LA LINEA SOTTILE TRA IL TRIONFO E LA BEFFAIMPARARE LA LEZIONE PER SCONFIGGERE L’ X-FACTOR.

LA LINEA SOTTILE TRA IL TRIONFO E LA BEFFAIMPARARE LA LEZIONE PER SCONFIGGERE L’ X-FACTOR.

di Leandro Ficarra Sorprendere, convincere, a tratti entusiasmare. Eppure non riuscire a vincere. Questo, fin qui, il controverso destino del Palermo di Gian Piero Gasperini. Quella contro il.

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di Leandro Ficarra Sorprendere, convincere, a tratti entusiasmare. Eppure non riuscire a vincere. Questo, fin qui, il controverso destino del Palermo di Gian Piero Gasperini. Quella contro il Milan poteva e doveva essere la gara della svolta. Al triplice fischio del signor Rizzoli, il rocambolesco pari maturato al “Barbera” è divenuto il manifesto dei rimpianti e delle frustrazioni a tinte rosanero. Un successo contro i rossoneri avrebbe portato in dote un’infusione di fiducia ed autostima il cui valore va ben oltre l’aspetto meramente numerico. Una scossa di entusiasmo e convinzione tonificante per il prosieguo della stagione. Non un crocevia, ma poco ci manca. Poiché se i progressi sul piano tattico e del gioco sono continui e tangibili, non è certo gratificante e terapeutico guardare la classifica e realizzare che arrivano più complimenti che punti. Dopo un’ora di ottimo calcio per ritmo, qualità e applicazione, in cui annichilisci l’avversario e costruisci un doppio e legittimo vantaggio, devi portare a casa l’intera posta in palio. Non solo per fare il necessario balzo in graduatoria, ma anche e soprattutto per accrescere la convinzione nel percorso tattico e mentale che stai intraprendendo. Plasmandoti sempre più nel verbo e nella filosofia calcistica del tuo tecnico. Volente o nolente, al di là della prestazione e della bontà del gioco espresso, è il risultato a corroborare certezze nella mente di un calciatore. Se al culmine di prestazioni maiuscole, ben oltre i propri limiti, ti incarti a pochi passi dal traguardo, possono insinuarsi inconsciamente dubbi e paure. Il rischio è quello di smarrirsi sul piano psicologico e morale, di perdere le coordinate del percorso tattico e mentale intrapreso. Questo è un rischio che il Palermo di Gasperini non deve assolutamente correre. Il tecnico di Grugliasco è repentinamente riuscito a conferire un volto credibile a questa squadra. In poche settimane ha disegnato un dispositivo tattico che mostra equilibri e riferimenti precisi tra i reparti, coralità e sincronismi nello svolgimento delle due fasi, una vocazione fortemente propositiva. Un 3-4-2-1 delineato in cui cooperazione ed automatismi riescono ad elevare il rendimento dei singoli, mascherandone le lacune ed esaltandone le virtù. Un Palermo con evidenti limiti individuali ma ordinato e coraggioso. L’unica strada per uscire dalle secche della bassa classifica è il gioco. Cercare di imporre con audacia ed aggressività la propria idea di calcio. Coinvolgere in modo organico più uomini possibili nella fase di costruzione senza smarrire gli equilibri di base tra i reparti. Come la squadra di Gasperini ha dimostrato di poter fare per larghi tratti in questo primo scorcio del coach piemontese sulla panchina rosa. E, possibilmente, concretizzare le occasioni create. Ragionare troppo su un contingente vantaggio, tentando sagge ed attendiste strategie di gestione del risultato, è puro masochismo calcistico relativamente alla struttura di questa squadra. Un gruppo che non ha nel suo dna l’esperienza e la malizia per congelare il risultato. Tantomeno lo spessore e la fisicità nei componenti del pacchetto arretrato per difendersi con profitto nella propria area di rigore. La cocente rimonta subita contro il Milan ritengo sia davvero emblematica. Un’istantanea nitida che svela luci ed ombre del Palermo di Gasperini. Per un’ora il Palermo ha interpretato magistralmente la gara. Non si è scomposto dopo l’immediato forfait di Donati, il cui impiego nonostante le precarie condizioni fisiche è apparso un azzardo eccessivo. Ha preso il Milan nella sua trequarti, togliendo tempo e spazio di giocata a Montolivo e soci. Imponendo un ritmo forsennato, restando corto, alto, aggressivo. Tutta in trenta metri la squadra di Gasp, linea difensiva alta a valorizzare rapidità e senso dell’anticipo di Munoz, Garcia e Von Bergen. Centrocampo stretto e gladiatorio con i mastini Barreto e Rios, bravi e recuperare la sfera e dare il là a ripartenze rapide e letali. Frutto di un giro palla lineare che sfruttava il campo sia in ampiezza con fraseggi stretti sulle corsie, che tra le linee, con Brienza ed Ilicic bravi a duettare con Miccoli che garantiva la profondità. Risultato: Milan tramortito, rosa padroni del campo e capaci di creare almeno cinque palle goal al netto del doppio vantaggio. Dopo il due a zero è iniziata un’altra gara. E qui Gasperini, di cui abbiamo giustamente sottolineato gli innegabili meriti, ha certamente commesso un errore. Fuori Brienza, dentro Giorgi. Un messaggio di prudenza alla squadra, un segnale di debolezza a chi in quel frangente era certamente sul punto di crollare. Un’ inversione di rotta che ha tolto qualità in fase di palleggio, incisività in sede di ripartenza, a cui ha fatto seguito un evidente arretramento del baricentro della squadra. Giorgi ha impattato male la gara, Rios è sparito dal campo, Abate ha spinto libero da compiti di copertura, Il Palermo si è schiacciato clamorosamente all’indietro allungandosi ed invitando il Milan nella propria area. Rinunciando a colpire un avversario stordito e che presentava vistose voragini in fase di copertura in ragione di uno scriteriato 4-2-4, figlio più della disperazione di Allegri che di un reale acume strategico. Inevitabili sono emersi i limiti in sede di marcatura nell’uno contro uno dei difensori rosa, in dieci minuti squadra e pubblico hanno dolorosamente percorso la linea sottile che intercorre tra il trionfo e la beffa. Morale della favola: mai abbassare lo sguardo, e depennare il verbo gestire dal proprio vocabolario calcistico. Non perché non sia possibile in assoluto portare a casa il risultato con una condotta più accorta e sagace, ma più semplicemente questa squadra non ne possiede le attitudini in termini di esperienza e caratura individuale. Dovrà sempre proporsi, aggredire, azzannare la preda per tenerla lontano dalla propria tana e nasconderne le falle. Gasperini è un tecnico intelligente, ha preparato con lungimiranza questa gara, così come le altre della sua gestione, non è stato altrettanto brillante nella lettura delle contingenze in corsa, sia nella scelta dei cambi che nelle modifiche strategiche. Dazi fisiologici quando erediti una squadra non pensata e costruita da te, passaggi propedeutici per approfondire il processo di conoscenza dei tuoi calciatori. Concordiamo con il tecnico rosanero quando sostiene che la strada intrapresa è quella giusta e manca poco per raccogliere i meritati frutti ma la classifica purtroppo non aspetta. Una volta smaltita la delusione è necessario ripartire sulla base dell’ ottimo lavoro fin qui svolto, con la convinzione ed il piglio di quella prima ora di gioco. Riflettendo su alcune scelte e facendo tesoro anche dell’ultima mezzora suicida che ha vanificato la vittoria contro il Milan. Senza disperdere il patrimonio di audacia ed intraprendenza che il tecnico ha saputo inculcare in termini di atteggiamento tattico e forma mentis in quasi due mesi di lavoro. Domenica sera c’è la Roma di Zeman allo stadio Olimpico. Gara suggestiva ma complessa, da preparare nella testa ancor prima che sul campo. Da vivere e giocare tutta d’un fiato, serve una svolta, non c’è più spazio per la paura.

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