JAVIER PASTORE SI RACCONTA. IL MALEDUCATO DEL CALCIO E LUOMO COPERTINA DI DICEMBRE E SCOPPIA LA PASTORE MANIA.

JAVIER PASTORE SI RACCONTA. IL MALEDUCATO DEL CALCIO E LUOMO COPERTINA DI DICEMBRE E SCOPPIA LA PASTORE MANIA.

Javier Pastore è stato il protagonista del celebre mensile sportivo argentino “El Gráfico”, che gli ha dedicato la copertina del mese di dicembre. Ed è la prima volta.

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Javier Pastore è stato il protagonista del celebre mensile sportivo argentino “El Gráfico”, che gli ha dedicato la copertina del mese di dicembre. Ed è la prima volta in 91 anni di storia che un giocatore del Palermo conquista la copertina patinata della rivista. Il titolo presenta il giocatore rosanero come «El socio perfecto» di Lionel Messi, all’interno un servizio sul talento rosanero di ben 8 pagine dal titolo: “La vita è bella”; un focus sulla vita dentro e fuori dal campo del numero 27 rosa. Mediagol.it vi riporta in esclusiva l’intervista integrale rilasciata al quotidiano sportivo. Traduzione a cura di Roberto Chifari PASTORE: “RIMANGO IN ROSA UN ALTRO ANNO” “L’anno prossimo? Rimango a Palermo. Dopo non so. Se andrò bene mi venderanno in qualche club importante. Se invece dovesse andare male, mi manderanno in prestito in serie B – sorride con modestia -. In realtà, leggo poco i giornali. I miei familiari li comprano, conservano gli articoli, però non me li fanno vedere. Mi arrivano i commenti, ma cerco di trattare la cosa come sempre: stare con la mia famiglia, giocare coi miei nipoti o andare al cinema”. PASTORE: “MICCOLI È FANATICO DI MARADONA” Sempre col sorriso sulle labbra, Javier Pastore, ha parlato del suo compagno Fabrizio Miccoli che ha definito scherzosamente “fanatico di Maradona”. Mediagol.it vi riporta in esclusiva la terza e ultima parte dell’intervista che El Flaco ha rilasciato al mensile argentino “El Gráfico”. “Anche se non è nato a Napoli ma a Lecce, mi chiede sempre di Maradona. Lui era il più grande giocatore di tutti i tempi e Fabrizio ha chiamato Diego suo figlio. E’ fanatico. Una volta mi ha chiesto che gli facessi fare l’autografo sulla maglietta. Nellarmadietto dello spogliatoio ha delle foto di Diego. Incredibile! Per questo quando è uscita la notizia che c’erano all’asta gli orecchini di Diego mi ha detto ridendo: “Tranquillo li compro io”.”. Poi il pensiero va alla famosa frase che l’ex commissario tecnico dell’Argentina, Diego Armando Maradona, ha detto alla stampa parlando di Pastore. “Quando mi ha detto che ero un maleducato del calcio – racconta –, si vedeva che era un complimento vero, spontaneo e naturale, che non era una frase fatta. Io mi diverto giocando così e credo che se continuo a divertirmi continuerò a crescere. Per me il calcio è un lavoro, però allo stesso tempo non deve smettere di essere un gioco. Se giochi divertendoti le cose riescono meglio che soffrendo”. PASTORE: “REAL O BARÇA UN GIORNO, MA..” “Mi hanno raccontato che in una nota Florentino Perez ha parlato molto di me. Real Madrid e Barcelona sono due dei due club più importanti al mondo e il fatto che si dica che sono interessati a me mi lascia tranquillo, vorrà dire che sto facendo bene. Sarebbe bello andare in club del genere, una crescita importantissima per la mia carriera. Eppure qualche compagno ti avrà detto: “Vieni al Barça che ci divertiamo”. Di Marìa e Higuaìn prendendomi in giro anno detto a voce alta: “Questo se ne va al Barcelona, non vuole venire al Real con noi”. Scherzano, niente di più. In verità spero che le cose continuino così, e magari un giorno andare in un club di questa categoria”. PASTORE: “ASPETTO ZIDANE A PALERMO” “Zidane? Non ho potuto vederlo. Se dovesse venire in Italia per qualche partita del Palermo mi piacerebbe conoscerlo. Mourinho? Non l’ho visto quando abbiamo affrontato l’Inter”. I paragoni tra il numero 27 e i vari mostri sacri del calcio da Kakà, Zidane o Riquelme a Cruyff e Francescoli si sprecano, ma a chi ti rivedi? “Da piccolo mi piaceva molto Kakà ed è stato quello a cui ho cercato di copiare più cose. Attenzione non posso dire di essere come Kakà, non lo penso, anzi scrivilo per favore”. PASTORE: “Zamparini mi vuole bene come un figlio” Al ritorno dal mondiale in Sudafrica, il Real Madrid avrebbe sul tavolo una cifra intorno ai 25 milioni di euro, secondo quanto riferisce il presidente del Palermo Maurizio Zamparini che ha dichiarato: “Pastore vale 60 milioni di euro ed è più completo di Messi”. Intervistato dal mensile “El Gráfico”, il talento argentino ha raccontato i retroscena della trattativa. “Il presidente parla sempre assai – ride -. Zamparini mi vuole molto, molto bene, abbiamo un bellissimo rapporto. Per quanto riguarda la trattativa lui cerca di vendere il suo. Sono migliore di Messi? Sì, vede bene che non è così, però…”. PASTORE: “Io più forte di Messi…alla Play!” “La vittoria su Brasile si è festeggiata molto, non una pazzia ma si è festeggiata. Era tantissimo che non si batteva il Brasile. Queste amichevoli servono per correggere gli errori, però a volte un Clàsico si deve vincere e basta. E poi l’Argentina vuole essere sempre più forte del Brasile. Una vittoria come quella contro il Brasile o la Spagna aiuta tantissimo perché vincere fa sempre bene”. Chiosa finale sul suo grande amico Leo Messi con cui ha avuto modo di giocare in nazionale. “Leo è una persona molto tranquilla. E’ una grande persona siamo molto simili nel carattere, abbastanza timidi. Il Checho ha chiesto a me e a Banega di aiutare Messi in campo e abbiamo provato a farlo. Io il compagno perfetto di Messi? Dovete chiederlo a lui, che gioca nel Barça da 10 anni tutti i giorni con le stesse persone. Bisogna approfittarne perché persone così nascono ogni 30 anni. Leo è abiutato a circondarsi di persone che sanno giocare molto bene la palla, sarebbe importante incontrarlo per fare più o meno il gioco del Barça. Quindi hai una buona alchimia con Leo? Non lo so, però sono sicuramente più forte di lui alla Play Station. Con tutti gli altri è ruscito a batterli, ci ha provato pure con me ma non ci ha potuto”. PASTORE: “AL MONDIALE GRAZIE AL PALERMO” “Nel 2006 invece, ero Còrdoba, giocavo nel Talleres e ho visto in tv tutte le partite. Non pensavo di poter giocare il mondiale del 2010, perché allora non giocavo neanche con la prima squadra. Anche quando giocavo nell’Huracàn, non la ritenevo una possibilità. Quando mi chiamo Diego, prima di Natale per la partita contro la Catalogna, pensai: “Sono in nazionale”. Ero felice, era quello che mi mancava. Quando mi ha chiamato per le due amichevoli pre mondiale, lì ho pensato che forse era davvero una possibilità reale. Mi ha aiutato tantissimo fare un buon campionato in Italia con la maglia del Palermo e che si parlasse molto di me. Il mio posto era quello di Riquelme: il mio idolo, se avesse giocato lui quello era il suo ruolo perfetto”. PASTORE: “Il mondiale mi ha cambiato la vita” “Andare al Mondiale senza dubbio ha cambiato tutto. La maggior parte dei movimenti che ho appreso poi li ho portati con me in nazionale e i compagni mi vedevano in maniera diversa. Andare in Sudafrica mi ha permesso di crescere come persona e come giocatore, sono tornato con unaltra fiducia e unaltra sicurezza. Stare in squadra con mostri sacri che sono abituati a al meglio ti dà la voglia di vincere. Quando sono ritornato a Palermo mi sentivo un altro, niente da vedere con quello che si era visto fino ad allora”. PASTORE: “GRAZIE A DIO C’E’ ROSSI” “Quando sono venuto avevo un pò di paura. Avevo messo in conto che il primo anno sarebbe stato di adattamento e poi da quest’anno, magari, avrei cominciato a giocare con più continuità. Fortunatamente la dirigenza e i compagni mi hanno aiutato tantissimo. Grazie a Dio è venuto Rossi, mi ha aiutato nell’aspetto tattico, mi ha dato moltissima fiducia e mi ha permesso di giocare come meglio mi sentivo. Sono cresciuto molto nell’aspetto tattico – prosegue -. Con il pallone mi danno la liberà e posso giocare dove voglio senza molte obbligazioni, il problema era quando non avevo il pallone. Angel Cappa mi dava una posizione per tornare e niente più. Qui se non davo una mano alla squadra a recuperare non potevo giocare. Rossi ha visto che mi mancavano queste cose e mi ha dato una mano, mi ha messo in panchina e per un mese e mezzo dopo l’allenamento rimaneva con me per allenarmi sui movimenti: quando uscire, quando chiudere, dove cercare la palla. Quando ha visto che avevo capito mi ha rimesso in campo. Ho trovato con molta più facilità gli spazi e avevo meno obblighi. Fu poco prima che finisse il campionato e partissi per il Mondiale”. PASTORE: “CHE BELLA LA MAGLIA ROSANERO” “Nello spogliatotio mettiamo abbastanza cumbia e reggaeton con gli altri sudamericani. Ora che ho unamicizia con lo speaker dello stadio, sono io che scelgo la musica del prepartita. Cuarteto Cordobes? No, ancora no, quelli li ascolto io, non so come la prenderebbero gli altri”. Alla domanda se gli paice giocare con una manglietta cos¡ diversa dalle altre, Pastore ha dichiarato: “Sì, mi piace la maglia rosanero, siamo l’unica squadra con una maglia così, le dá un diverso colore al calcio. Poi, ho deciso di usare il numero 27 perché piaceva a mia mamma, volevo il numero 16 come ai tempi dell’Hurácan, ma l’aveva già un altro compagno (Cassani, ndr)”. PASTORE: “DERBY? INCREDIBILE PER PALERMO” “Il derby è qualcosa di incredibile. Palermo e Catania sono le due squadre dell’isola e il tifo è metà per metà. Così si vive fortissima lattesa della partita. Dopo che sono tornato dal Qatar c’era tantissima gente all’allenamento felicissimi per la vittoria, erano quasi tre anni che a Palermo non si vinceva il derby e la gente era quasi disperata. In tanti posti hanno messo la mia immagine in una scatola di latte con su scritto pastorizzati tre volte, giocando col mio cognome e i tre gol”. PASTORE:”IL MIO RAPPORTO COI PALERMITANI” “Quando sono arrivato sono venuto qui a Palermo con 15 familiari, non mi conosceva nessuno e andavo di qua e di là tranquillamente, in spiaggia, senza nessun problema. Ora è un po’ più difficile, ma non è come a Napoli dove il Pocho Lavezzi non può uscire di casa, anche se questa zona del sud è molto simile a Napoli. Appena ti vede la gente ti chiede la foto, all’inizio sembrano timidi, ma appena – ride – uno prende coraggio tutti gli altri vengono dietro. I giocatori d’Europa è difficili vederli per il centro delle città che passeggiano”. Poi El Flaco fa una battuta anche sulla sua abitudine a pagare nei ristoranti. “Dove vado ho l’abitudine di pagare. Se ti dicono che è gratis, dopo sicuramente c’è qualcosa in cambio. Preferisco sempre mangiare e pagare”. Pastore racconta anche il suo rapporto coi palermitani. “Quando giocò bene, c’è un signore di una caffetteria che mi manda 25 chili di caffè. Io mi me ne prendo 10 pacchettini e il resto li regalo. Però se vinciamo ti portano cose tipiche della panetteria, o casse di frutta, la gente qui è molto vicina al giocatore. Nell’isola ci sono moltissime piantagioni, il caffè poi è come il pane, e abbonda il mangiare”. PASTORE: “Quando mio padre decise dove dovevo giocare” “Mi ricordo che quando per la prima volta feci il provino al Talleres avevo 9 anni e non mai avevo giocato in un campo grande. Ed ero lì con i miei amici con la palla, ad un certo punto quando era arrivato il momento di provare, domandai a mio padre dove dovevo giocare, e lui mi consigliò: “Tu sei il numero 10” e così è rimasto”. PASTORE: “VI PRESENTO LA MIA FAMIGLIA” “A Palermo non vivo da solo, c’è mia sorella e suo marito, e poi ci sono loro i miei due nipotini, che vivono in una casa molto vicina alla mia. Mio fratello e io, invece, viviamo in un’altra casa. I miei genitori vengono qui ogni tre mesi. Mio fratello Juan? Ha 17 anni come me giocava nel Talleres, come trequartista o attaccante e ora sta per cominciare qua a Palermo. I miei nipotini, invece, hanno 3 e 4 anni e già vivono con il pallone di sopra. Quando mia sorella si stanca dei ragazzi, me li manda e andiamo tutti insieme all’allenamento. Loro si cambiano con me, tanto io porto tutto il necessario. Ho la divisa del Palermo, ma anche del Talleres, Huràcan e ovviamente della nazionale. In ogni club dove ho giocato,gli comprò la divisa. Giocano un po’ con me nel campo, e quando mi alleno, loro rimangono a bordo campo tranquillissimi. Sono un amore”. PASTORE: “CHE MERAVIGLIA LA CUCINA SICILIANA” “Qui tutto è buono. La pasta è buonissima. Mangio le lasagne, spaghetti, di tutto e ogni giorno metto una salsa diversa. Per non parlare delle arancine che sono una sorta di timballi di riso, una cosa tipica di qua. Ma mi mantengo sempre magro non so come faccio ma ci riesco”. PASTORE: “STAVO ANDANDO DA UNA MAGA” “Penso sempre a quello che mi è successo, da come sono passato dalla cattiva sorte alla fortuna di oggi. Quando soffrivo per non giocare, i miei compagni mi volevano portare a vedere una maga. Per fortuna ho trovato l’appoggio della mia famiglia e di Marcelo Simonian, il mio procuratore. Non mi ha mai abbandonato in un hotel, finché non mi ha portato fuori ogni giorno, vivevo con la sua famiglia, mi sentivo protetto. Oggi mi costa molto credere tutto quello che mi sta succedendo. Aver avuto un anno così incredibile, realmente mi viene difficile crederlo”.

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