FOCUS: APOTEOSI ROSA, SEGRETI DEL SUCCESSO

FOCUS: APOTEOSI ROSA, SEGRETI DEL SUCCESSO

di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Apoteosi. Bastava un punto ne sono arrivati tre. Il Palermo di Iachini è così. Non gestisce, non specula. Domina, esagera e fa bene. La sesta vittoria consecutiva costituisce il sigillo ufficiale che decreta il ritorno in serie A del club rosanero, dopo solo un anno di purgatorio cadetto con ben cinque giornate d’anticipo. Ogni rilievo tattico sul blitz esterno a Novara è del tutto marginale. Il Palermo ha inserito il pilota automatico, dando ennesima prova di personalità, forza mentale e strapotere tecnico. La compagine rosanero ha subito preso in mano la gara, gestendone ritmi e cadenze, ne ha fatto quello che ha voluto, l’ha sbloccata con Vazquez e l’ha controllata con la consueta disinvoltura. Senza forzare e senza mai rischiare, con il piglio del più forte. Come ci ha abituato in quasi ogni gara di questa esaltante stagione. Il pari giustamente annullato a Rubino per fuorigioco a metà ripresa è stato solo uno sbiadito dettaglio. I rosa avrebbero anche potuto raddoppiare, Lafferty ha timbrato un palo nel finale, Pisano ha scaldato le mani a Kosicky al culmine dell’ennesima poderosa sgroppata sul binario destro. Il vero spettacolo è partito dopo il triplice fischio, con il tripudio di giubilo della squadra unita in un sentito abbraccio ai meravigliosi tifosi che hanno colorato di rosanero la curva del “Piola”. Una gioia genuina, spontanea, con i giocatori di Iachini stretti in un caloroso cerchio a ribadire l’armonia e lo spessore morale di questo gruppo. Coesione ed unità che hanno reso invincibile una squadra nettamente più forte delle contendenti sul piano squisitamente tecnico. Il primato solitario con 78 punti dopo 37 gare ed il distacco di ben 20 lunghezze sul terzo posto la dicono lunga su quello che è stato un dominio assoluto. Straripante ed inequivocabile. Un trionfo trasversale, frutto di lungimiranza, competenza, lavoro, qualità e sacrificio. Valori di eccellenza assoluta egualmente trasposti dalla scrivania al campo. Un successo che ha tanti volti.

Quello di Giorgio Perinetti, solcato da lacrime amare poco meno di un anno fa, non possiamo dimenticarlo. Lacrime divenute di gioia e sentita commozione per il responsabile dell’area tecnica rosa nel pomeriggio del “Piola”. Perinetti ha Palermo ed il Palermo nel Dna. Oggi ha esultato l’uomo ancor prima che il dirigente. Deus ex machina nell’allestimento di questo organico, da lui strutturato e rifinito oculatamente a gennaio di concerto con Iachini. Ha costruito una squadra a perfetta misura di B. Senza stelle di prima grandezza, ma con giocatori di grande levatura sul piano principalmente tattico, fisico e mentale. Estrapolando il meglio da questo punto di vista dalla sciagurata stagione precedente con le conferme di Sorrentino, Pisano, Morganella, Munoz e Barreto. Puntando sul talento da rivalutare di Abel e Dybala, vogliosi di riscatto l’uno e di affermazione l’altro. A questi ha integrato calciatori con un background di esperienza e successi in categoria di garantita affidabilità: Bolzoni, Terzi, Stevanovic, Troianiello, Di Gennaro. Riscoperte utili come Ujkani ed Andelkovic. Giovani di buona prospettiva come Daprelà, Milanovic, Ngoyi  e Verre, futuri crack di mercato come Belotti e Lazaar. Lussi per la categoria come Maresca e Lafferty, talenti purissimi come il redivivo Vazquez. Tutti i giocatori, protagonisti e comprimari, big e gregari, meritano un gigantesco grazie. Perinetti, manager sobrio, razionale e preparato, è tra i principali artefici di questo trionfo, riscatta in pieno le corresponsabilità parziali nel disastro della stagione scorsa, in cui venne esautorato dal patron, dopo pochi mesi e senza troppo riguardo, pagando anche colpe non sue. Il dirigente romano ha formato con Budan, Baccin ed il suo staff di scouting un team affiatato e vincente a cui sarebbe legittimo dare fiducia e continuità.

Dalla scrivania al campo. Anzi alla panchina. Beppe Iachini è la figura che meglio simboleggia l’essenza di questa squadra. Umile, meticoloso, stacanovista. Grande motivatore ed astuto stratega. Ha preso in corsa una rosa non sua. L’ha modellata tatticamente, compattandola in un 3-5-2 solido e funzionale. Ha inizialmente puntato sull’equilibrio in fase di non possesso per recuperare punti e scalare posizioni. Ha alzato linea e ritmi del pressing, dando verticalità al gioco. Focalizzando subito le lacune strutturali in fase propositiva, suggerendo i giusti correttivi in sede di mercato invernale. Allora ecco la geometria di Maresca, la spinta propulsiva di Lazaar, l’esperienza di Vitiello. Ha rimesso a punto Vazquez e Stevanovic sapendo che senza qualità e fantasia sarebbe stata dura. Il tecnico marchigiano ha giostrato alla perfezione il suo superbo parco attaccanti, esaltando ora Abel, ora Dybala, usando come letali assi nella manica Lafferty e Belotti. Ha preparato e letto lucidamente ogni gara, azzeccato ogni cambio. Trovando col tempo anche armonia e coralità nello sviluppo della manovra, rendendo tutti compartecipi del progetto. Chapeau.

Maurizio Zamparini è certamente il presidente più vincente della storia rosanero. Due promozioni in serie A, una finale di Tim Cup, la qualificazione alla Champions sfiorata, l’approdo plurimo alle competizioni europee. I grandi campioni transitati al “Barbera”, le vittorie in serie sulle big del nostro calcio. Per onestà intellettuale nessuno potrà mai disconoscergli tutto ciò. La stessa onestà intellettuale che impone di catalogare come disastrosa la gestione tecnica e programmatica del biennio culminato con la retrocessione in serie cadetta. Errori di valutazione, strappi progettuali, orrori strategici di cui lui stesso si è assunto la paternità da uomo intelligente e moralmente integro qual è. Accentratore, bizzarro, schietto ma a tratti incauto, uomo dall’ego tracimante fonte di geniali intuizioni e di topiche maldestre. Passionale, generoso, comunque persona vera anche nei suoi eccessi. Ha mantenuto la promessa riportando subito il Palermo in serie A. Giocando d’azzardo con la scommessa Gattuso e correggendo subito il tiro con la certezza Iachini. Limitando al minimo l’esposizione mediatica per non creare alibi, dando piena autonomia a Perinetti, mettendo dirigenza e staff tecnico nelle condizioni di operare al meglio. Oggi Maurizio Zamparini merita un plauso in quanto comandante di una corazzata protagonista di una traversata trionfale. L’auspicio è che il patron ritrovi l’entusiasmo dei giorni migliori. Stabilità, trasparenza, progettualità. Niente proclami roboanti, ma un’interazione dialettica leale con la propria gente. Dimensionata alle possibilità ed agli obiettivi. Questa è la chiave per far breccia nel cuore dei tifosi rosa. Che oggi è tronfio di gioia ed orgoglio. Come quello di chi scrive.

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