Juventus, Dybala si racconta: “Ecco dove chiuderò la mia carriera. Higuain? A 29 anni vorrei stare come lui”

Juventus, Dybala si racconta: “Ecco dove chiuderò la mia carriera. Higuain? A 29 anni vorrei stare come lui”

L’intervista all’ex attaccante del Palermo, oggi alla Juventus: “Da quando gioco nella Juventus e in Nazionale sono cambiate molte cose”.

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23 settembre 2015. Una data che Paulo Dybala non scorderà poi così facilmente.

Poco più di un anno fa, l’attaccante della Juventus è stato convocato per la prima volta dalla Nazionale argentina. “Quando mi chiamò il Tata Martino mi sudavano le mani”, le parole del classe ’93 al noto quotidiano argentino ‘Clarin’.

“Cosa è cambiato da quando sono un giocatore della Juventus e della Nazionale? Sono cambiate molte cose, arriva anche la fama. Quando torno a Cordoba la mia vita rimane sempre la stessa, chiaramente giocare in Nazionale implica che io mi privi di alcune cose. Ad esempio, se un giorno mi sveglio e non voglio vedere nessuno, andare in un centro commerciale non è semplice – ha dichiarato l’ex Palermo -. Sia con la Juventus che con la Nazionale, la gente mi riconosce per strada. Quando dico che sono argentino, tiro fuori tutto come se fossi a Buenos Aires, ma io sono di Cordoba. Molti dicono che non si sente l’accento. Se mi piace essere chiamato la Joya? I miei compagni mi chiamano cosi, anche se non lo sanno pronunciare. Anche i miei compagni alla Selecion mi chiamano così per prendermi in giro. Non devo dirlo io se sono un gioiello, dipende…”.

Messi e l’albiceleste – “Il gol in Nazionale? Dal debutto lo sogno, è passato un anno. Da quando avevo dodici anni e Messi giocava in Nazionale sognavo di stare al suo fianco, facile giocare con lui perchè ci vogliono due giocatori a marcarlo e si hanno più spazi, dobbiamo capirci e studiare i movimenti. Sono contento che l’allenatore mi consideri e che gli piaccia il mio gioco, ma deve essere Leo a sentirsi a suo agio con me e a capire che posso aiutarlo sul campo. Quando lui non c’è c’è una grande differenza. Il Barcelona ha vinto molte gare anche senza di lui ma il modo di giocare era diverso. Io gioco nel mio modo, non posso imitare il modo di giocare di Messi. Le parole di Messi fanno piacere, perché significa che sto facendo le cose giuste e vede qualcosa in me. Dipenderà da me, dal mio lavoro e dal desiderio di migliorare. Non sono preoccupato per la posizione nel girone perché siamo tutti vicini, una delle cose più importanti è di non perdere di vista le altre squadre”.

Sul futuro – “Mi piacerebbe ritirarmi con la maglia dell’Instituto. Adesso ho i miei obiettivi e pensare a quello che farò tra dieci anni è complicato. So che ci sono tre Coppe del Mondo (2018, 2022 e 2026) in nove anni, vale a dire che a 31 potrei giocare il mio terzo mondiale. Tutto dipenderà come starò fisicamente. Higuain ha 29 anni ed è al suo meglio. Voglio stare bene come lui a 29”.

Newell’s e Sportivo – “Ci sono due squadre che si dividono i tifosi, Newell’s e Sportivo, la mia famiglia era divisa tra le due. A me piaceva più vedere il Newell’s. Mio papà era stato tre volte campione con lo Sportivo ed era stato dirigente e campione con il Newell’s. A sette anni ho giocato per lo Sportivo, a dieci all’Instituto e poi al Newell’s a quindici, chiedendo il permesso per sei mesi. Sono diventato campione all’Instituto per debuttare l’anno dopo. Sono un fan del Newell’s, ma la gente dello Sportivo ha grande affetto per me perchè mi hanno visto iniziare. Le persone sanno come sono e conoscono la mia famiglia. Siamo pochi abitanti e ci conosciamo tutti, mi hanno fatto una gigantografia all’ingresso, abbiamo fatto una partita di beneficienza per aiutare le persone dello Sportivo”.

Un’infanzia difficile – “Mio papà mi ha insegnato molto, avevo 15 anni e a quell’età ci sono molte cose da imparare, voleva che io giocassi a calcio. Avevo 15 anni e non avrei mai immaginato che sarebbe successo quello che è successo a lui. I miei due fratelli avevano avuto più tempo per parlagli e ha parlato loro di un milione di cose di cui io non ho mai parlato. I miei fratelli, il mio padrino e i miei amici mi hanno aiutato molto, ma non è la stessa cosa. Lui aveva ragione alla fine. Penso che sia orgoglioso di me, e di quello che io e la mia famiglia abbiamo realizzato”, ha concluso Dybala.

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