Franco Causio si racconta tra storia, calcio e aneddoti: “Io scoperto da Luciano Moggi quando era un dipendente di Ferrovie dello Stato”

Franco Causio si racconta tra storia, calcio e aneddoti: “Io scoperto da Luciano Moggi quando era un dipendente di Ferrovie dello Stato”

L’ex giocatore di Juventus, Inter e Udinese ha presentato il suo libro “Vincere è l’unica cosa che conta” ai ragazzi dell’European language school

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Si chiama “Vincere è l’unica cosa che conta” ed è il libro scritto a quattro mani con il giornalista Italo Cucci, e che Franco Causio ha presentato ieri agli studenti dell’European language school. “Il libro – spiega l’ex calciatore al portale DaBitonto.com – non nasce per fare storia, ma per capire come si è formato il piccolo terrone diventato Barone. A 16 anni ho lasciato Lecce, e a quei tempi era davvero difficile lasciare casa così giovani. E l’ho fatto prima per San Benedetto e poi per Torino, dove sono arrivato alla Juventus “scoperto” da Luciano Moggi, che all’epoca era dipendente delle Ferrovie dello Stato. Quando mi sono accasato alla Juventus – racconta – c’era Helmut Haller (trequartista tedesco, in maglia bianconera dal 1969 al 1973, ndr), non uno qualunque. Ma questo non mi ha impedito di ritagliarmi il mio spazio”. Nella stagione 1969-1970, Causio gioca nel Palermo, dove segna 3 gol in 22 partite nella sua prima stagione piena in massima serie.E la storica partita a scopone dopo il mondiale vinto in Spagna ’82? “E’ stato il presidente a volerla – perché anche lui amava quel gioco. Dopo la finale contro la Germania, ha chiesto che tornassimo a casa con il suo aereo, e l’occasione è stata propizia e indimenticabile”. Anche il passaggio all’Inter – correva l’anno 1984 – merita di essere raccontato. “Quell’estate mi scadeva il contratto con l’Udinese, e mi cercavano diverse squadre. L’Inter e il suo presidente, Ernesto Pellegrini, sono stati i primi a cercarmi e ci accordammo subito. Quando Boniperti ha saputo la notizia, mi ha telefonato chiedendomi di desistere. Cosa che ovviamente non ho fatto”. In casacca nerazzurra resterà soltanto una stagione, totalizzando 24 presenze ma nessuna marcatura. Dopo l’addio al calcio, nel 1989, ci si aspettava che il “Barone” avrebbe insegnato come si giocasse a pallone seduto su una panchina. Così non è ancora stato. “Potrei farlo perché ho il patentino, ma non c’è mai stata concreta possibilità. Fare l’allenatore, però, è più difficile che essere calciatore. Volevo anche essere un maestro per i giovani, con la comprensione di scoprire piedi buoni (a proposito: è stato Causio, da capo osservatore juventino, a scoprire che Alessandro Del Piero era un talento), ma il destino non ha voluto”.

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