FOCUS Palermo, Zamparini ai saluti: l’era dell’imprenditore che portò i rosa nell’Olimpo del calcio

FOCUS Palermo, Zamparini ai saluti: l’era dell’imprenditore che portò i rosa nell’Olimpo del calcio

Ripercorriamo i sedici anni di gestione Zamparini, l’imprenditore venuto dal Nord che ha riportato il Palermo nel calcio che conta

Di Giulia Anello

Era il 21 luglio del 2002 quando l’imprenditore friulano Maurizio Zamparini,  ai tempi patron del Venezia, acquistò il Palermo Calcio. Il rapporto di Zamparini con i lagunari si era ormai del tutto deteriorato e, dopo alcune voci che lo volevano vicino all’acquisto del Genoa, colse al volo la proposta di un desideroso Franco Sensi, allora presidente della Roma e proprietario del Palermo, di cedere il club rosanero.

Tanti i ricordi legati a questi anni: il memorabile salto dalla Serie B alla Serie A nell’indimenticabile cavalcata nella stagione 2003-2004, dopo ben 31 anni di assenza, trascinata dal bomber Luca Toni. Nello stesso anno la squadra, guidata da Francesco Guidolin, guadagna, per la prima volta nella sua storia, la qualificazione alla Coppa Uefa (che oggi si chiama Europa League), traguardo ottenuto anche nelle due stagioni successive, e non solo. Nella stagione 2009-2010, sotto la guida di Delio Rossi il Palermo torna, infatti, a centrare l’obiettivo europeo e batte diversi record. Da lì in poi, quasi dieci anni consecutivi di massima serie, la storica finale di Coppa Italia nella stagione 2010-2011 poi persa contro l’Inter tra le mura di uno stadio “Olimpico”, a Roma, incredibilmente colorato di rosanero, e la sfiorata qualificazione alla Champions League.

Anni in cui, lo stadio “Renzo Barbera”, calcato da grandi campioni, dai piedi sopraffini di Lamberto Zauli ed Edison Cavani alla fantasia di Fabrizio Miccoli e Javier Pastore fino alle incredibili doti di Paulo Dybala e il violino di Alberto Gilardino, divenne un vero e proprio fortino: davanti al suo pubblico, il Palermo non sbagliava un colpo. Il tifo, il calore, e il supporto dei tifosi diventava un tutt’uno con la squadra, trasformandosi in quell’agguerrito dodicesimo uomo in campo, che riusciva ad intimorire anche gli avversari più temibili, come contro la Juventus e quel gol di Franco Brienza che fece crollare il “Barbera” e che negli anni successivi consacrò i rosa come “bestia nera” delle zebre.

Per non parlare degli anni d’oro del settore giovanile, con il Palermo Primavera protagonista sempre in campionato e al Viareggio, che nel 2009, sotto la guida di mister Pergolizzi, conquistò il suo primo e unico scudetto di categoria.

Piano piano, però, qualcosa iniziò a cambiare e i successi cominciarono a tramutarsi in sconfitte e delusioni. Zamparini confermò la sua fama di ‘mangiallenatori‘, in una stagione disastrosa, segnata da 5 cambi in panchina, una retrocessione e l’inferno della cadetteria.

Pronta e immediata la risalita in A sotto la guida di Beppe Iachini, corso al capezzale della squadra dopo l’avvio stentato di Gennaro Gattuso: così i rosanero conquistano la loro prima “Coppa Ali della Vittoria“. Quello con Iachini, però, sarà uno dei rapporti più burrascosi tenuti dal patron rosanero con i suoi allenatori. Da qui’, un vai e vieni infinito di tecnici, da Ballardini a De Zerbi fino al mai dimenticato Eugenio Corini e il poco incisivo Bruno Tedino, recentemente sostituito da Roberto Stellone.

Nel frattempo, la tifoseria insoddisfatta della gestione societaria, assiste inerme ad una nuova amara retrocessione in Serie B, e sprofonda in un tremendo stato di delusione che porta ad un doloroso disinnamoramento, che da allora non si è più placato. Tra manifestazioni e contestazioni inizia, dunque, una lunga guerra tra Zamparini e i suoi tifosi, che di gara in gara, abbandonano gli spalti del “Barbera”, lasciando lo stadio triste e desolato.

La situazione peggiora quando il Palermo si trova costretto a lottare sia in campo che in tribunale, a seguito di un’indagine che porta a galla situazioni debitorie pesanti, e spinge la Procura di Palermo a presentare un’istanza di fallimento, che come un fulmine a ciel sereno destabilizza l’apparente equilibrio della piazza, per poi venire respinto.

A Palermo, dunque, l’aria è sempre più tesa e irrespirabile, e il patron friulano, ormai stanco da queste vicende, sente la necessità di defilarsi definitivamente dal mondo del calcio. Da qui prende il via una telenovela infinita, iniziata con l’ormai nota trattativa con gli imprenditori arabi, proseguita con l’accordo con l’ex iena Paul Baccaglini, e arricchita dall’uscita di scena dell’uomo d’affari italo-americano Raffaello Follieri. Tra questi, di mezzo ci sono trattative con cinesi, russi, americani, palermitani di cui molti in cerca solo di visibilità.

Oggi la svolta. Nella serata di ieri, venerdì 30 novembre 2018, è stato, infatti, sottoscritto davanti ad un notaio il passaggio di proprietà del 100% delle quote del Palermo Calcio ad una azienda londinese, la cui identità resta top secret, almeno per il momento.

Il club rosanero, dunque, è stato ufficialmente venduto. La prossima settimana è previsto l’incontro tra i nuovi acquirenti, la squadra e l’intera città.

 

 

 

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