. La firma sul match ha nel dolce controllo, con dribbling incorporato, una gemma ancor più preziosa della finalizzazione. L’assist nel finale è un cioccolatino delizioso che a Gila è andato di traverso. Dopo averlo già scartato.

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L’importanza del risultato conseguito non deve offuscare i principi di obiettività e spirito critico. Compattezza, applicazione, crescita di condizione di alcuni singoli giustificano un moderato ottimismo. La vittoria va altresì rapportata al valore dell’avversario, oggettivamente modesto per quanto mostrato nella circostanza sul manto erboso del Dall’Ara. Il Bologna è parsa una squadra con profonde lacune di identità ancor prima che tecniche. Compagine volenterosa ma deficitaria in termini di intensità e qualità. Priva di temi corali definiti ed efficaci. Accesa di tanto in tanto dai lampi di Brienza e Mounier. Legnosa dietro e sterile davanti.
Ciò nonostante il Palermo ha concesso davvero troppo ai felsinei. Evidenziando sbavature, individuali e di reparto, relegate ai margini della cronaca grazie alle prodezze di Sorrentino ed all’imprecisione di Destro e compagni. Dato da tenere bene a mente per analizzare le dinamiche della prestazione scavando ben oltre la superficie del risultato.

Il ritiro di Gradisca ha sortito effetti benefici, quanto meno sul piano scaramantico. Conscio delle oggettive lacune strutturali, figlie di un mercato asfittico ed incompleto, Zamparini ha placato il suo tranciante istinto interventista. Salvo disastri, Iachini non si tocca. Senatori responsabilizzati chiamati a risvegliare orgoglio, stimoli e senso di appartenenza nel resto del gruppo. Tornando protagonisti in campo e fungendo da bussola per ripristinare la rotta superando la tempesta.

Lucido Iachini nel fare incetta di buon senso. Ricorso al 3-5-2, spartito che in termini di sincronismi collettivi e tracce di riferimento è il più familiare a questo gruppo. Intenso lavoro per riportare a regime gli uomini in grado, ognuno a modo proprio, di incidere nell’impianto di gioco. Vedi Gonzalez, Lazaar, Maresca, Vazquez e Gilardino. Tutti in sensibile crescita nella gara di Bologna.

Modificare la fase offensiva alimentando la propulsione sulle corsie ed il numero di cross dal fondo ad uso e consumo di Alberto Gilardino. Sia Lazaar che Rispoli hanno dato segnali confortanti in tal senso esaltando la voracità nell’ attaccare il primo palo del bomber di Biella. L’ex Guangzhou, gol fallito a parte, ha scheggiato una traversa mostrandosi più tonico e reattivo all’interno dei sedici metri. Pulita la partita di Andelkovic , bravo a farsi trovare pronto dopo tanta panchina. Puntuale e disciplinata la gara di Struna. Laboriosa la prova di Rigoni che ha badato più a coprire le spalle a Maresca che non ad inserirsi. Lineare e prezioso Hiljemark, splendido nel sublimare con l’assist per Vazquez un pregevole fraseggio con Lazaar.

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Ogni match presenterà ovviamente contingenze tecniche e strategiche variegate a cui far fronte. Quaison, Trajkovski, Jajalo, troveranno comunque il loro spazio. Così come tutti coloro fin qui meno impiegati. Con le dovute integrazioni e gli opportuni accorgimenti, al momento ci sembra questo l’assetto base sul quale lavorare. Il calendario non fa sconti. Ora più che mai questa squadra necessita di equilibri, personalità e certezze.

1 commenti

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  1. Massimiliano Rincione - 2 anni fa

    Mi trovo abbastanza d’accordo su tutto, e aggiungerei, a nome di tutti i videogiocatori rosanero, che se la EA non fa uscire Sorrentino nero nel team della settimana di mercoledì è da boicottare fino a data da destinarsi

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