FABRIZIO MICCOLI E IL PALERMO Analisi di un legame che potrebbe essere giunto ad un punto di svolta, tra fasti del passato e mugugni del presente

FABRIZIO MICCOLI E IL PALERMO Analisi di un legame che potrebbe essere giunto ad un punto di svolta, tra fasti del passato e mugugni del presente

di Francesco Caruana È possibile che il capitano di una squadra di Serie A vada a seguire in curva le partite di un’altra compagine, seppur facente parte di una categoria inferiore?.

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di Francesco Caruana È possibile che il capitano di una squadra di Serie A vada a seguire in curva le partite di un’altra compagine, seppur facente parte di una categoria inferiore? È pensabile che lo stesso capitano dichiari di sentire tantissimo le gare contro la sua vera squadra del cuore, con le gambe che tremano e il mal di pancia che lo attanaglia nei giorni precedenti al match? È anche solo lontanamente immaginabile che questo capitano, dopo aver realizzato il gol del pareggio contro la squadra in questione, assuma l’espressione di uno che ha sbagliato il rigore decisivo nella finale dei Mondiali e venga sostituito dal suo allenatore nell’intervallo perché troppo emotivamente provato? Esageriamo: può mai accadere che, dopo aver segnato davanti al proprio pubblico un gol agli acerrimi rivali della sua squadra del cuore, il suddetto capitano esulti urlando alla telecamera tutto il suo amore per questultima? I tifosi del Palermo non avranno difficoltà a rispondere che sì, è pensabile, è possibile, è immaginabile e può accadere che Fabrizio Miccoli, capitano rosanero, non perda occasione per sviscerare la sua passione per il Lecce. UNA CARRIERA DA BIG A CUI MANCA SOLO UN TASSELLO Nella carriera di un ragazzo che, dopo essere cresciuto nel San Donato di Lecce, passa alle giovanili del Milan nel 1992, esordisce in serie C1 con il Casarano a 16 anni, a 18 è già in serie B con la Ternana, a 23 viene acquistato dalla Juventus, con cui gioca una stagione prima di passare alla Fiorentina, vivere un’esperienza all’estero nella squadra più titolata di Portogallo (il Benfica) e tornare in Italia nel Palermo, dove diventa capitano e idolo dei tifosi, stabilendo il primato di gol segnati in Serie A con la maglia rosanero, può mancare qualcosa? Parlando di Fabrizio Miccoli, la risposta è ancora una volta sì. Al bomber in miniatura manca un’esperienza con il Lecce: la squadra del cuore, quella per cui si fa il tifo sin da bambini, quella di cui si sogna di indossare la maglia mentre si gioca al campetto con gli amichetti. Se poi il tuo soprannome è “Il Romario del Salento”, diventa quasi un’onta non aver mai disputato una presenza ufficiale con la maglia giallorossa. I DISSIDI IN CASA PALERMO E QUEL PENSIERO FISSO Questa non è certo stata una stagione felice per Miccoli. Tra infortuni e scelte tecniche, il capitano rosanero ha collezionato 21 presenze in Serie A, saltando poco meno della metà delle gare di campionato del Palermo. Ciononostante, il numero 10 non ha fatto mancare il suo apporto in zona gol, mettendo a segno 9 reti, molte delle quali decisive. Ad esse va aggiunto il rigore realizzato contro il Chievo negli ottavi di finale di Coppa Italia, da cui ha avuto inizio il sogno infrantosi nella maniera più triste la notte del 29 maggio all’Olimpico di Roma, con Miccoli uscito in lacrime per la sconfitta subita dai rosanero ad opera dell’Inter. Tra i momenti più difficili da digerire per il “Romario del Salento” in quest’annata c’è sicuramente la parentesi di Serse Cosmi sulla panchina del Palermo: con il tecnico perugino Miccoli aveva un grande rapporto dai tempi del Perugia, che segnò la definitiva consacrazione per entrambi. Nelle quattro gare della gestione Cosmi, Miccoli ha disputato solo 71 minuti su un totale di 360 disponibili: con la Lazio era infatti assente, con il Genoa è partito da titolare ma ha lasciato il campo ad Ilicic dopo 55 minuti e nella vittoria contro il Milan ha giocato solo gli ultimi 16 minuti, subentrando a Pastore. Nella disfatta di Catania, infine, Miccoli è rimasto seduto in panchina per tutto il match, con il giallo nato dalle parole di Cosmi che, ad esonero avvenuto, ha rivelato di aver subito pressioni da Zamparini per schierare titolare Javier Pastore e lasciare in panchina il capitano, mentre lui aveva deciso di lasciare in panchina El Flaco e schierare dall’inizio il numero 10. Secondo il racconto di Cosmi, è stato proprio Miccoli, una volta venuto a sapere della discussione con il patron, ad aver consigliato al tecnico di pensare a se stesso e di accontentare il presidente, sebbene lui avesse deciso di confermare la formazione che aveva in mente. Da quel momento, Miccoli ha evitato di parlare con la stampa, mantenendo un filo diretto con i tifosi solo attraverso il proprio profilo Facebook. E proprio sul famoso social network sono arrivate parole che hanno dato fastidio al pubblico rosanero, che già dopo il “Forza Lecce!” urlato dal capitano rosanero al momento del gol realizzato al “Barbera” contro il Bari aveva storto un po’ il naso. In occasione della trasferta di “Marassi” contro una Sampdoria alla disperata ricerca di punti salvezza, Miccoli ha segnato il suo 50esimo gol in Serie A con la maglia rosanero ed è diventato il primo calciatore a raggiungere questo traguardo nella massima serie nella storia del Palermo. Grazie anche al suo gol e alla contemporanea vittoria del suo Lecce nel derby contro il Bari, la Sampdoria è stata condannata alla matematica retrocessione. Ebbene, il giorno dopo il “Romario del Salento” su Facebook ha scritto di essere contento per aver raggiunto il prestigioso traguardo dei 50 gol e per la salvezza ottenuta dal suo Lecce nel derby contro il Bari e ha fatto i complimenti ai propri compagni per l’impegno profuso nella gara contro i blucerchiati. Niente di male, se non fosse che i tifosi del Palermo avrebbero probabilmente preferito leggere, piuttosto che al Lecce, dei riferimenti alla scorsa stagione, in cui proprio la Sampdoria si qualificò in Champions League a spese dei rosanero. Insomma, tra i supporter del Palermo più di una voce si è alzata lamentando la scarsa rappresentanza di un capitano accusato di pensare più al Lecce che alla squadra per cui gioca (e che lo paga). Inoltre, le scenate che puntualmente avvengono nel momento in cui Miccoli abbandona il terreno di gioco per essere sostituito, hanno un po’ stancato la gente, poiché rischiano di destabilizzare gli equilibri dello spogliatoio. INGRATITUDINE O SEMPLICE SCHIETTEZZA? Chi però pensasse, da ciò che si è fin qui scritto, che Fabrizio Miccoli non sia legato a Palermo e al Palermo, commetterebbe un grosso errore. Come già detto, il capitano rosanero è il giocatore ad aver segnato più gol (50) in serie A nella storia del Palermo e nella classifica dei bomber rosanero di sempre è a pari merito con Luca Toni (che però in serie A ha segnato 20 gol) e Santiago Ghito Vernazza, dietro solo al mitico Carlo Radice, che conduce a quota 63 (di cui però soli 6 nella massima serie). Va inoltre ricordato che, nella partita dello scorso 9 maggio 2010 contro la Sampdoria, decisiva per continuare a coltivare il sogno Champions League, Miccoli si è infortunato gravemente al ginocchio in occasione del fallo da rigore subito ma ha deciso di stringere i denti e restare in campo, realizzando dal dischetto e resistendo stoicamente fino a quando, a dieci minuti dalla fine, Delio Rossi non ha deciso di sostituirlo con Budan. Il capitano ha quindi disputato 15 minuti con il legamento crociato del ginocchio destro parzialmente lesionato, un infortunio che l’ha costretto a restare fermo per quattro mesi: accusarlo di scarso impegno sarebbe, dunque, quantomeno fuori luogo. Nella scorsa estate, inoltre, ha tenuto banco l’offerta milionaria del Birmingham per il capitano rosanero, che ha rifiutato le lusinghe del club inglese e ha deciso di restare in Sicilia, rinunciando ad un contratto quadriennale da 3 milioni a stagione. Una delle poche accuse che possono essere mosse a Fabrizio Miccoli è forse di essere una persona troppo schietta e onesta, che dice sempre quello che pensa senza peli sulla lingua (ai tempi della Juve a causa del suo caratterino ebbe pessimi rapporti con la Triade Moggi-Giraudo-Bettega), in un mondo fatto di false promesse e dichiarazioni d’amore poi disattese al primo tintinnio di monete.

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