Russia 2018, la favola dell’indomita Croazia: l’anima di un popolo, per il calcio e per la storia…

Russia 2018, la favola dell’indomita Croazia: l’anima di un popolo, per il calcio e per la storia…

Coesione, personalità e classe: la vorace fame calcistica di una Nazionale che è specchio di un popolo. La Croazia vola spinta da un’onda di energia che valica i confini del campo, la sua marcia verso la Gloria pare inarrestabile…

di Redazione, @Mediagol

QUESTI DELLA CROAZIA…

Di Benvenuto Caminiti

Questi non li ferma più nessuno. Nemmeno la talentuosa Francia dei Pogba, dei Mbappè, dei Griezmann, dei Lloris, dei Kantè.

Questi, giunti ad un passo dal traguardo, dopo inenarrabili peripezie, non si lasceranno scivolar via dalle mani l’ambito trofeo.

Questi sono i Croati, nobile stirpe dell’antica Jugoslavia, che risorge dalle ceneri dopo lutti e guerre.

Questi batteranno anche i damerini francesi perché, pur essendo meno bravi tecnicamente,  hanno più fame.

Questi vinceranno perché non sono solo una squadra, sono un popolo, che lotta per risorgere.

Questi vinceranno perché, vincendo, non conquisteranno solo la Coppa del Mondo ma la Gloria e il riconoscimento, dopo quello dell’Onu del ’92,  del mondo intero come Nazione.

Questi ci provano da anni a diventare popolo e da anni sbattono contro un muro duro come l’acciaio,  ma vanno sempre avanti, senza arretrare di un passo.

Questi vinceranno il Mondiale non solo contro la Francia ma contro tutti perché la squadra di calcio li rappresenta come popolo come meglio non sarebbe possibile.

Infatti ieri hanno battuto l’Inghilterra, che era affamata come loro e finalmente avevano messo insieme un gruppo di giocatori, tutti provenienti dalla “Premier League”. Insomma, hanno battuto una Nazione, che ha antichissime tradizioni di storia e di calcio e che da cinquant’anni ai Mondiali faceva sempre e solo da comparsa. Più che una partita, quella di ieri, è stata una battaglia, faccia a faccia, uno contro uno e nessuno mai che faceva un passo indietro: due titani che si guardavano negli occhi e la sfida era già tutta lì. Una battaglia feroce eppure leale, mai un fallo proditorio, mai una vigliaccata: a viso aperto, come succede tra guerrieri.

Questi vinceranno perché – giocatori, titolari e panchinari, tecnici e lo staff tutto intero –  si sono cercati l’un l’altro in paesi diversi, hanno fatto tante prove malriuscite di assemblaggio, ora sfiorando i quarti, ora fermandosi alle eliminatorie ma mai perdendosi di vista.

E oggi finalmente, pur essendo una compagine “raccogliticcia” perché formata da giocatori che militano in squadre di paesi diversissimi tra loro, come storia e come patrimonio calcistico, hanno finalmente trovato  un’anima e per quell’anima sono disposti a tutto: ci moriranno sul campo domenica sera prima che la Francia, con tutto l’immenso bagaglio di classe che la rende praticamente imbattibile, se ne renda conto e capisca che non basterà la velocità di Mbappè o la classe cristallina di Griezmann per far fuori undici leoni come i croati, abituati a morirci sul campo di battaglia prima di arrendersi.

Il mio  – spero si sia capito – più che un pronostico è un… desiderio, che nasce da una specie di tifo senile, che arriva all’improvviso e, data la mia veneranda età, colpisce nel segno e lascia tracce profonde.  

Insomma, per quel che so di calcio e per come lo amo da una vita – perché nulla la rappresenta meglio di una partita di football – sarei felice che domenica sera, al 90’ o al 120’ o dopo i rigori, a sollevare il trofeo calcistico più prestigioso al mondo, fosse il piccolo grande regista e capitano Modric: sarebbe come se in colpo solo risorgesse dalla leggendaria Pannonia  l’antico e glorioso popolo croato.

 

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