Esperienza e rispetto per le bandiere, così il Chievo ha surclassato il Palermo delle scommesse a tutti i costi

Esperienza e rispetto per le bandiere, così il Chievo ha surclassato il Palermo delle scommesse a tutti i costi

Scontro tra due filosofie opposte che non poteva non premiare la squadra del presidente Campedelli. Perché il Palermo non può fare il Chievo?

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La partita di domenica tra Palermo e Chievo ha messo a confronto due realtà diametralmente opposte.

Da una parte i padroni di casa che possono contare su un ampio pubblico, dall’altra un quartiere di Verona che al Bentegodi fatica a portare qualche migliaio di persone. Eppure in campo i giganti sono stati i giocatori del Chievo, mentre i rosanero sono usciti con le ossa rotte. Un 2-0 secco, senza troppe emozioni, tra una squadra palesemente in difficoltà e una che sa quello che vuole e come ottenerlo. Non è però una differenza che nasce dai fatturati, ma dalla filosofia. Il Chievo non costa più del Palermo, Campedelli non investe decine di milioni per tenere a galla la squadra, ad essere agli antipodi è la gestione dei due presidenti.

ESPERIENZA – La differenza che salta subito all’occhio è legata alla maturità delle due squadre. Il Palermo della scommessa a tutti i costi e il Chievo dell’usato sicuro. Così al Barbera il partito dell’uovo oggi ha stravinto su quello della gallina (forse) domani. I clivensi non ci pensano due volte a dar fiducia a giocatori esperti se possono dare ancora tanto, non ammainano le bandiere quando il campo parla ancora per loro, non sono alla ricerca ossessiva di plusvalenze, non guardano solo alla carta d’identità ma al valore reale dei calciatori. Così mentre Zamparini cerca talenti per il futuro e magari retrocede, il Chievo pensa al sodo e si salva dando fiducia a Dainelli, Gamberini, Frey, Pellissier e Sorrentino. 31 anni l’età media dei veneti, 26 quella dei siciliani, una differenza di esperienza che sul campo si è vista tutta. Questo non vuol dire che non si possa lavorare sui giovani, ma il confronto con l’Atalanta sarebbe comunque impietoso.

BANDIERE – L’ex capitano del Palermo è un po’ il simbolo dei tanti sacrifici fatti da Zamparini in questi anni sull’altare del giovane ed esotico a tutti i costi. Così mentre il Palermo chiedeva a Sorrentino di rimanere per fare la chiocchia a Posavec, il Chievo non ha esitato un attimo ad offrirgli i guantoni da titolare ritrovandosi tra i pali una sicurezza. Perché a Chievo le bandiere le trattano bene, le coccolano e i dirigenti, ispirati da un presidente tifoso e romantico come Campedelli, non mandano via i Pellissier, ma anzi, gli danno l’opportunità di centrare a 37 anni il traguardo dei 100 gol in Serie A con la stessa maglia.

A Palermo sarebbe mai potuto accadere? Da Corini a Miccoli, da Barreto a Sorrentino, non c’è un solo capitano che abbia chiuso la carriera in rosa negli ultimi 10 anni, un motivo ci sarà.

Mariano Calò

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