Italia, Ventura: “Pellè, ora è il momento di riflettere. Balotelli? Nulla è precluso”

Italia, Ventura: “Pellè, ora è il momento di riflettere. Balotelli? Nulla è precluso”

L’Intervista al commissario tecnico della Nazionale Italiana: “L’Europeo ha dato l’immagine di un gruppo corretto e positivo, quel gesto ha intaccato quello che la Nazionale rappresenta”.

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“Di scontato in questo campionato non c’è nulla. Il ritorno del Milan, e quello della Roma, rendono affascinante questa Serie A”.

Parola di Giampiero Ventura. Il commissario tecnico della Nazionale Italiana è stato intervistato questa mattina ai microfoni di Radio Anch’io Lo Sport, in onda sulle frequenze di Radio 1: fra i temi trattati dall’ex allenatore del Torino anche la possibilità di convocare Mario Balotelli, protagonista di un buon avvio di stagione al Nizza, in vista dei prossimi impegni ufficiali.

“Sono l’ultimo di quelli che parlano di lui, lo ha già fatto tutta Italia. Si sa già tutto: è un giocatore di grandissime potenzialità e qualità, frenato da un modo di essere che non lo mette in condizione di esprimersi al meglio. Niente è precluso, le porte sono aperte – ha dichiarato Ventura -. Guardavo i giocatori dell’Italia di Lippi: Toni, Totti, Del Piero, Inzaghi… Parliamo di giocatori di assoluta qualità. Per una questione generazionale c’è stato un cambio di livello, un abbassamento. Devi colmare il gap con la squadra che diventa prioritaria sul singolo. Balotelli deve fare il grande passo, mettere a disposizione le sue qualità della squadra e non viceversa”.

PRESENTE E FUTURO – “L’avventura da ct è stimolante, impegnativa per mille motivi. Per la prima volta nelle qualificazioni Mondiali passerà una sola squadra, abbiamo la Spagna davanti. E per la prima volta nella storia non siamo testa di serie. Che Italia sarà? Voglio allenare i più giovani. Quando hai tre giorni per preparare una gara non puoi fare rivoluzioni immediate o cambiamenti importanti. L’Europeo ha detto che in quei 40 giorni, Conte ha fatto una squadra con una struttura. Non potevamo cambiarla in tre giorni. Siamo ripartiti da lì, con qualche certezza e con tanta voglia di cambiare strada facendo non perché quelli che c’erano non andavano bene, ma perché il dato anagrafico spinge a puntare sui giovani. Vogliamo mettere in condizione i ragazzi di dare un contributo alla Nazionale anche se di tempo ce n’è poco. Difficile dare tutto e subito, ci sono i presupposti per farlo piano piano. Io e i miei collaboratori abbiamo ottenuto risultati lanciando decine di giovani in Nazionale. Abbiamo fatto guadagnare milioni di plusvalenze, facendo un buon lavoro. Partendo da questo presupposto, non cancello trent’anni di calcio. Le pressioni fanno parte della vita di ogni allenatore e sono abituato a sopportarle. Il vero problema è il momento storico dell’Italia, particolare sul piano generazionale: ci sono stati grandi giocatori che hanno smesso di giocare, altri che stanno lottando per finire il più lontano possibile e giovani che si stanno affacciando. È un momento delicato da gestire con raziocinio e serenità. Io non ho un gioco fisso e tipico. Tre-quattro anni fa abbiamo esportato un calcio offensivo, quello del 4-2-4, siamo stati i primi a farlo. Non c’è niente di deciso”.

SU PELLÈ – “Spero che non sia stato frainteso quel che è successo. Si è visto di peggio nel calcio, ma con la maglia azzurra il discorso è diverso. L’Italia ha sempre esportato un gruppo corretto, con un’immagine positiva. Quel gesto ha annacquato e intaccato l’immagine della Nazionale. È stato questo, Pellè deve riflettere. È evidente che deve farlo. È un buon giocatore e un bravo ragazzo, niente è precluso. Porte aperte? Gli serve una riflessione, altrimenti vuol dire autorizzare tutti a non rispettare l’azzurro. Se il tempo dirà che non merita, vedremo, ma le porte sono aperte a tutti”.

SU BERARDI – “Si è fatta molta confusione: è un giocatore che sta crescendo in modo esponenziale, serve sfruttarlo al meglio. Mi stupisce quel che si è detto su di lui, avrei dovuto convocarlo da infortunato? E poi Insigne, all’Europeo, ha dovuto adattarsi a fare la punta. Però nulla è bloccato, c’è voglia di portare avanti un discorso ma servirà tempo per organizzarlo”.

SU ICARDI – “È un momento delicato. Icardi ci ha messo del suo in quel che sta succedendo. De Boer è quello meno colpevole, è stato chiamato in corsa e non è facile per un tecnico straniero. Non parla italiano, non conosce benissimo la Serie A, gli serve tempo per capire dove è capitato e cosa fare in Italia. È un momento difficile per l’Inter, per Icardi, per De Boer. La storia dell’Inter merita qualcosa di meglio in questo momento. È la società che determina, non possono essere i tifosi. I tifosi possono, anche in modo non corretto a volte, condizionare ma non determinare”.

SU TELLES E DONNARUMMA – “Le porte aperte valgono per tutti, Papu Gomez dice le stesse cose. Quando sono convocabili, sarà il campo a dire se meriteranno di far parte o no del gruppo azzurro. Donnarumma? Se non ci fosse Buffon, avrebbe già preso il suo posto. Vederlo allenarsi è bello, ha un futuro straordinariamente importante. Davanti ha Buffon però, che è un giocatore che ha fatto la storia della Juventus e della Nazionale. Parliamo del giocatore e dell’uomo, ma alle sue spalle sta nascendo un altro Buffon”.

SUGLI STAGE – “Ho già chiesto di farli ma non per i Bonucci, Barzagli e Chiellini. Fanno 70 partite all’anno, la Juventus li dà malvolentieri e non posso chiedere loro di fare altri allenamenti. Voglio ragazzi di 21, 23 anni, quelli di grande prospettiva in attesa di far parte della Nazionale che mi auguro giocherà i Mondiali. Sono stati concessi, inizieranno a novembre. Lì potrò modificare il modo di stare in campo, chiamando ragazzi come Verdi, Di Francesco, Calabria. Più che Under 21, direi Under 24”, ha concluso Ventura.

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