Come si comporta un vero leader: la lezione di Diamanti a chi piagnucola per una panchina

Come si comporta un vero leader: la lezione di Diamanti a chi piagnucola per una panchina

Non ha scritto la storia del Palermo e nemmeno realizzato record di gol o presenze, eppure Alessandro Diamanti è di sicuro uno degli uomini più maturi ad aver vestito la fascia da capitano rosanero nell’era Zamparini.

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Ad Alessandro Diamanti  il talento l’ha regalato Dio alla nascita e nessuno l’ha mai messo in discussione.

A 33 anni, però, il fantasista di Prato è molto di più di un paio di piedi buoni al servizio della squadra, è un vero leader, anni luce distante da quei capitani pronti a piagnucolare alla prima panchina (a Palermo ne abbiamo visti passare diversi).  L’avevamo già notato durante la partita col Milan quanto Alino fosse attivo in panchina per sostenere i compagni, come sul suo volto fosse stampata la determinazione di chi cerca di fare la differenza anche quando non gioca e non l’aria offesa del campione precipitato improvvisamente dall’alto del suo piedistallo. La conferenza stampa di ieri ha tradotto in parole questo suo atteggiamento positivo. “Sto bene e mi preparo, sono sempre pronto per fare i novanta minuti. Però poi decide, giustamente, l’allenatore. Io sono a completa disposizione del mister, ho un bellissimo rapporto con lui, credo in quello che fa. Tutti sanno qual è il mio ruolo, ma se il mister ha bisogno che io giochi in quel ruolo non c’è problema, io credo ciecamente nel nostro mister e se ha bisogno che io giochi lì lo faccio”.

Se uno come Diamanti accetta così volentieri la panchina o un ruolo non proprio suo probabilmente il merito è anche della fiducia incondizionata che De Zerbi è riuscito a conquistarsi. “Crediamo in De Zerbi perché sta 24 ore su 24 sulla squadra. E’ una persona che vive il suo lavoro con entusiasmo, passione e personalità. Ne ho visti di  allenatori, ma così sul pezzo raramente. E’ una persona che adoro, schietta, che dice tutto quello che deve dire senza fare giri di parole. E’ un segnale di intelligenza, non è che bisogna avere 40 o 60 anni, è proprio la persona. Sta facendo crescere tutti i singoli, dispiace solo di non trovare quei punti che ci farebbero stare più tranquilli. Ci ha conquistati col lavoro“.

Lo spogliatoio sembra compatto, l’allenatore è apprezzato umanamente e professionalmente e nelle sue uscite pubbliche non perde occasione per sottolineare quanto questa stima sia contraccambiata. Eppure i punti non arrivano. Diamanti sull’argomento ha un’idea precisa. “Quando vinciamo lo facciamo insieme, come quando perdiamo. Questi piccoli dettagli li stiamo pagando cari. Ho passato dei momenti così in carriera, vedo che quando sbagliamo paghiamo sempre, anche il più piccolo errore, succede. Però non dobbiamo abbassare la testa, senza pensarci troppo, dobbiamo solo lavorare. Io vedo che lavoriamo molto bene, ma la domenica bisogna metterci la stessa felicità ed entusiasmo con cui ci alleniamo, bisogna essere meno preoccupati la domenica. Essere preoccupati va bene, però la domenica giochiamo ed è la cosa più bella del mondo. E’ inutile allenarci al massimo ogni settimana se poi la domenica vai in campo con la paura”.

Il talento toscano sa bene cosa ci vuole per arrivare ad alti livelli e rimanerci, così quando serve non nega un consiglio a Lo Faso. E’ un ragazzo sveglio, svelto. Lui cerca di stare vicino a me e a me piacciono i giovani che chiedono. Vedo che lui è interessato e vuol migliorare e quando è così allora significa che è sulla strada buona. Lui lo è, ha un talento che madre natura gli ha dato e prima rimane concentrato, capisce, sta sul pezzo, rimane coi piedi per terra, e prima diventerà un giocatore importante. Di giovani forti ce ne sono tanti, ma bisogna capire certe dinamiche e secondo me lui è sulla strada giusta”.

Mariano Calò

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