UN PALERMO SPIETATO E VINCENTE MANDA LA SAMP IN SERIE B

UN PALERMO SPIETATO E VINCENTE MANDA LA SAMP IN SERIE B

di Fabio Corrao L’anno scorso di questi tempi Palermo e Sampdoria si giocavano uno storico accesso ai preliminari di Champions League, e al Barbera fu una grande giornata di sport che premiò.

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di Fabio Corrao L’anno scorso di questi tempi Palermo e Sampdoria si giocavano uno storico accesso ai preliminari di Champions League, e al Barbera fu una grande giornata di sport che premiò i blucerchiati e spezzò il sogno di una città. Ad un anno di distanza, per un tremendo scherzo del fato, il Palermo, che vola sulla scia dell’entusiasmo in vista della finale di Coppa Italia, consuma una fredda vendetta sportiva e condanna i doriani alla retrocessione matematica in serie B, punto culmine (verso il basso) di una stagione disastrosa in cui errori si sono succeduti ad errori e i rimedi si sono rivelati peggiori dei mali. Vedere lo storico capitano blucerchiato, Angelo Palombo, con il volto stravolto dalle lacrime, fare il giro del campo per chiedere scusa ai sostenitori, corretti e anche loro piangenti, è stata una scena commovente che per certi versi restituisce però umanità a questo sport, soprattutto nei giorni in cui a tenere banco ci sono ben altri argomenti sul tavolo, tra diritti televisivi e magistrati in cerca di gloria mediatica. Ma altrettanto bello è stato vedere giocare il Palermo con grande dignità, senza troppa furia agonistica, ovviamente, ma con la voglia di onorare fino in fondo il campionato, a dispetto delle troppe malelingue e di chi magari l’anno scorso, proprio contro la Sampdoria, non fece fino in fondo la propria parte a scapito dei rosanero. E’ stato ampiamente dimostrato sul campo quali sono i reali valori morali di questa squadra, che pur senza strafare e nel pieno rispetto dell’avversario ha fatto il suo dovere. Vincere aiuta a vincere, abitua a vincere, e questo Delio Rossi lo sapeva benissimo ed è riuscito a trasmetterlo altrettanto efficacemente ai suoi giocatori. Il concetto di natura elettrica che è più volte venuto fuori di questi tempi è stato metabolizzato: non si può e non si deve staccare la spina, perché poi non è così semplice riattaccarla a piacimento. Negli occhi, nella testa e nelle gambe ci deve essere sempre lo stesso livello di tensione e di concentrazione, perché arrivare scarichi al 29 maggio sarebbe come consegnarsi come agnello sacrificale ad un avversario già forte di suo, e questo il Palermo non se lo può permettere. E da quello che si è visto a Marassi il concetto è ben chiaro. Mirando all’orizzonte, in un punto nemmeno troppo lontano, c’è un traguardo che è troppo importante, che definire storico per i colori rosanero è quanto mai appropriato. La gente lo sa e lo vive sulla pelle e nelle emozioni; fa piacere aver registrato che altrettanta gioia di giocarsela si respira nella squadra nel suo insieme.

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