FOCUS: L’ANALISI DI MEDIAGOL.IT

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di Leandro Ficarra
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di Leandro Ficarra

Il Latina plana sulle ali di quello che, comunque vada, resterà un magnifico sogno. Il Palermo vede il traguardo,  ha voglia di tagliarlo di slancio ma senza alcuna angoscia. Queste le premesse della sfida d’alta quota in scena al “Francioni”. La compagine di Iachini ha scritto l’ennesima esaltante pagina del suo campionato: un perfetto manuale della vittoria.

Lucida interpretazione tattica, strapotere atletico e mentale, qualità tecnica sovrana per la categoria. Menù consueto servito ad ogni avversario in stagione e terribilmente indigesto anche al Latina di Breda.
I rosa hanno reso con gli interessi lo smacco subito nella gara di andata al “Barbera”. Tre a uno il punteggio finale. Un risultato che rende merito alla capacità del Palermo di leggere al meglio un match intenso e complicato. Il Latina ha confermato di essere squadra armoniosa e compatta. Densità e cooperazione tra i reparti in fase di non possesso, intensità e discreta qualità nello sviluppo delle trame offensive. Il primo tempo è filato via su binari di assoluto equilibrio. Squadre praticamente schierate a specchio, 3-5-2, corsie rispettivamente blindate da raddoppi sistematici, coesione tra le linee che inibiva ogni accenno di verticalizzazione per vie centrali. Emozioni pochissime, con appena un paio di lampi firmati Vazquez e Jonathas.

Ben diversa la ripresa, aperta dall’ennesima perla balistica in salsa argentina: pennellata di Vazquez, buco di Brosco e scavetto vincente di Dybala su Iacobucci in uscita. Vantaggio rosa che come una miccia fa esplodere il match. Iacobucci sventa il raddoppio al culmine di un arguto schema su palla inattiva che equivale ad un saggio di tecnica individuale: lob con il contagiri del “Mudo” e piatto volante del principito. Come da crudele contraltare, arriva subito dopo il pari laziale firmato Paolucci, lesto ad impattare una sponda aerea di Jonathas con la difesa rosa versione presepio. Paradossalmente il Palermo la partita la vince qui. Il gol del pari riaccende l’entusiasmo del “Francioni” e carica gli uomini di Breda. Giunge pochi minuti dopo il mancato raddoppio ed in seguito ad un’evitabilissima disattenzione. Circostanze che normalmente pesano come un macigno sulla psiche della compagine che le subisce mutando inerzia psicologica e trend del match. L’autostima del Palermo di Iachini è tale che quel violento cazzotto viene percepito come un innocuo buffetto. Che non lede un minimo morale e certezze ma funge da stimolo ad alzare l’asticella. Alzare baricentro, ritmo e tensione, aggredire la partita e, possibilmente, vincerla. Forti della propria superiorità tecnica e fisica che acuisce il gap nei finali di gara. Era già successo a Pescara ed a Varese. Lo schiaffo del pari che ridesta gli uomini di Iachini fungendo da tonico per le gambe e per la psiche. Riprendere in mano il pallino, tessere la propria tela imbastendo una manovra lineare alla ricerca ora delle corsie, ora della profondità. Attaccando quelle crepe che l’inevitabile logorio fisico e mentale schiude nel bunker avversario. Anche a Latina il sorpasso è arrivato puntuale. Poco conta la dinamica rocambolesca, corner di Barreto che si insacca beffardamente dopo la mancata deviazione di Pisano. Il Palermo aveva già creato tre occasioni clamorose, con Belotti, Dybala ed il rientrante Abel, per rimettere la testa avanti. Il tris di Lafferty allo scadere tramortiva la formazione di Breda ribadendo la lucidità sotto porta del gigante nordirlandese.
Il Palermo è una squadra aliena per questo campionato. Non solo nei piedi ma anche e soprattutto nella testa. Bravo il tecnico a modellare tatticamente un organico di notevole qualità, ruotando uomini e soluzioni con perfetta aderenza alle contingenze ed al tipo di avversario. Straordinario nel costruire una granitica consistenza mentale e psicologica utile a gestire anche i minimi frangenti di criticità. Una leadership collettiva tradotta in perenne voracità motivazionale, aspetto non banale per una squadra che di fatto da due mesi ha già vinto il campionato. Spingere sempre, anche quando si potrebbe gestire. Questa forma mentis costituisce un notevole valore aggiunto che ha conferito dimensioni trionfali ad un predominio già evidente sul piano squisitamente tecnico.
Il decimo blitz esterno stagionale ha portato in dote le solite confortanti indicazioni. Se si eccettua la siesta in occasioni del pari pontino, il reparto difensivo ha ribadito autorevolezza e solidità. L’assenza di Munoz è stata ben metabolizzata. Terzi, Vitiello ed Andelkovic hanno letto bene le tracce nerazzurre, concedendo le briciole su azione manovrata e chiudendo ogni varco con puntualità. Jonathas, Paolucci e Jefferson erano clienti ostici per la media della cadetteria.

Out Maresca, Barreto e Bolzoni hanno imperlato con un gol ed un assist la consueta maiuscola performance in fase di interdizione e cucitura. Bravi anche Lazaar e Pisano sulle corsie: hanno spinto con giudizio senza perdere di vista i dirimpettai Ristovski ed Alhassan. Vazquez, seppur marcato ad uomo, raddoppiato e randellato da Morrone e soci, ha come al solito regalato fregi di classe pura. El Mudo parte da intermedio sinistro, ma recita da regista offensivo, cadenza lui i tempi della manovra, creando ripetutamente la superiorità numerica, tracciando linee di passaggio acute e mai banali. I suoi duetti sullo stretto con Dybala sono una gioia per gli occhi ed un incubo per gli avversari. Perfetta la complementarità tra i due, El Mudo fa l’elastico, il principito attacca la profondità. Si muove sempre di più da punta vera il numero nove rosa, anche oggi un gol ed una quasi prodezza con stupendo controllo e destro al volo fuori di un soffio. Belotti non è ancora al top ma è sulla buona strada, Abel ha ritrovato il campo nel finale mostrando piglio e vivacità, Lafferty è semplicemente dominante per l’impatto fisico e tattico che ha su ogni match. Basterà conseguire un punto nelle restanti sei gare per certificare matematicamente il ritorno in serie A. Lo Champagne è ancora in frigo, la sensazione è che non ci resterà ancora per molto.

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