Donsah: “Vi racconto la mia storia, i primi tempi tra Palermo e Como non prendevo soldi. Ad Accra lavoravo nelle piantagioni, tra serpenti e fame”

Donsah: “Vi racconto la mia storia, i primi tempi tra Palermo e Como non prendevo soldi. Ad Accra lavoravo nelle piantagioni, tra serpenti e fame”

Realizzare un sogno dopo aver patito la fame. In questi giorni si leggono diverse storie simili a quelle di Godfred Donsah, calciatore ghanese del Bologna, transitato anche in rosanero. Non scrivono.

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Realizzare un sogno dopo aver patito la fame. In questi giorni si leggono diverse storie simili a quelle di Godfred Donsah, calciatore ghanese del Bologna, transitato anche in rosanero. Non scrivono di lui ma di storie uguali alla sua. Suo padre ha lasciato il Ghana quando Godfred aveva una decina d’anni ed è stato un migrante prima che i migranti camminassero in autostrada. E’ arrivato in Italia a Lampedusa ed è riuscito a portare qui il figlio. Godfred piano piano si è costruito una vita da calciatore. Palermo e Como senza giocare, Verona e Cagliari da centrocampista di Serie A. Oggi vale 6-8 milioni, ha cominciato alla grande con il Bologna e soprattutto ha un punto di vista unico sulla notizia dell’anno: l’emergenza immigrazione. “Che cosa si prova a guardare il telegiornale in questi giorni? Mi spiace per chi arriva in Europa scappando dalla guerra – racconta Donsah a ‘La Gazzetta dello Sport‘ -. La vita è così, purtroppo: bisogna prendere quello che viene e andare avanti, mia mamma me lo diceva sempre. L’asse per i migranti è Roma-Parigi-Berlino? Credo ci sia una differenza rispetto ai tempi di mio papà. In Italia una volta si veniva per cercare lavoro, ora il lavoro qui non c’è: chi viene scappa dalla guerra. Agli italiani direi questo: chi può, aiuti. Mio padre è partito nel 2007 con una barca, noi in famiglia avevamo paura. Non ho sentito papà per le prime due settimane, doveva camminare sette giorni nel deserto. Se hai i soldi, dopo tre o quattro puoi prendere una macchina, altrimenti devi andare avanti da solo. Un giorno ha chiamato dalla Libia: stava bene. Poi il viaggio dalla Libia su una barca piccola. Mi ha raccontato che erano in 22 e avevano paura si rovesciasse. Uno dei 22 faceva casino: è finito in acqua – aggiunge -. E’ partito da Accra, nel Ghana, perché non riusciva a pagare il cibo e la scuola per me e le mie sorelle. Ho pure lavorato nelle piantagioni di cacao, ma è pericoloso: rischi di trovare i serpenti. Quando è andato via, sono stato 4-5 anni senza sentirlo. Magari a volte chiamava e io ero da un’altra parte, a giocare. Come funzionava il calcio in Ghana? Si giocava in strada, 22 persone con 5-10 ragazzi che aspettavano di entrare. Il pallone lo portava chi aveva i soldi. Capitava anche di essere 22 senza pallone, allora non si giocava. Se c’erano un esame a scuola e una partita, io andavo alla partita. Giocavo a piedi nudi, per questo adesso il mio piede è come un martello. I primi tempi in Italia? Sono stati unici, tra Palermo e Como. Magari non prendevo soldi per mesi, però ero qui e giocavo a calcio. Non sono mai stato così felice”.

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