Amauri: “So segnare e farò 20 gol ripartendo da 0”

Amauri: “So segnare e farò 20 gol ripartendo da 0”

L’attaccante della Juventus Carvalho de Oliveira Amauri ha parlato ai microfoni di Sky Sport24. Mediagol.it vi propone l’intervista integrale dell’ex rosanero. Che cosa ti è passato per.

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L’attaccante della Juventus Carvalho de Oliveira Amauri ha parlato ai microfoni di Sky Sport24. Mediagol.it vi propone l’intervista integrale dell’ex rosanero. Che cosa ti è passato per la testa dopo il primo gol nei preliminari di Europa League? Sicuramente l’immagine di essere tornato al gol, mi è venuta in mente la consapevolezza delle mie capacità. Qual è il messaggio o il gesto che ti ha fatto più piacere ricevere dopo questo gol? L’abbraccio dei compagni, hanno visto che cercavo questo gol, che già in ritiro avevo tanta voglia di giocare e di dimostrare, perciò quando è entrata la palla ho quell’immagine di tutti i miei compagni che sono venuti verso di me. A Pinzolo hai detto ai tifosi che quest’anno rivedranno il vero Amauri e hai fatto una previsione: quest’anno farai 20 gol, te ne mancano solo 18. Resti convinto di quella previsione? Parecchi tifosi mi hanno fermato e mi hanno detto: “quest’anno ne devi fare 20, quest’anno ne devi fare 20”, perciò quando sono salito sul palco ho detto quello che volevano. Sicuramente farò tutto, darò tutto per arrivarci e magari anche superarli, perché no? Io voglio stare bene, se sto bene posso dire la mia, poi i gol li ho sempre fatti, perciò devo stare solo sereno e tranquillo. È successo qualcosa durante l’estate che ti ha dato una spinta? Io sono uno molto critico con me stesso, le vacanze mi hanno fatto bene, mi hanno fatto riflettere su un’annata così negativa che era da tanto che non facevo. Sono riuscito a ricaricare le batterie, a trovare l’entusiasmo, anche se non era facile perché sinceramente l’anno scorso c’è stata tanta contestazione, ho cercato di dimostrare quello che valgo, perché conosco il mio valore, mi sono azzerato, sono partito da zero, adesso siamo ripartiti alla grande, io voglio continuare, per me stesso è importante. È più facile criticare giocatori come te? Sì, secondo me l’anno scorso non ha perso solo Amauri o solo Diego o Melo, hanno perso tutti, anche quelli che hanno vinto tutto, l’anno scorso non hanno fatto la differenza. È tutto un gruppo. Quando si vince, si vince tutti insieme; quando si perde, si perde tutti insieme. Comunque credo che quest’anno siamo partiti diversamente rispetto all’anno scorso, forse abbiamo fatto un po’ tutti un bagno d’umiltà, ci voleva, c’è un’atmosfera diversa, può darsi che sia di buon auspicio. Sei passato dalle critiche all’esaltazione: ti ha dato fastidio essere accostato a operazioni di mercato in uscita? Ero sereno, lavoravo, il mercato lo fa la società. Come ho detto, se sto bene me la gioco con chiunque. Non ho letto che ero sul mercato e non ho letto che sono adesso sono accostato al Real Madrid, lo so perché si sente, però non mi cambia nulla. Da parte della società c’è sempre stata fiducia nei tuoi confronti. Quello sì, anche io ne ho, perchè sarebbe stato facile dopo una stagione così alzare la mano e dire voglio andare via. Io voglio mettermi in gioco. Che cosa c’è di diverso e uguale nel Del Neri che hai conosciuto al Chievo? Di uguale: dice quello che pensa, è molto chiaro con tutti, è uno che non distingue chi gioca e chi non gioca, tratta tutti nella stessa maniera. Di diverso: l’ho trovato un po’ più esperto. Arrivare alla Juventus ti da’ sempre qualcosa in più. Il rapporto con i giocatori è sempre uguale, sia quelli che giocano, sia quelli che non giocano, è molto chiaro, dice quello che pensa, vede molto durante la settimana il giocatore, lo premia per l’impegno, ritrovarlo alla Juventus sicuramente mi fa molto piacere e poi sono contento per lui, per quello che ha fatto in passato. È un po’ più dittatore democratico? Lui è l’allenatore, per me l’allenatore deve fare così, lui sceglie, noi dobbiamo essere bravi a metterlo in difficoltà. Quanto ti ha influenzato la situazione passaporto? Un po’ ha influenzato, anche perché qualsiasi cosa era per il passaporto che non arrivava, la convocazione è meritata, non meritata. Quest’anno non avrò questo problema, sono italiano, ho detto tanti anni fa quello che pensavo e vale ancora, ho il passaporto. Se arriverà la chiamata risponderò di cuore. Se non arriverà io voglio comunque continuare a fare il mio lavoro, vado avanti per la mia strada. Prandelli ha aperto agli oriundi. Sono 10 anni che vivo qui, sono 10 anni che pago le tasse qui, ho pagato più tasse qua che dove sono nato, io mi sento un cittadino italiano e se ci sarà la convocazione io risponderò da cittadino italiano. Dopo i cambiamenti che ci sono stati alla Juve, su cosa può contare questa squadra? È cambiato un po’ tutto, sicuramente mi dispiace tanto per chi è andato via, erano degli amici, però la Juve ha deciso di prendere questa strada, i giocatori si sono calati nella mentalità che ha deciso la società, è fondamentale questo. Siamo tutti dalla stessa parte, quest’anno possiamo sicuramente fare qualcosa di bello. Bello significa vincere qualcosa? Magari, dobbiamo lavorare tanto, i giocatori e i campioni ci sono, è da vedere partita dopo partita dove si può arrivare.

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