Bruno Henrique: “Vi racconto la mia infanzia. Ecco perché mi chiamano ‘Mamona’”

Bruno Henrique: “Vi racconto la mia infanzia. Ecco perché mi chiamano ‘Mamona’”

L’intervista al centrocampista del Palermo: “Un soprannome che mi hanno affibbiato da piccolo quando, ogni fine settimana, sul pullman che ci accompagnava alle partite di calcio a cinque, mi mettevo nel corridoio e facevo casino”.

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“Mamona. Mi chiamavano così”. Parola di Bruno Henrique.

Il centrocampista del Palermo, prelevato questa estate dal Corinthians, è stato intervistato dal Corriere dello Sport. Fra i temi trattati dal classe ’89 anche il suo soprannome. Già, mamona: seme di ricino, ‘simenza’ (di zucca) in siciliano, nonché ‘picciriddu’.

“Un soprannome che mi hanno affibbiato da piccolo quando, ogni fine settimana, sul pullman che ci accompagnava alle partite di calcio a cinque, mi mettevo nel corridoio tra mio fratello Douglas e altri bambini, i mister, i parenti, i compagni e facevo casino – ha spiegato il brasiliano -. Cantavo e ballavo, scuotendo mani e corpo, il rock satirico dei Mamonas Assassinos, una band in voga negli anni novanta, oggi riscoperta, cancellata nei suoi componenti originari da un incidente aereo. Musiche particolari per bambini, con salti, giravolte, vestiti da Batman o Robocop. Ero bravo e facevo ridere. Avevo sei anni e scoperto da poco il mondo del pallone. La testa mi girava, andava fino in cielo, mi divertivo, sognavo, per me era tutto nuovo… Così mi è rimasto ‘mamona’. Dopo la partita, si mangiava a sacco sul posto, al massimo un dolce in un bar, soldi non ce n’erano. Ugualmente ricordi meravigliosi, incancellabili”.

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