Palermo, il sogno “Stadium”: luci e ombre di progetti mai realizzati

Palermo, il sogno “Stadium”: luci e ombre di progetti mai realizzati

La storia dello stadio di Palermo, dal “Littorio” al “Barbera”, e le prospettive future per la città e i tifosi rosanero

Problemi

Il nuovo stadio avrebbe permesso l’eliminazione del secondo anello del “Renzo Barbera”, riducendo così la capienza ed i costi di gestione per il Comune e permettendo ad altre società sportivedi utilizzarlo. Inizialmente parte dell’amministrazione comunale voleva realizzare la struttura nella borgata residenziale della Bandita, nella zona sud-orientale della città, e non al posto del Velodromo “Borsellino”, costruito soltanto dieci anni prima (che in quegli anni il Comune stava ancora pagando a rate), e l’idea della nascita del nuovo impianto è così negli anni in parte tristemente naufragata per i contrasti tra club sportivo e Comune di Palermo e i rallentamenti dell’iter burocratico. Nel 2015, dopo anni di silenzio, giunge al club di Viale del Fante una vera e propria bocciatura ai piani fino a quei tempi presentati: attraverso una lettera l’amministrazione comunale comunicò alla società che il progetto per il nuovo stadio non poteva essere accettato poiché obsoleto e non più conforme ai contesti normativi. Il patron Maurizio Zamparini, infatti, per rendere l’operazione economicamente sostenibile, aveva inserito nel progetto anche la costruzione di fabbricati destinati ad attività ricettiva, degli hotel cinque stelle extra lusso, prevedendo una variante urbanistica intorno all’impianto. Tuttavia, la legge nel frattempo aveva vietato la compensazione urbanistica e il nuovo piano regolatore della città non prevedeva consumo di nuovo suolo a favore di quel tipo di intervento, che sostanzialmente rendeva impraticabile questa proposta persino come ipotesi.

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