BRESCIA: “Iachini, la ‘bacchetta magica’ e…”

BRESCIA: “Iachini, la ‘bacchetta magica’ e…”

Mediagol.it vi propone un’interessante editoriale a firma Erica Bariselli pubblicato oggi dal giornale on line “Brescia in gol” che esalta attraverso il ricordo il rapporto che lega l’attuale tecnico.

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Mediagol.it vi propone un’interessante editoriale a firma Erica Bariselli pubblicato oggi dal giornale on line “Brescia in gol” che esalta attraverso il ricordo il rapporto che lega l’attuale tecnico del Palermo Beppe Iachini e il Brescia. “Se il presente spesso ci sfugge, il passato ci trattiene. Specie se è stato soprattutto – anche se non solo – un bel passato: e con Beppe Iachini lo è stato. Non finì affatto bene – è vero – con l’uomo di Ascoli. In effetti finì con una retrocessione: che passati due anni abbondanti continua a restare inspiegabile. Non ci abbiamo ancora fatto pace in un certo senso con quella stagione maledetta – targata 2010-2011 – che vide Iachini andare e venire con «in mezzo» Mario Beretta. Ma negli occhi sono rimaste eccome le immagini della straordinaria cavalcata da serie A guidata da mister«I» l’anno precedente. Sabato Beppe Iachini tornerà al Rigamonti da condottiero del Palermo. Riassaggerà quello stadio nel quale l’impresa del suo Brescia prese la forma e la sostanza di una gioia che da queste parti era stata dimenticata. E nonostante un finale d’avventura triste, come già accennato, anche il ricordo di questa piazza da parte dell’allenatore marchigiano che anche pochi giorni fa in un’intervista non ha mancato di sottolineare il suo legame con Brescia: «Una città e un ambiente – le sue parole – con cui sentodi avere un rapporto davvero speciale. Conservo ricordi indimenticabili». Anche per questo, Iachini si è stranito di fronte alla vicenda Giampaolo: «La premessa è che non conosco bene i contorni della vicenda e pertanto dare giudizi da fuori mi risultati difficile. Quella di Brescia è senz’altro una piazza esigente e difficile. Ma sinceramente, nulla di particolare. Anche io – ricorda – ebbi difficoltà all’inizio della mia esperienza. Non iniziammo con il botto, per i risultati ci volle un po’ di tempo. Ma a Brescia si può lavorare bene. E quando poi lavori bene, tutto l’ambiente te lo riconosce. Non ho mai avuto un problema con i tifosi. Anche se – è la chiosa sull’argomento – resto convinto che dietro all’addio di Giampaolo ci sia stato dell’altro». Vero. C’è stato anche dell’altro. Ma poco importa sul viale dell’amarcord sul quale i bresciani che vivono di biancazzurro imboccheranno alla vista del cappellino blu scuro – una delle poche certezze calcistiche – di Iachini. Non mancheranno, c’è da scommetterci, le discussioni da bar tra un bicchiere di coca cola e un morso al panino pre partita. Sarà anche come fare un salto indietro nel frasario di Iachini. Da quel «Non ho la bacchetta magica» che andava ripetendo come un mantra nei primi mesi della sua gestione, quando ereditò il Brescia da Alberto Cavasin, tre anni fa giusti giusti (era il 4 ottobre del 2009). Fino ad arrivare al «Vinceremo la prossima partita» che caratterizzò un’annata di serie A nella quale venne esonerato dopo una serie di 12 partite di campionato senza ottenere vittorie dopo una più che mai illusoria serie di 3 successi di fila. La cura Beretta produsse appena 6 punti in 7 partite. E così Corioni decise di richiamare Iachini, ma si andò a picco con la miseria di 2 vittorie costruite nell’arco di 16 gare. Non piacque quanto Iachini andava ripetendo. Diceva: «D’altronde non ho potuto lavorare con questa squadra nel periodo della sosta di Natale. C’era un altro allenatore. E il mercato di riparazione non è stato fatto con me». Il sapore era quello dell’alibi. Poi arrivò il momento dell’addio e non piacquero altre dichiarazioni quando si parlava dell’ipotesi di andare avanti comunque con lui: «Io e il mio staff – disse – siamo da serie A». Ma davvero, per tutti, Beppe Iachini rimarrà per sempre l’uomo che ha riporta il Brescia in serie A 5 anni dopo che non accadeva più. E in molti avrebbero voluto che a prendere le redini mollate da Marco Giampaolo fosse lui. Che però già aspettava la chiamata del Palermo. Poi arrivata. Per un presente che riporta al passato”.

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