MERCATO: Futuro in Bundesliga per Emiliano Viviano?

MERCATO: Futuro in Bundesliga per Emiliano Viviano?

Di Calogero Fazio
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Di Calogero Fazio

Il nome di Emiliano Viviano è certamente noto ai tifosi rosanero, poiché è il portiere che difese la porta del Palermo nella seconda metà della stagiona 2011-12. Un campionato che, a differenza del successivo, si concluse con il conseguimento dell’obiettivo della salvezza, anche grazie alle giocate di Fabrizio Miccoli. Precedentemente Viviano aveva difeso i pali della nazionale Under-21 nel biennio 2006-2007. In seguito era stato convocato nella selezione che aveva preso parte ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, prima di venire convocato per qualche partita anche nella Nazionale maggiore del neo-ct Cesare Prandelli, chiamato a ricostruire la Nazionale italiana dopo il disastroso mondiale del Sudafrica nel 2010.

A quei tempi, Viviano militava nel Bologna ed era considerato uno dei giovani portieri più talentuosi del calcio italiano. I dirigenti rosanero lo prelevarono dall’Inter nel mercato di gennaio 2012, allo scopo di innalzare il livello tecnico della difesa, al fine di prevenire spiacevoli sorprese in una stagione in cui il Palermo si attestava nuovamente nelle basse posizioni della Serie A, dopo due anni di apogeo che avevano fatto sognare i tifosi rosanero prima con una qualificazione sfiorata in Champions League nell’esaltante stagione 2009-10 e poi con una finale di Coppa Italia giocata all’Olimpico di Roma il 31 maggio del 2011, con trentamila palermitani al seguito. In panchina c’era Delio Rossi e quella era l’epopea dei vari Pastore, Miccoli, Cavani, Ilicic: una pagina indelebile, che rimarrà sempre scolpita nella memoria dei tifosi del Palermo.

Per un paio di stagioni, i palermitani avevano sognato ad occhi aperti vedendo la loro squadra lottare per traguardi inimmaginabili prima di allora, e il quintultimo posto del campionato 2011-12 rappresentò per loro un brusco risveglio, anche perché nel quasi-decennio che il Palermo ha recentemente trascorso in Serie A la squadra ha sempre stazionato nelle alte zone della classifica della massima serie, anche prendendosi la soddisfazione di conseguire ben cinque qualificazioni europee.

C’è da dire che, in maniera maggiore, la deludente stagione di Mangia e Mutti, aveva rappresentato non solo un arretramento rispetto alle ambizioni che i tifosi del Palermo avevano imparato a nutrire nelle precedenti stagioni, ma anche un autentico campanello d’allarme per la tragedia sportiva che si sarebbe consumata un anno dopo con la mesta retrocessione nella massima serie al culmine della sfortunata stagione 2012-13.

Ad ogni modo, anche il campionato che precedette il dramma della retrocessione, e che diede anche dei chiari segnali d’allarme che furono sottovalutati dalla dirigenza, regalò delle soddisfazioni ai tifosi rosanero come il 4-3 inflitto all’Inter, l’esaltante 4-4 del ritorno a San Siro con un poker di Fabrizio Miccoli oppure il 5-1 contro la Lazio. E quella stagione non esaltante ebbe comunque i suoi protagonisti che i tifosi del Palermo hanno ragione di ricordare con deferenza, fra questi, appunto il portiere Emilio Viviano che arrivò a metà campionato allo scopo di tappare la falla di una squadra non al massimo e di raggiungere una tranquilla salvezza, obiettivo poi conseguito.

Viviano fornì delle buone prestazioni con la maglia del Palermo e contribuì all’obiettivo stagionale, ma non entrò mai nelle simpatie della tifoseria rosanero anche per la sua vicinanza ai colori della Fiorentina, che del resto è più che comprensibile per un nativo di Fiesole, cittadina alle porte di Firenze. La simpatia di Viviano per la squadra toscana è ben dimostrata anche dal fatto che Viviano ha chiamato Viola una delle sue figlie. L’idillio con i tifosi e la dirigenza rosanero non sbocciò mai e il portiere venne ceduto proprio alla Fiorentina ad inizio della stagione 2012-13, che diventerà tristemente famosa per la storia recente del Palermo. In casa rosanero, fra i pali si preferì puntare sull’albanese Samir Ujkani. Così Viviano, conclusa le breve esperienza in Sicilia, andò a giocare a casa sua e la formula del suo trasferimento fu un prestito con obbligo di riscatto per la società viola, una clausola che però venne disattesa dai toscani.

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