Palermo, il sogno “Stadium”: luci e ombre di progetti mai realizzati

Palermo, il sogno “Stadium”: luci e ombre di progetti mai realizzati

La storia dello stadio di Palermo, dal “Littorio” al “Barbera”, e le prospettive future per la città e i tifosi rosanero

Era Zamparini

Le ultime grandi modifiche, nonché l’ultimo cambio di nome, si registrarono in concomitanza con l’avvio dell’era Zamparini, nel 2002. Nello stesso anno in cui l’imprenditore friulano diventò presidente del Palermo, infatti, la struttura che ne ospita le gare casalinghe venne ribattezzato “Renzo Barbera”, in memoria di colui che per undici anni (1970-81) fu presidente onorario del club di Viale del Fante, contribuendo al ritorno in Serie A dei rosanero e alla conquista di due finali di Coppa Italia.

Dall’avvento di Maurizio Zamparini, che aveva appena lasciato il Venezia, l’idea di un nuovo stadio divenne ‘necessaria’, in concomitanza con l’ascesa dei rosanero nella massima serie italiana e ai posizionamenti nella parte alta della classifica di quest’ultima. Negli anni successivi, l’ex stadio “La Favorita”, infatti, subì ulteriori modifiche, come la creazione di un settore ospiti di 2.500 posti completamente chiuso e l’inserimento dei tornelli agli ingressi in virtù della legge Pisanu, che permisero il suo utilizzo nelle gare europee e lo fecero risultare uno dei primi impianti a norma in Italia. La scintilla nella mente del patron, tuttavia, si accese, come egli stesso ha rivelato, nella primavera del 2006, quando la squadra volò a Gelsenkirchen, in Germania, per giocare gli ottavi di finale di Coppa Uefa contro lo Schalke 04, tra le mura di uno stadio che lasciò il numero uno rosanero a bocca aperta. Il Veltins Arena, da quel giorno, diventò un punto fisso tra i pensieri di Maurizio Zamparini, che nei successivi dodici anni ripenserà spesso a ricalcare l’impianto sportivo tedesco nella terra siciliana.

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