SABATINI: dallo scetticismo alle joyas rosanero

SABATINI: dallo scetticismo alle joyas rosanero

Era il 2 luglio 2008 quando Walter Sabatini divenne ufficialmente il direttore sportivo del Palermo, ma il mondo del calcio aveva già imparato a conoscerlo da calciatore prima e da dirigente.

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Era il 2 luglio 2008 quando Walter Sabatini divenne ufficialmente il direttore sportivo del Palermo, ma il mondo del calcio aveva già imparato a conoscerlo da calciatore prima e da dirigente poi e lui in fondo a Palermo ci era già stato da calciatore nel 1978-79. Da ala destra di talento e sostanza qualera non riuscì a lasciare il segno alla Favorita, lanno di Serie B dei rosanero lo vide tutto dallinfermeria a causa di un grave infortunio che si portava dalla stagione precedente e che si rivelò molto più grave del previsto costringendolo fuori per lintera stagione. Far innamorare una piazza come Palermo, devotissima a Rino Foschi, non è stato facile, specialmente per uno come lui che dellapprovazione del pubblico si cura meno di zero. Ma oggi, 28 mesi dopo linizio del suo ormai ex-incarico, anche il più scettico dei sostenitori rosanero non può che riconoscere la bontà del lavoro svolto. Il suo percorso da direttore sportivo comincia sul finire degl anni 80 al Perugia, quando diviene responsabile del settore giovanile e per un certo periodo anche allenatore in seconda della squadra allenata da Paolo Ammoniaci. Nel periodo 1992-94 si occupa del settore giovanile della Lazio insieme a Beppe Dossena, fino a che non arriva la chiamata alla Triestina. Passa allArezzo nel 1998 e insieme a Serse Cosmi porta in alto la compagine umbra, tanto che nel giro di qualche anno i due si ritrovano a Perugia dove Gaucci gli affida la gestione della prima squadra. I risultati più importanti Sabatini li ottiene alla Lazio dove conquista laccesso alla Champions League prima di dimettersi a fine stagione nel 2008 e passare al Palermo. Il talento più grande di Walter Sabatini direttore sportivo è senza dubbio quello di saper scegliere i giovani di prospettiva e di non aver paura nel puntarci. A Palermo sarà ricordato per Hernandez, Pastore, Ilicic e Bacinovic, ma già a Trieste aveva cominciato a stupire in tal senso con lacquisto di uno sconosciuto Zampagna che portò in alto a suon di gol la compagine alabardata. Alla Lazio, dopo aver contribuito alla scelta e alla crescita di futuri campioni come Nesta e Di Vaio ai tempi del settore giovanile, portò elementi che hanno fatto la fortuna economica del club come Kolarov, rivenduto per cifre iperboliche al Manchester City, o Muslera, punto fermo della formazione di Reja prima in classifica. A Palermo Sabatini non aveva portato solo ottimi calciatori (certo non sono mancate delle sporadiche ciambelle senza buco) ma anche una mentalità nuova, fatta di giovani su cui puntare con decisione, anche a costo di prendersi qualche rischio. La rosa del Palermo è in assoluto la più giovane del campionato, e lo è ancor di più considerando in primo luogo la squadra titolare, infarcita di ragazzi dal futuro assicurato. Senza dubbio la politica verde del Palermo continuerà anche senza Sabatini, ma non sono molti in Italia i direttori sportivi in grado di portarla avanti con la stessa tenacia ed efficacia.

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